Studente presso la facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze, scrittore per il Prosperous Network. Fra fumetti, tecnologia e libri mi appassiono alla politica nostrana.

 

Viviamo giorni in cui il clima sociale – ancora più che il clima politico – si fa terribile. È innegabile il fatto che la collettività stia vivendo momenti di grande tensione e che ci siano politici che ci giocano sopra. Possiamo dipingere Matteo Salvini come un criminale ma certamente questo significherebbe solo andare a grattare in maniera colorita la punta dell’iceberg senza osservare cosa ci sia davvero sotto. Matteo Salvini è un pericolo per la democrazia, dice qualcuno. L’affermazione è estrema ma rispecchia bene un fatto, ovvero che la società è spaccata fra chi idolatra il leader con grande entusiasmo e chi lo rifiuta con grande terrore, e questo è sicuramente indice di un personaggio promotore di messaggi divisivi se non addirittura violenti. Non ci vogliono tanti ragionamenti per constatare ciò. Ma Matteo Salvini è una goccia in un mare, una goccia bella grossa, sì, in un mare vasto e complesso di cui dovremmo davvero allarmarci.

Il dato di fatto.

Prima di incappare in difensori strenui dell’attuale Ministro dell’Interno occorre specificare un fatto: non sempre ci troviamo di fronte a fatti opinabili. Affermare che una certa cosa è un dato di fatto non significa fare i “professoroni” contro la destra. Esistono concetti che si possono conoscere (se ci interessa davvero conoscerli), che non dovrebbero essere messi in discussione se non di fronte ad una prova contraria, ed altri fatti che invece rientrano nell’opinabilità e possono essere oggetto di una discussione, fatta di differenti opinioni e vedute.
Affermare che oggi esista un’invasione da parte di popolazioni straniere, un progetto per non far riprodurre gli italiani, corrisponde semplicemente a falsità. Non è possibile cercare di opinare (almeno non senza prove concrete): ciò che è falso è falso, mentre ciò che è vero è vero. E si noti bene, ciò che è falso è falso perché si hanno delle solide basi conoscitive e cognitive con cui motivare tale falsità, non perché lo decido io. E allo stesso modo anche ciò che è vero è vero perché si hanno solide basi per dimostrarlo. Un dato di fatto è un dato di fatto, si basa su dati chiari. Un’opinione è un’opinione. E dove esiste un dato di fatto non può esistere allo stesso tempo un’opinione. Nell’epoca dei social ciò che manca è l’umiltà di ammettere di non sapere.
Salvini sta mettendo sapientemente le mani in pasta a questo vulnus della nostra società. Ma è forse il solo?

Salvini contro tutti.

Giusto per rispondere alla domanda di cui sopra: No, Salvini non è il solo a marciare sopra alla semplicità (per non dire ignoranza) delle persone, è un po’ il gioco di tutti i politici, da sempre. Tuttavia è un esempio talmente lampante da risultare diverso dagli altri, specialmente ad una fetta di elettori avvezza a ben altro registro di discussione. Risulta diverso per il contenuto dei messaggi, per lo stile brusco, per la parlata violenta, per la presenza costante dell’intimidazione.
Qualcuno definisce tale stile “Cattivismo”. Ma se un pazzo si sveglia la mattina e inizia a gridare che il sole gira attorno alla terra non troverà un gruppo di seguaci così, automaticamente. O almeno non un gruppo di seguaci così largo.
Allo stesso modo è andata con Salvini, che per arrivare dove è arrivato ha avuto bisogno di una società pronta a consacrarlo, altrimenti sarebbe stato solo un fuoco di paglia. E chi ha stuzzicato tale società a tal punto da far “esplodere” la bolla dell’intolleranza per poi incoronarne sovrano Matteo Salvini ?

L’iceberg.

Se Salvini è la punta, il corpo dell’iceberg è sicuramente il nostro sistema d’informazione, con la compartecipazione del mondo dei social e delle fazioni politiche avverse che, come ho già sostenuto altre volte, non hanno lavorato ad una vera alternativa concettuale e tutt’ora continuano a non farlo. Ma l’attenzione deve fermarsi adesso sul sistema d’informazione, in particolar modo su quello televisivo, che non dovrebbe nemmeno essere definito sistema “d’informazione”, ma solo di intrattenimento, visto il livello dei contenuti. Ciò che chiamiamo “informazione” è spesso anticamera della falsità, non tanto perché vengano raccontati fatti falsi in sé, quanto perché lo spazio che viene concesso a certe notizie piuttosto che ad altre, a certi temi piuttosto che ad altri, porta gli spettatori a credere a realtà false.

Si fa l’esempio degli omicidi e dei crimini, tema principale di gran parte dei notiziari, che per gli Italiani sono in costante crescita mentre in realtà sono in continuo calo. Avevamo già affrontato questa tematica lo scorso anno, quasi anticipando i tempi, ed in quell’articolo potrete trovare dati interessanti. Insomma, si è intessuta una tela non tanto fatta di falsità, ma di verità cucite assieme fino a formare un quadro tutt’altro che veritiero. È grazie a questo lavoro certosino – e ad una società sempre più vessata da ferite che non si rimarginano – che l’intolleranza e l’ignoranza hanno fatto breccia.

Reati in calo 2014/17, Corriere della Sera, Istat.

Altro fattore da considerare solo le orecchie di chi ascolta. Mi spiego meglio: gli spettatori recepiscono la realtà e la rielaborano in maniera più o meno razionale, e proprio in tale sede si riscontra un enorme problema – comprovato –  specialmente in Italia: tante persone elaborano assunti generali sulla realtà a partire da esperienze dirette, del tipo “sotto casa ci son dei giovani spacciatori ergo i giovani di oggi sono tutti spacciatori”. Niente di più sbagliato, non si tratta affatto di un ragionamento razionale.

Credo che un meccanismo simile possa ricondursi a ciò che accade ascoltando le notizie in TV (o leggendole sui social), e mi riferisco alla mancanza di contestualizzazione. Le informazioni sul piccolo schermo spesso non vengono minimamente contestualizzate e pertanto l’ascoltatore non le contestualizza, tipo: “Sono arrivati 500 migranti su un barcone ergo ci stanno invadendo”, senza porsi domande basilari tipo: “ma quanti ne arrivano in un anno?” o ancora “quant’è il peso del numero dei migranti sulla popolazione italiana?”. Altro esempio: “Ascolto spesso notizie in merito a delitti ergo oggi la gente non fa che uccidersi tra di sé, viviamo in un mondo pericoloso”, senza chiedersi se davvero vi siano più omicidi del passato ma soprattutto senza rendersi conto che in un Paese da 60 milioni di abitanti qualche omicidio è “””normale”””.

Insomma, le notizie non sono date col giusto criterio, perché vengono emesse sulla base dell’audience, audience che in Italia è tradizionalmente affezionata alla cronaca nera e, in generale, alle notizie più crude, che poco informano (qual è l’utilità di sapere che tal dei tali ha assassinato pinco pallino?), e che spesso creano emergenze che tali non sono. Su alcune di queste marcia l’attuale Ministro dell’Interno, ma su altre hanno marciato in passato altri politici, al netto del clima sociale sprigionato.
Dunque chi è il vero responsabile del clima d’odio di questi mesi? È forse Matteo Salvini? Oppure è un sistema d’informazione che ha nutrito con pane e rabbia ad una collettività assolutamente non in grado di rielaborare certe “notizie”? Se davvero come si dice siamo in una situazione di pericolo per la democrazia, intesa non in senso prettamente istituzionale, allora, al di là dell’esagerazione, questo pericolo ha due grandi genitori: il sistema d’informazione e l’ignoranza stessa degli Italiani.

Questo modello d’informazione costituisce un vero pericolo per la società italiana, un pericolo che qualcuno avrebbe dovuto contrastare tempo addietro, possibile solo se questo sistema malato non avesse fatto comodo un po’ a tutti a fasi alterne. Un meccanismo malato che inizia però a mandare davvero in necrosi la società.

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