Studente presso la facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze, scrittore per il Prosperous Network. Fra fumetti, tecnologia e libri mi appassiono alla politica nostrana.

Obiettivo quasi raggiunto…

Ormai ci siamo. A breve andremo al voto e finalmente potrà partire la nuova legislatura. Abbiamo vissuto una campagna elettorale a detta di molti imbarazzante per la qualità delle tematiche affrontate, e proprio per questo tiriamo un sospiro di sollievo. Al tempo stesso permane però un sentimento d’angoscia, come se queste elezioni ci trasmettessero un senso di totale insicurezza. È vero: con l’assetto tripolare molto probabilmente nessuno prevarrà, ma da qui a dire che si tratterà delle “elezioni più incerte della nostra storia”, come sono definite nello spot in onda attualmente su Sky Tg 24, con tutta la carica drammatica che ne deriva, ci corre davvero un bel po’. Non lo si intenda come un attacco a Sky, perchè sono tutti i mass media e tutti i politici a travestire questo momento di transizione in un momento di pericolo per la salute del sistema partitico ed economico italiani. Si assiste a scenari apocalittici, ritraenti un’Italia senza governo il 5 di marzo, ma dovremmo davvero stupirci?

Non si muore per “carenza di governo”.

Capiamoci subito: non avere per qualche settimana un governo in carica non sarà un dramma, anzi, è nella natura delle cose, visto che il sistema elettorale -unitamente alle caratteristiche del sistema partitico- non prevede la nascita di una maggioranza assoluta dalle urne, salvo clamorose sorprese. Un sistema con una forte componente proporzionale e almeno tripolare come l’attuale ha nel proprio DNA la possibilità che debba passare un momento anche lungo di consultazioni e trattative fra partiti prima di arrivare a qualcosa di concreto. Quindi ci sveglieremo il 5 marzo nell’incertezza? Sì, ma sbagliamo a chiamarla “incertezza”: si tratta invece del certo e scontato esito dovuto ad un sistema con tali caratteristiche.

Ma quale inciucio?

Qualche tempo dopo le elezioni finalmente avremo un governo, un governo che probabilmente ci farà gridare all’inciucio. Non c’è niente di più sbagliato da fare, perché chi parla di “inciucio” non ha capito come funziona un sistema parlamentare tutt’altro che bipartitico e con una legge elettorale in cui la componente maggioritaria risulta essere ininfluente. Ma non è nemmeno colpa dell’ignoranza del cittadino: per anni infatti siamo stati abituati dai politici della “Seconda Repubblica” alla retorica dell’inciucio, raccontandoci che gli accordi partitici per creare un governo durante la “Prima Repubblica” (anni ’50-1992) fossero qualcosa di scandaloso. Era facile dirlo dall’alto di un sistema fortemente maggioritario (o comunque con un determinante premio di maggioranza) e con due sole coalizioni di grandi dimensioni, come accaduto fra il 1996 ed il 2011!

Questione di ingovernabilità…

Lo spauracchio dell’ingovernabilità non è invece un’invenzione dei media o chissà cos’altro: effettivamente le forze politiche potrebbero non trovare la convergenza su nessun governo pur lavorando per crearne uno, questo però non dovrà accendere negli animi un sentimento da fine del mondo imminente come accaduto nel recente passato. L’ingovernabilità, o meglio l’assenza di una maggioranza forte e chiara, chiamiamola così, può essere considerata un’ipotesi plausibile e da mettere in conto. Auspicabile? Dal mio personale punto di vista no, no e poi ancora no, ma nemmeno un dramma se si accetta il funzionamento del sistema vigente. Di fronte all’ingovernabilità la risposta sarà ciò che erroneamente chiamiamo “inciucio”, e se nemmeno questo funzionasse allora si tornerebbe tranquillamente alle elezioni, ipotesi piuttosto remota anche se caldeggiata un po’ da tutti, probabilmente per motivazioni di credibilità elettorale.

Vittoria mutilata!

Sarà anche ora di smetterla con la storia dei vincitori che vengono defraudati dal Presidente della Repubblica. In una situazione come questa (potremmo parlarne anche in riferimento alle elezioni 2013) essere primo partito e primo gruppo parlamentare è un tassello importante ma non determinante per poter formare un governo. È nella natura di questo genere di sistema parlamentare: se “A” prende il 28% non è detto che l’incarico sia dato a lui, perché per esempio “B”, “C”, “D” ed “E” potrebbero essere disposti ad accordarsi rispettivamente col 10%, 12%, 15% e 18% (totale: 55%). Tutto questo toglie libertà ai cittadini? Beh certo che no, visto che il governo non nasce dalle elezioni popolari, che servono ad eleggere solo le forze in parlamento, ma dalle consultazioni del Presidente della Repubblica con le varie forze politiche. Sono le basi dette e ridette 600 volte ma, come dicevano i latini, repetita iuvant

Il Presidente-dittatore

Attaccare il Presidente della Repubblica non è mai andato così di moda come negli ultimi anni, ne abbiamo già parlato tanto tempo fa. Senza troppi peli sulla lingua lo si dipinge come un dittatore che ha in mano le sorti del sistema politico. Questo sentimento può essere lontanamente “compreso” per via del fatto che è effettivamente lui che dà l’incarico di formare un governo, ma ciò non significa che ciò che decide diventi legge: il governo designato dovrà passare il voto di fiducia del Parlamento, ed è anche un altro motivo per cui “A” non potrebbe governare da solo col 28%. In un sistema che non prevede la fiducia esplicita all’inizio del mandato avremmo la possibilità di far nascere anche esecutivi “di minoranza” e avremmo un Presidente molto più autonomo nelle scelte, cosa che accade in diversi stati democratici, ma così non è.

Capire non significa gradire!

Queste qua sopra sono alcune direttive per metabolizzare al meglio tutto quello che accadrà dopo il 4 marzo secondo le ipotesi più realistiche, senza tirare in ballo allarmismi o tesi frutto dell’ignoranza. Questo significa che un sistema del genere ci piace? No! A ognuno può piacere o non piacere, capirne il funzionamento non significa necessariamente apprezzarlo. Per questo vorrei esser chiaro: non apprezzo un sistema che sfavorisce l’assetto maggioritario in favore di accordi partitici anche molto “larghi”. Questo però non mi porterà a dire che si vive  in un sistema che non rispetta i cittadini, che prende in giro gli elettori e così via, perché non è la verità. E un’altra legislatura all’insegna dell’ignoranza e di racconti dell’irrealtà non sarà sopportabile.

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