Studente presso la facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze, scrittore per il Prosperous Network. Fra fumetti, calcio, libri di storia e palestra, la mia vera fissa, mi appassiono alla politica nostrana.

Furti, pestaggi, crimini, stupri, violenze, rapimenti, omicidi: la nostra vita è costellata giorno dopo giorno da tutta una serie di scelleratezze simili, siamo entrati ormai in una spirale di criminalità e comportamenti umanamente deviati. L’umanità sta perdendo il controllo? La società è forse malata? La percezione comune è che si stia sempre più smarrendo il senno, e da una parte la cosa è assolutamente comprensibile: le notizie a tinte macabre della cronaca nera ci accompagnano pedissequamente nel nostro cammino quotidiano.

La domanda che mi porgo sorge spontanea: è l’umanità ad essere davvero deviata oppure è deviata la nostra percezione di essa? Siamo sicuri di avere di fronte agli occhi una rappresentazione veritiera della realtà?
La nostra società di certo ha delle storture, così come tutte le società che hanno popolato la terra nel corso dei millenni, ma forse qualche considerazione sul lungo periodo dal punto di vista storico aiuterebbe a capire meglio se effettivamente l’essere umano si sia incattivito oppure se si sia invece evoluto in tal senso.
Al di là di ciò, in questa sede cercheremo di ragionare in merito alla percezione dei mali della nostra società, discernendo ciò che sembra da ciò che è.

A| La televisione
La percezione della nostra società passa per forza di cose attraverso la qualità dell’informazione televisiva. È chiarissimo come lo strumento d’intrattenimento casalingo per eccellenza influisca sul modo di pensare delle persone, e per questo è molto importante che sia sfruttato, specialmente per quanto riguarda l’emittente pubblico, per informare in maniera corretta. Il potere della televisione è devastante poiché come ben sappiamo si impone a degli spettatori passivi, non tanto perché il pubblico in sé sia stupido, ma proprio per la natura stessa dello strumento televisivo: la persona immagazzina informazioni spesso senza filtrarle e rielaborarle. Il telespettatore è il bebè che mangia l’omogeneizzato senza farsi problemi di cosa ci sia dentro, basta ingurgitare.

In questo scenario si insinua un meccanismo abbastanza scontato: la televisione dà ai consumatori ciò che i consumatori vogliono, noncuranti delle ripercussioni sociali. E gli Italiani non sono mai sazi di criminalità: lo evidenzia bene l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Europeo della Sicurezza, riassunto nei punti cardine anche in questo articolo, che riporta come lo spazio dato alle notizie riguardo la criminalità nei telegiornali italiani superi di gran lunga lo spazio riservato dalle emittenti di altri paesi europei. La constatazione che ci si trovi di fronte ad un vizio da debellare è dato dal contrasto fra i dati positivi riportati dall’ISTAT in merito alla diminuzione di furti ed omicidi nel 2017 e la percezione comune che invece tali fenomeni stiano aumentando vertiginosamente. C’è un forte sentimento di insicurezza per le strade delle città italiane, nonostante i dati riportino una situazione abbastanza ridente rispetto al resto di molte città europee. È brutto generalizzare, ma lo spettatore italiano è galvanizzato dall’orrido ed al tempo stesso ne subisce gli effetti dannosi. Questo articolo del sociologo Ilvo Diamanti, risalente al 2010, delinea un quadro chiaro e forse oggi ancor più negativo: gli Italiani sono innamorati delle notizie di cronaca nera, dei misteri alla “Chi l’ha visto?”, dei salotti dove si discute dell’ultimo efferato omicidio… tutti show che ottengono risultati di share estremamente alti. Un episodio a cui lo stesso articolo fa riferimento, a sottolineare l’esasperato interesse della tv e del pubblico verso certi temi, è il ritrovamento in diretta del corpo di Sarah Scazzi a “Chi l’ha visto?” del 6 ottobre 2010, in una serata infausta durante la quale la madre della vittima presente in studio è venuta a conoscenza della morte di Sarah assieme ad altri 4 milioni di spettatori.

Frame tratto dalla puntata di “Chi l’ha visto?” del 6 ottobre 2010, definita da alcuni “l’anno zero della cronaca nera”

Si è creato un circolo vizioso e l’offerta tv si è allineata sempre di più alla domanda di mercato, ovviamente ad allinearsi non sono stati solo questo tipo di spettacoli ma, appunto, anche i telegiornali, RAI compresa.
n.b.: maggiori dati numerici in chiave comparata sono presenti nei link proposti. Non mi sono dilungato oltre per motivi di spazio e per poter riportare questa riflessione nella sua totalità.

B| Immigrazione
Non occorre un genio per capirlo: l’immigrazione è un altro di quegli argomenti inflazionati della TV (per dati aggiornati rifarsi ancora allo studio e alla tabella proposti nel primo paragrafo, inoltre qui troviamo una serie di dati sullo spazio riservato al problema immigrazione dal TG1 al confronto con gli altri notiziari europei risalente al 2011). Il problema della gestione dell’immigrazione è un tema che non trova terreno fertile solo nel gioco a colpi di share in televisione, ma anche e soprattutto nel dibattito politico. Questo argomento è infatti un cavallo di battaglia di molti partiti politici, spesso utilizzato in chiave negativa evidenziando la dicotomia italiani/stranieri. Che esista un problema relativo alla gestione dei migranti è fuori da ogni dubbio, che si sia davanti ad una sostituzione etnica è invece molto opinabile. Il clima che si è venuto a creare per via di questa dialettica (permettetemi, molto becera) è quasi surreale, dato che di fronte al dato attendibile dell’ISTAT o del ministero di turno in merito all’andamento dei flussi migratori vi è sempre una folla inferocita che grida alla notizia truccata. Il clima è così infame che il governo Gentiloni si è trovato costretto ad abbandonare a sè stesso, almeno per adesso, il progetto dello Ius Soli attenuato e dello Ius Culturae, poco importa se il problema immigrazione non abbia alcun rapporto di causa/effetto con questo provvedimento: ormai la gente si beve di tutto. Ovviamente questo discorso è assai legato alle fake news, l’argomento del prossimo paragrafo.

C| Fake News
Senza stare troppo a dilungarmi su cose banali, sappiamo bene quale presa abbiano le fake news sulla popolazione, e di notizie false in merito alla criminalità e all’immigrazione ne circolano a bizzeffe. Ovviamente questi sono solo alcuni dei risvolti del cattivo uso delle nuove tecnologie, potremmo parlare, ad esempio, dell’influenza che esse potrebbero aver avuto sulle elezioni di vari paesi; il mercato delle fake news è estremamente florido e frutta parecchi soldi, e sembra che anche alcuni governi abbiamo compreso l’efficacia di tale strumento a proprio vantaggio. Il dato terrificante, come riporta Termometro Politico, è che in Italia la condivisione di “bufale” non si arresti neanche fra i giovani utenti: a differenza di quanto si potrebbe pensare quasi il 25% dei giovani laureati non individua facilmente una notizia falsa, ed il tasso si alza andando ad allargare il campo ai titoli di studio inferiori. 

D| Il terrorismo
La ciliegina sulla torta in questa offuscata situazione è ovviamente l’entrata a gamba tesa del terrorismo nelle case degli Italiani, che ha certamente influito nella percezione della sicurezza nelle proprie vite. Lo si è visto ad esempio in seguito ai fatti di Piazza San Carlo a Torino: la psicosi può essere letale e condiziona il nostro modo di pensare; nel cervello tutto viene ricollegato a situazioni di pericolo e criminalità e questo non permette certo di concepire la società come vivibile. Nonostante questo, la paura del terrorismo rimane più alta nei paesi colpiti direttamente e ancora gli Italiani mantengono un certo grado di sicurezza, tant’è che secondo i dati raccolti, fra lo scorso inverno e questa estate si sono contate molte rinunce a viaggiare all’estero, senza però registrare contrazioni nel turismo interno, specie quello balneare. Questo non significa che il terrorismo non costituisca un grande elemento ansiogeno per la società italiana: rifacendosi ancora allo studio proposto all’inizio dell’articolo, gli attacchi terroristici si posizionerebbero come quarta fra le voci più preoccupanti per gli Italiani, dopo “la distruzione dell’ambiente e della natura”, “l’inquinamento”, “la sicurezza dei cibi che mangiamo”. Il fattore terrorismo produce anche un ulteriore motivo di preoccupazione per gli Italiani, nonostante l’assenza (fin’ora) di attacchi terroristici sul suolo del Bel Paese, ovvero l’inefficacia degli organi di pubblica sicurezza e dei servizi segreti.

Conclusioni

L’umanità è malata? Probabilmente la condizione di degrado sociale di cui l’Italiano medio è convinto, tanto da sentirsi spinto talvolta a non uscire la sera per evitare di avere brutte esperienze con stranieri stupratori è un tantino esagerata. Eppure anch’io, scrivendo questo articolo, ogni tanto sentivo dentro di me come una sensazione di inquietudine: “forse siamo davvero tutti in constante pericolo” pensavo, memore di tutte quelle notizie che leggo ogni giorno. Bisogna rendersi conto, dunque, di dove finisca l’informazione e cominci la cattiva informazione, e battersi a livello politico affinché il circolo vizioso del gusto dell’orrido abbia una regolamentazione, ne va della stabilità sociale del Paese. Ovviamente, ne abbiamo fatto cenno nel paragrafo sulle fake news, non va scordato di occuparsi anche di coloro che non solo informano male, ma che disinformano: sono due concetti assai diversi. Poniamoci un’ultima questione:
siamo sicuri che conoscere ogni singola disgrazia a sfondo violento voglia dire essere informati? Siamo sicuri che limitare questa tipologia di notizie significherebbe necessariamente andare contro alla libertà di informazione?

Mi hanno fatto riflettere l’indignazione espressa qualche tempo fa da Rosario Fiorello, uomo di tv ma anche voce fuori dal coro. Con queste ci salutiamo:

“Basta cronaca nera in tv a tutte le ore del giorno con schizzi di sangue e collegamenti dalle case dell’orrore. Di questi casi si occupino i tg e la magistratura e non i rotocalchi. […] Io non sono nessuno e lavoro in tv quando ne ho l’opportunità. Non voglio criticare il lavoro degli altri o le scelte editoriali delle reti, ma vorrei porre uno spunto di riflessione. E’ possibile intervenire ed eliminare una volta per tutte questi casi dai rotocalchi? Nel pomeriggio una volta si faceva gossip, si sorrideva di Briatore o della Tatangelo… Parlate di libri, parlate di storia. Non potete ammorbare il pubblico per ore con dettagli di cronaca nera.
Davanti alla tv ci sono anche i bambini… Mia mamma e gli anziani come lei sono terrorizzati”

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