Studente di Lettere presso l'università di Genova, si occupa della sezione Cinema del Prosperous Network. Appassionato (ovviamente) della settima arte, ma anche di musica e letteratura. Tra l'aria condizionata e il Papa, sceglie l'aria condizionata

Live from Milan

Il clima è quello delle serate particolari. Sono le 19.30 spaccate e a Milano, dove nel primo pomeriggio splende il sole, inizia ad affacciarsi qualche nuvola. Davanti al Teatro Nuovo si forma una coda esorbitante, infinita, che attraversa tutta Piazza San Babila. Un passante anziano, curioso, si avvicina ad alcune persone in attesa di ritirare i biglietti: “ma per cosa è questa coda?” chiede. “Per vedere Louis CK”. “Chi!?”

La piccola sala del teatro (appena 1100 posti) si riempie abbastanza in fretta. Dentro ci sono molti dei volti noti della scena standup comedy italiana, come Francesco De Carlo, Edoardo Ferrario, Daniele Tinti e Luca Ravenna, pronti a osservare, studiare e godersi quello che è –o forse era- un punto di riferimento assoluto della comicità mondiale. Oltre a loro in platea sono seduti, tra gli altri, Maccio Capatonda, Fabio Volo e Rocco Tanica, che, al suo ingresso, è accolto da un applauso piuttosto timoroso. Con il passare dei minuti la tensione diventa palpabile. Il sesto senso degli spettatori si attiva e riconosce nell’ambiente circostante un fremito collettivo, una reazione irrazionale che è diretta conseguenza della surrealtà della situazione. Nonostante tutto quello che è successo intorno alla sua figura, l’emozione intorno ad un artista del suo calibro resta forte. Nessuno, un anno prima, avrebbe pensato di poter vedere live CK.

Ed invece le luci si spengono. Una voce fuori campo, che parla inglese con un posticcio accento italiano, annuncia l’inizio della serata e si diverte ad inventare eventi prossimi nella programmazione del teatro. Dopo aver ottenuto le prime risate senza nemmeno uscire sul palco, Louis si smaschera: “I’m sorry, it’s me”.

Lo Show

A seguire di una solidissima apertura di tre comici newyorkesi, Louis CK prende in mano le redini dello spettacolo. Appena arriva sul palcoscenico, dopo che gli applausi e gli urli cessano, il comico di Boston apre la sua ora di standup affrontando il gigantesco elefante nella stanza: la questione delle molestie.

Sapendo benissimo che non può fare a meno di parlarne, decide di farlo subito e (così pare) con sincerità. Per gli spettatori è un sollievo e, trovandosi di fronte un fuoriclasse della disciplina, fonte di un umorismo sempre sul filo del rasoio, sempre in bilico tra lecito e non lecito. La differenza con il resto del materiale è però lampante: la comic persona di CK si è sempre presentata come la versione peggiore dell’essere umano dietro di essa, dipingendosi continuamente come un pessimo padre, un pessimo amante, un pessimo cittadino e così via. Gli istinti più bassi e oscuri dell’uomo sono recepiti come esilaranti nella misura in cui restano, secondo una sorta di accordo implicito tra performer e pubblico, le confidenze di un comico sul palcoscenico.

Tutto il celebre pezzo Of Course…But Maybe si basa su questo principio: Louis si mette a nudo raccontando le pulsioni peggiori che sono sotterrate dentro di sé. Questo meccanismo salta nel racconto della questione molestie semplicemente perché è noto a tutti quello che è successo. Il confine tra jokes e realtà si confonde e CK rischia (ma non può farne a meno) addentrandosi in un territorio pericoloso, dove, in circostanze meno accondiscendenti, potrebbe saltare totalmente il rapporto empatico tra lui e gli spettatori. Ma, come detto, la prima, gigantesca prova è superata brillantemente.

Da quel momento la serata scorre ritmata, Louis racconta delle sue avventure a Parigi, degli scherzi estremi fatti alla sorella e di come la nozione di polite language contemporanea sia una sciocchezza. Il livello della performance è chiaramente eccezionale e i suoi tanti anni di mestiere riescono a far passare inosservato qualche lieve intoppo negli ultimi venti minuti di spettacolo. Alla fine, dopo una standing ovation, Louis ritorna sul palco dove, dopo poco, ammette candidamente di non avere più materiale pronto e chiede al pubblico di fargli qualche domanda. Viene interrogato sulla sua infanzia in Messico, sull’uscita improbabile di I Love You, Daddy  (il film girato due anni fa e mai distribuito) e, con un riferimento al suo ultimo speciale su Netflix, se abbia finalmente visto la fine di Magic Mike.

Louis risponde divertito e, dopo più di un’ora, saluta un pubblico che lo accolto in modo calorosissimo. Farà ancora due show questa sera, per poi partire verso la Polonia. Alla domanda “will you ever come back?” risponde “Fuck, I’m here right now”.

Of course, un suo ritorno in Italia sembra tanto difficile quanto improbabile…but maybe.