Laureato in Studi politici presso Cesare Alfieri di Firenze, attualmente Studente magistrale di Strategie della Comunicazione Pubblica e Politica presso l'Università di Firenze. Appassionato di politica, storia e giornalismo. Attualmente membro della redazione di Radioattiva.


Chi tra i nostri attuali politici è definibile come un garantista?

Nel senso più puro del termine, ovviamente, quindi non come un garantista sempliciotto. Aspettate, cerco di aiutarvi con la risposta: nessuno.

Che cosa si intende con il termine “garantismo”?

Riprendendo la definizione dell’enciclopedia Treccani: “Dottrina politica e correlativo movimento d’opinione che si sono sviluppati nel corso dell’Ottocento liberale in favore del necessario rispetto dei diritti individuali e delle garanzie costituzionali poste a loro tutela contro le interferenze e gli eccessi dei pubblici poteri. Il termine ha anche assunto il significato più ristretto di richiamo a una maggiore osservanza delle garanzie giuridiche nello svolgimento delle indagini e dei processi penali, al fine di tutelare adeguatamente il diritto di difesa e di libertà dell’imputato in ogni stato e grado del procedimento”.

Leonardo Sciascia odiava il termine garantismo per riferirsi al rispetto dello Stato di diritto. La riteneva una parola sgraziata, come tutti gli “ismi”.

Fino a qualche anno fa, alla parola garantismo, veniva associato un solo nome: Enzo Tortora. Il processo e l’incarcerazione a Tortora rappresentano il clou del circolo mediatico giudiziario – poi definito “circo” – che per anni ha rovinato e continua a rovinare il senso di giustizia nel nostro paese. 

Come diceva Massimo Bordin, grande giornalista, ex direttore di Radio Radicale nonché allievo della cultura di Sciascia: “In Italia, storicamente, il garantismo liberale non è mai appartenuto alla sinistra”, storicamente molto più incline a metodi giustizialisti, almeno in Italia.

Tornando però ad oggi, risulta veramente difficile trovare qualcuno che rappresenti – nel paese di Beccaria– una cultura lontana dalla alla giustizia sommaria.

Il partito con la maggioranza in Parlamento- il M5S– è, fin dalla sua nascita, un immenso calderone di populisti indignati, pronti a mettere alla gogna pubblica la casta ritenuta corrotta e mafiosa. il M5S ha condotta una cultura dell’attacco politico fondata sull’avviso di garanzia e la custodia cautelare. Condivisa in modo preoccupante da buona parte della Società civile.

A questa cultura giacobina della giustizia, foraggiata da molti giornalisti, intellettuali e magistrati che trovano i propri riferimenti in Travaglio, Di Pietro, Davigo…. si aggiunge il garantismo sommario del centrodestra.

Berlusconi si presentò come l’alfiere della rivoluzione liberale e difensore di un garantismo che lo avvicinava al leader radicale Marco Pannella. Peccato che la promessa di una buona giustizia da parte del Cavaliere, si trasformò in una visione esclusivamente personalista, tesa a giudicare sommariamente l’avversario. Nella storia politica-giudiziaria di Berlusconi, possiamo vedere che il pensiero garantista è stato applicato per lo più nei processi a suo carico.

Salvini e Meloni si sono più volte autoproclamati difensori di un garantismo giudiziario. Ma così come il Cav, la loro “buona giustizia” è soltanto di facciata. Per capirne il senso basta vedere i momenti in cui Salvini si è fatto portavoce della cultura garantista, ossia durante le accuse ricevute dai PM per sequestro di persona quando sedeva al Viminale. Mentre sono state molte le situazioni dove la cultura garantista è stata schiacciata dal classico giudizio di pancia. Ultimamente lo abbiamo visto nel caso dei mafiosi scarcerati nel momento tragico dell’emergenza Covid-19, oppure nei confronti dell’ex terrorista Cesare Battisti.

Unico baluardo garantista in FDI sembra essere il fondatore e Coordinatore Guido Crosetto, anche se ancora mi domando come mai non prenda posizione in merito ai giudizi sommari della sua Presidente.

Il PD sembra seguire il proprio tornaconto: con un cocktail di giustizialismo gradito agli amici grillini e un pizzico di garantismo di facciata tanto caro all’arzillo Renzi. Qui ritorna la citazione di Bordin riportata in precedenza.

Anche su Renzi ne potrei dire molte. Bersagliato da Travaglio fin da quando giocava a calcetto a Scandicci, alfiere di un modo di veder la giustizia opposto al duo M5S+Fatto Quotidiano, ha avuto la storica occasione di mandare a casa con un voto di sfiducia il -per adesso- più pericoloso Guardasigilli (Bonafede) della storia repubblicana, ma ha preferito rimanere al potere. Troppo rischioso andare alle urne con il 2% nei sondaggi.

Quindi chi rimane? Forse qualche buon vecchio Radicale, molti dei quali confluiti politicamente in +Europa e Azione. Qualcuno che ancora ricorda gli insegnamenti di Beccaria, Sciascia, Bordin, Mellini e Tortora. Ma in un paese dove la cultura e l’etica crollano, dove finiremo?

<< Ma c’è un diritto fondamentale, su cui si fondano tutti gli altri: è il diritto all’inviolabilità e alla libertà dell’essere umano. È un diritto tutelato dal Diritto, e il gioco di minuscole e maiuscole non richiede altre spiegazioni. Sappiamo per statistica dei mille di noi – tre al giorno – ogni anno incarcerati da innocenti. Sappiamo dalle rilevazioni periodiche del numero debordante, in paragone alle medie europee, di donne e uomini reclusi in attesa di giudizio, quindi innocenti secondo la Costituzione, la legge fondamentale su cui abbiamo scelto di edificare la nostra democrazia, e quotidianamente tradita in un silenzio rotto da poche e flebili voci. Chi si ostina a protestare viene chiamato garantista con un accento di disprezzo culminato nella scellerata dichiarazione del responsabile giustizia del Pd (santo cielo), che ha parlato di giustizialismo e garantismo come di opposti estremismi. Ma se il Diritto continua a passare per un trastullo da signorini, nessun altro diritto – all’istruzione, alle cure, al lavoro – sarà mai all’altezza della nostra ambizione di chiamarci Stato di diritto e democrazia liberale.>> (Mattia Feltri, La violenza di Stato, Huffpost)