Laureato in Studi politici presso Cesare Alfieri di Firenze, attualmente Studente magistrale di Strategie della Comunicazione Pubblica e Politica presso l'Università di Firenze. Appassionato di politica, storia e giornalismo.


L’Ecologia e la salvaguardia dell’ambiente sono e devono essere tra i temi dominanti del presente e del nostro prossimo futuro. Negli ultimi due anni, il tema ambientale è tornato nell’agenda politica ed economica di molti attori sociali, grazie soprattutto al personaggio di Greta Thunberg.

Molti dei gruppi di difesa ambientale (Fridays For Future, Extinction Rebellion ecc..), opponendosi nettamente alle politiche di gestione dell’ecosistema delle destre populiste mondiali, si collocano ideologicamente in quell’area politica (la Sinistra) che, oggi, “sembra” porre nella propria agenda la questione ambiente.

Ma è stata davvero la “cultura di Sinistra” a sviluppare la questione ecologica? Oppure è un termine laico che trova casa anche a Destra?

Se con “Destra” facciamo riferimento ai partiti della tradizione ideologica “conservatrice”, allora la tutela dell’ambiente appartiene più ad un partito conservatore che ad un partito progressista.

“Forse la battaglia simbolo dai cui nacque l’ambientalismo fu quella condotta da John Muir contro la diga nella valle di Hetch Hetchy, che doveva portare acqua potabile a San Francisco. Quella famosa battaglia, peraltro persa (oggi la diga è all’interno del parco nazionale di Yosemite) è un po’ il simbolo della volontà di conservazione, di preservazione per le generazioni future. Una battaglia contro lo sviluppo costi quello che costi, quello sviluppo che stiamo vivendo oggi”. (F. Balocco, Ambientalismo tra destra e sinistra, il Fatto Quotidiano).

È proprio sul tema dell’ecologia che è possibile tracciare una linea di demarcazione tra la destra populista – negazionista – e la destra conservatrice (anche se qui dovremmo considerare separatamente la destra industrialista).

Come sottolinea Marco Tarchi nel saggio “Molte destre, nessuna destra?” (pubblicato sul numero 62 di “Trasgressioni”), i punti chiave di un partito ambientalista conservatore sono: “la protezione della diversità dell’ecosistema, contro la monocultura omogeneizzante planetaria; la credenza nell’esistenza di leggi di natura invalicabile e l’accettazione della nozione di limite; la valorizzazione del rapporto con i luoghi e il paesaggio, contro la riduzione della natura a strumento di profitto”.

Come possiamo notare in molti scritti, l’ambientalismo è un tema molto caro a Destra. Una Destra che però, fino ad oggi, non è riuscita a dimostrare questa affezione. Quindi possiamo dire che il tema rimane caro ad una Destra teorica, ritrovabile anche negli scritti di Prezzolini.

“Oggi la libertà ha avvelenato acqua, aria, terra. Gli uomini si accorgono di aver fatto uno sbaglio: si è data troppa libertà alla fabbrica, alla macchina, al lusso. Tutti parlano di ecologia. Che cosa ci insegna questa grossa parolona? che l’uomo ha superato le proprie misure e che vive in un mondo che non gli è più adatto. Bisogna che l’uomo torni dentro al suo metro, entro i suoi confini” (G. Prezzolini, Il Manifesto dei conservatori)

E nella cultura di Sinistra?

Come scrisse l’esperto ambientalista Alfredo De Girolamo: “il tema ambientale non ha mai realmente trovato una casa nella Sinistra riformista italiana”. Tutti ne parlano, ma nessuno agisce.

Questa assenza programmatica è dovuta ad un’estraneità genetica all’ambientalismo delle principali voci della storia politica italiana (Dc e Pci in primis). Forse per timore che il “catastrofismo”, spesso associato ai temi ambientali, potesse costituire un segnale negativo per gli elettori, specie negli anni di crisi economica.

“La cosa importante per la sinistra riformista è declinare un ambientalismo moderno, progressista, scientifico ed orientato all’innovazione. Distinguendosi dall’ambientalismo del rifiuto, della paura, del pregiudizio, dei facili capri espiatori” (Alfredo De Girolamo)

Oggi la torta ambientalista è un piatto elettoralmente prelibato, ma difficile da approcciare. La “destra” attuale non sembra interessata a correre ala mangiatoia, quindi rimangono fuori il Partito Democratico, il M5S e i piccoli partiti riformisti.

Ovviamente, in un prossimo futuro, chi e se riuscirà a fare propri i temi ambientalisti, avrà sicuramente un’impennata elettorale. Basta guardare il successo dei Verdi nel resto d’Europa (recentemente nelle municipali francesi), con un elettorato diviso – per la maggior parte – tra i giovani e la generazione Y.

Il partito Verde italiano – oggi con percentuali che vanno dal 2 al 3% – è una forza troppo debole e inefficace per proporre questi temi.  Molti vedono il Pd come la forza deputata a prendere le redini dell’ecologismo italiano, non solo per il bene del pianeta, ma per dare una “cenciata” alla destra negazionista. Succederà? Difficile da dirsi. Guardando alle dichiarazioni dei personaggi di spicco, la questione ambientale sembra un tema clou. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo la strategia dell’opossum