Nata a Gubbio, ora studentessa di Scienze Politiche presso l’Università degli studi di Perugia.
Amo la fotografia, i libri, la musica e la politica.
Una ne faccio, cento ne penso.

Il braccio di ferro tra Generalitat catalana e Governo spagnolo sembra aver ormai raggiunto il culmine, dopo un climax ascendente di scontri, provvedimenti e arresti.
Ultima fra tutti la fuga del Presidente catalano Carles Puidgemont in Belgio e l’applicazione del famigerato articolo 155 da parte del Premier Mariano Rajoy.
Ma andiamo con ordine, cercando di ricostruire in ordine cronologico i fatti salienti della questione indipendentista catalana.

I PRECEDENTI

2014: l’ex presidente catalano Artur Mas indice un referendum consultivo “informale”. Votò il 36% degli aventi diritto e vinse il SI.
Il voto fu dichiarato illegittimo dal Tribunale Costituzionale spagnolo.

2015: le elezioni in Catalogna vengono vinte dalla coalizione indipendentista Junts pel sì. Carles Puidgemont diventa Presidente e Oriol Junqueras il suo vice.

IL 2017

6 settembre: la coalizione di governo catalana approva due leggi per lo svolgimento di un nuovo referendum sull’indipendenza.
Il Tribunale Costituzionale le sospende dopo 24h e ordina alle forze dell’ordine di sequestrare il materiale per il voto.

20 settembre: i primi arresti di 14 persone legate al referendum.

21 settembre: grande manifestazione indipendentista per le strade di Barcellona.

IL VOTO DEL 1° OTTOBRE

Vince il sì con il 90%, ma vota solo il 41% degli aventi diritto. Il referendum, dichiarato illegale dal Governo spagnolo, è stato caratterizzato tra scontri tra votanti e forze dell’ordine (Polizia spagnola, Guardia Civil e Mossos d’Esquadra). Oltre 844 i feriti.
La polizia avrebbe effettuato cariche ed irruzioni in alcuni seggi della capitale catalana, chiudendone 400 e sequestrando molte urne.

PERCHE’ IL VOTO ERA ILLEGALE (SECONDO LA SPAGNA)

• La Costituzione spagnola impone che tali referendum possano essere indetti solo dal governo nazionale
• Le due leggi di settembre sono state sospese dal Tribunale Costituzionale, oltre ad essere state approvate senza la maggioranza dei due terzi richiesta per la modifica dello Statuto

LE CONSEGUENZE

10 ottobre: discorso al Parlamento catalano. Puidgemont presenta il risultato vittorioso del referendum, ma sospende la dichiarazione d’indipendenza per “permettere il dialogo con Madrid”
In contemporanea si svolge una grande manifestazione unionista contro la secessione.

18 ottobre: Rajoy lancia l’ultimatum. Elezioni e “ripristino della legalità” in Catalogna oppure verrà attivato l’articolo 155 della Costituzione spagnola.

21 ottobre: di fronte alle resistenze di Puidgemont, il Premier spagnolo Rajoy avvia le procedure per l’applicazione dell’art.155.

COSA DICE L’ARTICOLO 155?

Ecco il testo del primo comma:
“Qualora una Comunità Autonoma non dovesse ottemperare agli obblighi importi dalla Costituzione o dalle altre leggi, oppure si comporti in modo tale da attentare agli interessi generali della Spagna, il Governo, previa richiesta al Presidenza della Comunità Autonoma o con l’approvazione della maggioranza assoluta del Senato, potrà prendere le misure necessarie per obbligarla all’adempimento forzato dei suddetti obblighi o per la protezione dei suddetti interessi.”

Insomma questo articolo permetterebbe al Governo di ritirare i poteri del Govern catalano, sostituirne il Presidente, indire elezioni e, secondo alcune interpretazioni, anche sciogliere il Parlamento.

LA DICHIARAZIONE, GLI ARRESTI, LA FUGA

27 ottobre: il Parlamento catalano dichiara l’indipendenza con 72 voti favorevoli, 10 contrari e 2 schede bianche.
In serata la risposta di Rajoy: il Senato spagnolo approva l’applicazione dell’art.155. Sciolto il Parlamento catalano, destituiti Puidgemont e il suo esecutivo, convocate elezioni nella Comunità Autonoma per il giorno 21 dicembre.
Inoltre, è Rajoy che assume la presidenza temporanea della Catalogna.

28 ottobre: rimosso Trapero, capo dei Mossos (polizia catalana)

30 ottobre: il Procuratore Generale spagnolo chiede incriminazione dell’ex-leader catalano per ribellione e sedizione, accuse per i quali rischia fino ai 30 anni di carcere.
Intanto, Puidgemont si rifugia a Bruxelles

31 ottobre: Puidgemont non si presenta di fronte a giudici spagnoli, affermando che “resterà a Bruxelles per lavorare in sicurezza” ma “non chiederà asilo politico”.
La Corte Costituzionale cancella la dichiarazione d’indipendenza

2 novembre: arrestati 8 ex ministri catalani, tra cui il vicepresidente Junqueras

3 novembre: emesso mandato d’arresto europeo anche per Puidgemont e i 4 consiglieri che si trovano con lui in Belgio. Con questo atto, la giustizia spagnola potrebbe chiederne l’estradizione alla procura federale di Bruxelles. L’ex-presidente, appresa dal suo legale la notizia, si dice “pronto a candidarsi dall’estero per le elezioni del 21 dicembre”

5 novembre: un giudice belga dispone la libertà condizionata per Puidgemont e gli altri 4 ex- membri del Governo catalano. Dovranno rimanere a Bruxelles in attesa dell’udienza al tribunale di primo grado belga che si terrà il 17 novembre.

 

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