Studente presso la facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze, scrittore per il Prosperous Network. Fra fumetti, calcio, libri di storia e palestra, la mia vera fissa, mi appassiono alla politica nostrana.

Impazziscono in questi giorni sulle principali testate indiscrezioni secondo cui ci sarebbero stati svariati contatti fra la Lega Nord ed il Movimento 5 Stelle. Pronta la smentita dei grillini, ribattendo aspramente a Repubblica che come ricorderete ha per prima riportato la vicenda. Si tratta di una notizia che tuttavia non dovrebbe destare chissà quale clamore, dato che i punti di contatto fra i due partiti sono numerosi; sostanzialmente quei pochi punti fermi del programma pentastellato risultano sempre più convergere verso il partito di Salvini. Già in passato quando sul nostro sito si è parlato di un simile avvicinamento si erano avuti dei commenti increduli, dunque è giunto il momento di entrare nel dettaglio e spiegare perché i grillini potrebbero montare presto sul carroccio.   

Chiaramente prima di tutto c’è da specificare che un accordo si fa quando entrambe le parti possono trarre vantaggio dalla cosa. Chiediamoci dunque cosa i due partiti potrebbero ottenere qualora prendesse forma questo genere di alleanza.

Ad entrambi servono partner per raggiungere scopi diversi, o meglio tappare falle diverse; sappiamo bene che Salvini non riesca ad avere grande presa al Sud, occorrerebbe a questo proposito un alleato che permetta di ampliare il proprio “serbatoio” facendo fare il salto di qualità alla Lega. Il Movimento 5 Stelle alle legislative può garantire un bacino d’utenza ampio nel Mezzogiorno, a differenza di quanto accade alle amministrative, come abbiamo sottolineato in questo precedente articolo; al tempo stesso ai grillini occorrono i numeri per superare di misura il PD, sempre ammesso che il reale obiettivo del Movimento sia quello di massimizzare i propri voti; la Lega può garantire presenza massiccia al Nord ed anche esperienza nelle amministrazioni locali, cosa che non dispiacerebbe ai 5 Stelle.
Chiaramente in politica non è conveniente sbandierare un matrimonio fra diavolo ed acqua santa, ma come dicevamo siamo sicuri che questo non sia il caso.

PLATEA DI ELETTORI
I due tipi di pubblico a cui puntano i Lega e 5 Stelle non sono poi così dissimili, dato che entrambi cercano di “rubare” elettorato ai principali partiti facendo leva su tematiche che, come vedremo meglio più avanti, tendono a generare malcontento; possiamo osservare come entrambi gli elettorati siano attirati da una dialettica che si fa via via più estrema per raccogliere il voto dei delusi. Entrambi i partiti cercano di far presa su un’indistinta fascia di popolazione, che si tratti di giovani, di anziani, di appartenenti alla classe alta oppure di operai ed impiegati: ricercano una trasversalità che soprattutto i 5 Stelle hanno raggiunto, e che invece la Lega fatica un po’ a trovare.

DIALETTICA
Gli stilemi utilizzati per comunicare da parte dei grillini e dei leghisti sono molto simili poiché caratterizzati da tre caratteristiche basilari comuni:

  • Il linguaggio di chiusura
  • La tematica del popolo
  • Lo screditamento delle istituzioni

Inutile negare infatti che ci sia da parte di entrambe le formazioni un atteggiamento di chiusura verso l’esterno, verso l’Europa, verso lo straniero, in favore invece di una rinnovata dialettica della Nazione, con caratteri sicuramente più decisi nei leghisti ma ben presenti anche fra le fila di Grillo. Il popolo è posto al centro della discussione proponendo una netta contrapposizione fra di esso (un concetto di “popolo” tra l’altro non ben definito) ed i “politici”, i “disonesti”, i “ladri”, coloro che non permettono ai cittadini di andare a votare. Nella dialettica rientra anche un comune disprezzo verso le istituzioni politiche del Paese, a maggior ragione se provenienti dal PD, chiari responsabili – gli unici tra l’altro – delle condizioni di questa nostra Italia.

IL RITORNO ALLA “VERA” DEMOCRAZIA
Un tema molto caro ad entrambi i partiti è l’incessante richiesta di un ritorno ad una democrazia diretta che gli Italiani avrebbero perso negli ultimi anni. Nonostante il fatto che un’analisi politologica seria potrebbe sottolineare che la democrazia diretta non sia un qualcosa di appartenente al nostro tempo e che non c’è stata alcuna perdita di strumenti democratici da parte dei cittadini Italiani, dobbiamo rassegnarci al fatto che la politica attiva non segua le regole dell’oggettività. Talune parti, come quelle grilline e leghiste, puntano più di altre a parlare alla “pancia” della gente facendo credere di avere a che fare con abusi di potere, che il governo debba essere necessariamente eletto dal popolo e tante altre belle questioni su cui sorvolerò. Ciò che ci interessa è che questo stesso genere di approcci, strategicamente lodevoli, hanno il medesimo risultato di esasperare la richiesta di strumenti democratici in mano al popolo, tuttavia laddove la Lega si limita a chiedere elezioni anticipate “con qualsiasi legge elettorale, ci basta andare a votare”, il Movimento 5 Stelle si spinge oltre mettendo in tavola esempi lampanti di democrazia diretta e telematica, si veda la piattaforma Rousseau. Non voglio trattare in questa sede la qualità di tali strumenti democratici.

POLITICA ECONOMICA
Dal punto di vista economico Lega Nord e Movimento 5 Stelle non hanno le idee molto chiare, o meglio, incentrano le loro proposte quasi esclusivamente sul tema dell’uscita dall’Euro, che al di là di ciò che se ne pensi rimane un’idea abbastanza vaga. Il Movimento 5 Stelle dal canto suo può contare anche su una proposta più concreta come quella del reddito di cittadinanza, tematica attorno alla quale viene fatto molto chiasso ma che, c’è da dire, nella pratica è riassunta in una proposta di legge che è di per sé qualcosa di sicuramente più realistico rispetto alla proposta di ritorno alla Lira. Il fatto che per ovvie ragioni in questa legislatura la proposta non andrà in porto è tutta un’altra questione.

POLITICHE SOCIALI
Un tema spinoso e comune è quello dell’accoglienza dei migranti, affrontato con totale mancanza di peli sulla lingua da Salvini, con toni più neutri dai pentastellati. Anche in questo caso, comunque, viene proposta una politica di chiusura e rifiuto, senza offrire soluzioni praticabili (in particolar modo la Lega), a testimonianza del fatto che ancora una volta il principale obiettivo sia quello di parlare alla pancia della gente, ora facendo leva su un serio problema sociale come quello dell’integrazione, ora sulle vicende del terrorismo. C’è da sottolineare però che in questo caso la linea grillina non sia nettamente demarcata. Nel caso della Lega si potrebbe addirittura sottolineare come invece alcune esternazioni siano palesemente a sfondo discriminatorio, cosa a cui il M5S arriva molto meno volentieri.

POLITICA ESTERA
Si è introdotto il tema dell’Unione Europea quando si passava in rassegna la politica economica, e già quello faceva percepire l’atteggiamento di entrambi i partiti nei confronti dell’UE. Si propone una politica di ritorno alla sovranità nazionale e monetaria accompagnate da una dialettica assai critica nei confronti delle istituzioni di Bruxelles. Un quadro ancora più dettagliato viene dato osservando il rapporto di leghisti e grillini nei confronti delle grandi potenze mondiali, in particolar modo la Russia e gli Stati Uniti. Tendenzialmente si guarda con fascino sia a Putin che a Trump, quest’ultimo in particolar modo per via dei toni utilizzati in campagna elettorale e per la politica sui migranti; Putin è visto come l’uomo del pugno duro contro la criminalità ed il terrorismo oltre che contro quelle fazioni sociali poco simpatiche soprattutto all’elettorato della Lega Nord. C’è da dire che anche qui il Movimento 5 Stelle continui a mantenere delle tinte molto più neutre rispetto a Salvini, che invece si sbilancia in maniera sempre molto estrema. In frangenti come questo la politica dei grillini è più un giro di valzer che qualcosa di chiaramente definito, basti osservare la vicenda del mancato passaggio del gruppo parlamentare europeo del Movimento dall’ALDE ad EFDD e ritorno, cioè il fallito tentativo di passare da un gruppo euroscettico come quello di Farage ad un gruppo liberale ed estremamente europeista come quello di Verhofstadt.

NON LEGHIAMOCI!
Queste sono solo alcune delle motivazioni per cui Movimento 5 Stelle e Lega Nord potrebbero trovare davvero una convergenza senza dover per forza gridare alla fantapolitica. Ma le difficoltà che comporterebbe tale alleanza non sono poche e rispetto a questo bisogna un po’ riflettere. Una decisione del genere non sarebbe presa a cuor leggero da nessuno dei due partiti. Salvini deve in particolar modo tenere a bada quell’elettorato che si riconosce nella virata ancor più a destra della Lega: questi individui tendono a leggere i grillini per lo più come portatori di idee di estrema sinistra; allo stesso tempo il neo segretario deve star attento a non perdere di vista nemmeno quella nicchia di elettorato di lungo corso del Nord Italia, il quale probabilmente non vedrebbe di buon occhio tale convergenza.

Tuttavia come sappiamo la Lega ha idee molto più ferree e nitide rispetto al Movimento 5 Stelle, dunque forse potrebbe risultare anche semplice sotto un certo aspetto far digerire la cosa agli elettori leghisti, portando all’attenzione quei punti cardine condivisi di cui abbiamo parlato. Proprio per la sua natura poco definita invece i 5 Stelle troverebbero in questo più difficoltà. Essi di solito non amano sbilanciarsi troppo a destra o a sinistra, o meglio, hanno caratteristiche estreme ma trasversali, anche alquanto indefinite, volte a catturare tutte quelle anime deluse dalla dicotomia dx-sx, proponendo politiche di protesta piuttosto che di proposta. In realtà più che di trasversalità si potrebbe parlare di confusione: questo emerge tante volte, ad esempio quando Luigi Di Maio a Porta a Porta dichiara di star mandando avanti le eredità di Berlinguer, di Almirante e della DC. Proprio per questo è difficile determinare la collocazione ideologica del Movimento, “né di destra né di sinistra”, ed allearsi con un partito dichiaratamente di estrema destra porterebbe forse a dover rivedere le fondamenta della propria base elettorale. Un ulteriore elemento da aggiungere è sicuramente il fatto che la vocazione anti-establishment del partito di Grillo non possa che cozzare col fatto che la Lega sia stata per anni partito di governo (cosa di cui lo stesso Salvini sembra volersi dimenticare…). Siamo proprio sicuri che queste difficoltà possano essere sorvolate grazie all’accomunante odio verso il Partito Democratico di Renzi? Lo scopriremo molto presto.

di Stefano Ciapini  

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