Nata a Gubbio, ora studentessa di Scienze Politiche presso l’Università degli studi di Perugia.
Amo la fotografia, i libri, la musica e la politica.
Una ne faccio, cento ne penso.

Si sono chiuse ieri quelle che, secondo molti, sono state le elezioni presidenziali francesi più incerte e combattute di sempre, con pochi punti percentuali a separare i quattro candidati più votati.

Saranno Emmanuel Macron (23,86%) e Marine Le Pen (21,43%) a sfidarsi al secondo turno. Subito dopo troviamo il candidato repubblicano Fillon al 19,94% e quello di estrema sinistra Mélenchon al 19,62%. Flop annunciato per il candidato del Partito Socialista di Hollande, Benoît Hamon, che supera di poco la soglia del 6%. (Fonte: Ministero dell’Interno Francese http://www.interieur.gouv.fr/ )

Elezioni dominate anche da una tensione senza precedenti per l’altissima allerta terrorismo, arrivata ai massimi livelli dopo la sparatoria sugli Champs-Elysées a soli tre giorni prima del voto.

Ben 11 candidati si sono scontrati al primo turno, ma le preferenze si sono concentrati fin da subito su 5 di loro, che pure è un numero inedito nella storia delle elezioni francesi.

Fino ad ora, infatti, il sistema politico d’oltralpe ha mantenuto sostanzialmente un bipolarismo tra i due partiti storici: Socialisti e Repubblicani. Con le profonde modifiche che hanno caratterizzato tutta la politica Europea, questi due grandi partiti si sono visti strappare larghi consensi dagli altri tre candidati “anomali”: Macron, l’indipendente, Marine LePen, candidata di estrema destra e Mélenchon, la vera sorpresa degli ultimi giorni, rappresentante della sinistra radicale.

I due più votati si sono dunque aggiudicati il passaggio al secondo turno, che si terrà il 7 maggio. La legge elettorale francese, infatti, ha uno strumento che assicurerà comunque al Paese una maggioranza forte e un Presidente legittimato dalla maggioranza assoluta dei votanti: il ballottaggio. È prassi, fra i francesi, votare “col cuore” al primo turno, per poi tornare coi piedi per terra con il “voto utile” del secondo. Un ottimo paracadute contro un voto dettato soltanto dall’emozione.

Ma chi sono Emmanuel Macron e Marine Le Pen?

I DUE OUTSIDER CHE CE L’HANNO FATTA

Mai come ora appare evidente la crisi dei partiti storici, che non sono più capaci di coinvolgere l’elettorato con idee nuove. Di questo, Macron si era reso conto già un anno fa, quando fondò il suo movimento politico “En Marche!”, staccandosi dal Partito Socialista.

Giovane, carismatico, determinato, Macron non è tuttavia così inesperto come si crede: dopo un incarico in una delle più importanti banche francesi, la Rothschild & Cie Banque, diventa ministro dell’economia del governo Valls (2014-2016), per poi dimettersi vista la sua decisione di correre per l’Eliseo.

La definizione di “centrista”, che molti gli affibbiano, a lui sta stretta. «Andare oltre la destra e la sinistra» ha detto, «Non bisogna essere l’uno o l’altro, bisogna essere francesi». Con queste parole ha saputo attrarre a sé quell’elettorato sì deluso dalle vecchie ideologie, ma anche spaventato dalla retorica eccessivamente violenta della LePen.

Il suo è un programma da molti definito vago, ma che si articola attorno a dei punti chiave che sono chiari: diminuire spesa pubblica e tasse sulle imprese, aumentare le competenze dell’Unione Europea e snellire la burocrazia.

Dall’altra parte troviamo Marine Le Pen, essenza stessa dell’anti-sistema, esponente del partito di estrema destra Front National. Neanche la Le Pen è esattamente un volto nuovo: dopo aver esautorato dal partito suo padre Jean-Marie, dalle posizioni troppo estreme, si presenta alle scorse elezioni, dove riporta un discreto 17,60%.

La sua costante crescita nei sondaggi ha allarmato non poco l’opinione pubblica Europea, date le sue posizioni: sostenitrice di un mercato più chiuso e protezionista, con maggiori tasse per l’importazione; maggiori controlli alle frontiere ed espulsione immediata degli irregolari. Ma ciò che spaventa di più è il suo essere favorevole all’uscita della Francia dall’UE e persino dalla NATO.

I candidati moderati sono corsi subito ai ripari: Fillon e Hamon hanno dichiarato il loro sostegno a Macron già dai primi exit poll. Mélenchon ha lasciato invece libertà di voto, forse perché appoggiare l’uno o l’altra avrebbe significato tradire i suoi valori e di conseguenza perdere consensi in vista delle legislative di giugno.

Un sondaggio condotto da Ipsos vede Macron favorito con il 62% dei voti contro il 38% della LePen.