Studente presso la facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze, scrittore per il Prosperous Network. Fra fumetti, calcio, libri di storia e palestra, la mia vera fissa, mi appassiono alla politica nostrana.

Anche se il titolo richiama atmosfere fiabesche, in realtà quest’oggi parlerò di una situazione nella quale siamo tutti più o meno calati. Caro lettore, non ti scandalizzare, sto per mettere a nudo l’ipocrisia e la furbizia di gran parte dei commercianti italiani e fra questi potresti rientrare anche te. Sappiamo benissimo quale sia la situazione italiana sul fronte dell’evasione fiscale, si tratta di una piaga estrema che tutti, e dico tutti, giornalmente lamentano, ma di questi nessuno in fin dei conti riesce a far fronte con la realtà. Quando si parla di evasione, infatti, i più si rifugiano nella spiegazione che siano i grandi evasori a gravare veramente sui conti statali e sulla comunità; è vero? È falso? Bisognerebbe chiedersi in che misura siamo abituati e quindi quanto giustifichiamo la “piccola” evasione fiscale. Per riflettere su questo ho deciso di fare un piccolo gioco, una sorta di ricerca personale, nell’arco di una settimana o poco meno redigerò un diario dove annotare tutte le birichinate dei piccoli evasori con cui avrò a che fare. È vero, mi si dirà che estendere un così ristretto numero di casi ad una considerazione che abbracci tutta la penisola è sbagliato, ma lasciatemi andare avanti in questa che in fin dei conti vuol essere solo una riflessione personale.

Mercoledì, 1 febbraio 2017
I giorni come questo per un universitario sono molto intensi: sveglia la mattina presto per affrontare un esame, utilizzo dei mezzi pubblici, pranzo fuori ed orario di rientro a casa non ben definito. Fortunatamente il meteo mi ha voluto bene, non si è rivelata una giornata troppo spiacevole. La prima considerazione da fare per ciò che mi è successo oggi riguarda proprio l’autobus, utilizzo infatti il servizio di una compagnia il cui controllo dei biglietti è scarsissimo se non assente. Vi assicuro che si tratta di una situazione eccezionale, così come eccezionali sono i passeggeri che ormai il biglietto non lo fanno proprio più. In varia misura questa è una piaga nazionale. Per onestà intellettuale però posso solo riportare il fatto di cui sono stato diretto testimone, di un passeggero che si è palesato in mancanza di biglietto in maniera abbastanza maldestra, durante il viaggio di ritorno. Egli infatti voleva scendere dove non si può, dove tale compagnia non svolge servizio urbano, ed è stato proprio lui, pregando l’autista di farlo scendere comunque, ad ammettere di essere salito sul primo bus che si dirigesse verso casa, dunque senza biglietto. “Si tratta di un caso” penserà qualcuno. All’università comunque non mi sono imbattuto in particolari episodi di evasione e si può dire che la mia mattinata sia andata avanti filando liscia come l’olio, mentre nel tragitto a piedi per andare a prendere l’autobus sono passato dentro ad un mercato dove, dando delle rapide occhiate, ho capito che lo scontrino non veniva rilasciato, cosa che di solito ho modo di constatare anche presso altri mercati vicino casa. Non conoscendo la realtà dei venditori ambulanti però ho pensato “sarà così che funziona per loro”. In realtà ho appena scoperto che essi devono rilasciare lo scontrino come tutti… Se lo avessi saputo avrei approfondito ancora di più le indagini. Il resto della giornata è passata senza intoppi fra l’allenamento in palestra e il rientro a casa in serata. È tutto, ci vediamo domani cari lettori.

Giovedì, 2 febbraio 2017
La mattinata passata stamani è di quelle tipiche del giorno successivo ad un esame, quando non si ha nessun altro appello in vista. Dolce far niente. Nel pomeriggio però le cose sono cambiate, perché sono andato a farmi i capelli dal parrucchiere di fiducia, dove spesso avvengono episodi “furbetti”. Una tantum infatti questo barbiere tenta, anche con successo, di convincere il cliente ad accettare uno scontrino dimezzato, lo chiede come se fosse vantaggioso per entrambi, mettendo taluni nella situazione di dover dire di sì quasi per forza. Oggi non è successo, e per una volta sì, mi avrebbe fatto comodo per la riuscita del diario, sono sincero, tuttavia ho comunque notato una certa indecisione, attimi di silenzio imbarazzante dopo aver già pagato e ricevuto il resto, prima che effettivamente venisse battuto lo scontrino. A buon intenditor poche parole, visti anche gli innumerevoli precedenti. Non c’è stato poi altro oggi, la nullafacenza dello studente post-esame l’ha fatta da padrona. A domani gente!

Venerdì, 3 febbraio 2017 (prime impressioni)
Allora, oggi non è successo assolutamente niente perché io, a parte allenarmi e far baldoria con degli amici, non ho combinato proprio un tubo, perdonatemi. Tuttavia da domani passerò un weekend fuori città e sono molto fiducioso di poter attingere finalmente a della vera materia prima. Non mi dilungo oltre e porto all’attenzione solo alcune prime impressioni: ciò che ho trattato fino ad ora può risultare quasi scarso, può sembrare una serie di episodi casuali abbastanza forzati e che potrebbero anche avere delle attenuanti. Le attenuanti ci possono essere sempre, il passeggero del bus, ad esempio, poteva anche essere un poveraccio o chissà cos’altro, ma bisogna chiedersi alla luce di questo quante altre volte si è potuto assistere a scene come il classico “non faccio il biglietto perché non ne vale la pena, visto che non controlla mai nessuno” e simili. È chiaro, io ho riportato e riporterò nei prossimi giorni casi che potrebbero benissimo avere chissà quale storia dietro di sé che “giustifichi” l’evasione. Il succo però di questa ricerca non è tanto spingervi a trovare una possibile giustificazione a questo o quell’individuo, ma a mettervi nell’ottica di constatare il grandissimo numero di furbetti che si hanno d’intorno, ammesso che voi in primis non lo siate. Le fila del discorso le tirerò poi in fondo, discutendo quanto questi episodi possano influire sulla comunità sommandoli tutti insieme.

Sabato, 4 febbraio 2017
Questa mattina sono partito alla volta di Siena con degli amici, facendo una breve tappa intermedia in quel di Castelfiorentino, fino a lunedì mattina, quando torneremo a casa. Già il pranzo ha portato a galla il suo evasore: dopo aver mangiato un panino al volo molto gustoso presso la nostra prima tappa, arrivati a pagare con molta naturalezza il venditore non ha emesso lo scontrino. La normalità del gesto ti fa quasi pensare che vada tutto bene così. In chi evade non c’è il benché minimo segno di pentimento né di timore nell’effettuare il gesto, c’è piuttosto la sensazione che ciò sia dovuto e normale. Dopo aver passato il pomeriggio a visitare un pochino Siena siamo rientrati al nostro appartamento dove abbiamo mangiato della pasta fatta da noi, e dopo una breve girata la sera, con un vento atroce, siamo tornati di corsa al calduccio. Chissà, forse domani ci sarà un tempo migliore? Le previsioni dicono il contrario…

Domenica, 5 febbraio 2017
Che acquata abbiamo preso! Oggi abbiamo girato per Siena in maniera veramente più approfondita di ieri, ma il tempo non ci ha assistiti per niente. Comunque sia, dopo aver vagato un giorno intero era necessario darsi una sistemata. Potrete capire la nostra fame da lupi arrivati all’ora di cena, così dopo una breve ricerca su internet i nostri occhi si sono posati su un ristorante giapponese molto carino. Ecco, lì si è mangiato proprio come dei re, vi lascio immaginare, ravioli, riso, pesce, roba fritta… e arrivati a pagare la mossa della cassiera è stata da maestri:
-”andava tutto bene?”
-”si, si, benissimo.”
Poi ha preso i soldi, ha calato il resto e si è diretta molto spedita verso i tavoli, come se qualcuno l’avesse chiamata. Geniale. Lo scontrino non l’ho visto nemmeno da lontano.
Sarà bene coricarsi adesso, a domani amici.

Lunedì, 6 febbraio 2017
Oggi abbiamo lasciato Siena per tornare a casa. Non avrei certo pensato di poter trovare così tanti spunti, pensavo piuttosto di non incontrare più altri evasori. Lasciate le nostre stanze a mezzogiorno, ci siamo diretti verso casa fermandoci nuovamente a mangiare ad un certo punto del tragitto, poi ognuno per la sua strada. Il pasto è stato ancora un panino al volo e, udite udite, di nuovo con mossa lesta il paninaro non ha rilasciato lo scontrino. Come se non bastasse, nel tragitto in treno che mi mancava per tornare a casa è passato il controllore, un uomo in questo caso molto (troppo?) misericordioso con certi individui, i quali vedendolo improvvisavano dimenticanze, e addirittura c’è stato chi platealmente pregava da telefono un familiare per farsi mandare una foto del biglietto scordato a casa. A loro lascio il beneficio del dubbio, ma erano veramente tanti, tutti nello stesso vagone. Giunto alla stazione, poi, ecco un altro furbo, che vendendomi un estathè si è stranamente dimenticato la ricevuta. Dimenticato? Ne siamo sicuri?

Riflessione
Ecco, ora vi spiego cosa ho voluto dire con tutto questo resoconto di sei giorni. Viviamo circondati da persone che evadono il fisco con un atteggiamento disinteressato, trasudando noncuranza da tutti i pori. Si noti bene che i posti che ho riportato erano locali apparentemente frequentati da molta gente ed in salute, non bettole che stanno lì lì per chiudere, questo è molto importante. Non c’è, evidentemente, la coscienza in certe persone di star arrecando un danno alla comunità, quanto piuttosto un sentimento di “riscatto” nei confronti dello Stato, il vampiro della questione. Si reagisce ad un ammontare di tasse ed imposte oggettivamente molto alto. Ma la vera domanda da porsi è: si evade in molti perché si è obbligati a pagare tanto, o si è obbligati a pagare tanto perché si evade in molti? Questo andrebbe discusso. Al di là del fatto, poi, che evadere il fisco, per quanto possa sembrare talvolta giustificabile, è comunque un reato. Quel che molti non arrivano a capire è che si tratta di un reato non in quanto non si danno i nostri soldi a “qualcuno, lassù”, ai potenti, ma in quanto tutti questi soldi sono sottratti alla comunità, che potrebbe beneficiare di servizi che così non possono essere garantiti ad un livello opportuno. Chi si lamenta dei servizi forniti probabilmente poi fa parte della branca dei piccoli furbetti che, anche comprensibilmente, pensano che il loro reato sia una goccia in un oceano. Però le gocce di 54 milioni di Italiani (la nostra popolazione adulta) finiscono per confluire tutte in un unico bacino e divengono un mare. Non c’è coscienza comune di questo, c’è solo tanta frustrazione e voglia di addossare tutta la responsabilità dei problemi sui grandi evasori, che hanno il loro immane peso, certo, ma non sono gli unici responsabili. D’altronde quando ogni anno vengono evasi 40 miliardi solo di IVA qualcosa che non torna c’è. Si tratta in questo senso del dato più alto nei paesi dell’Eurozona (QUI il documento della Commissione Europea).

Per far capire ciò che sto dicendo, cioè quanto le piccole azioni contino, voglio proporre un esempio. Una delle cose che spesso vengono vendute senza lo scontrino -mi baso esclusivamente sulla mia esperienza personale- è la tazzina di caffè. Arrotondiamo le cifre e diciamo che ipoteticamente un bar non rilasci lo scontrino per un caffè su dieci, e che ogni tazzina costi 1€ col 20% di imposta. Ora immaginate un bar frequentato moltissimo, magari in centro, dove è facilmente possibile confondere i caffè non dichiarati tra la folla di scontrini rilasciati; è corretto immaginare 300 caffè venduti al giorno? Se un caffè su dieci non è dichiarato, di 300€, 30€ sono incassati senza scaricarne il 20% per un totale, ipoteticamente, di 6€ al giorno evasi da tale bar solo in caffè. È una cifra stupida, ma già in un mese diventano 180€, ed è senza dubbio una somma più sostanziosa. Ora è fondamentale estendere il discorso alle molte altre merci vendute da questo stesso bar, poi ampliare ancor di più il cerchio e pensare a tutti i bar della zona. Continuiamo ad allargarci ancora ai bar di tutta la penisola, e poi a tutti gli altri tipi di esercizi: da questo esempio molto semplicistico si capisce bene come si faccia ad arrivare a 40 miliardi di IVA evasa ogni anno.

L’allenamento che bisogna fare è quello di sforzarsi di rendersi conto delle piccole cose che ci circondano, che sommate diventano un’unica grande realtà; non lo capiamo perché ragioniamo come singoli e non come comunità, altrimenti non saremmo portati a considerare tale fenomeno qualcosa di trascurabile.

Ciò che ho raccontato io, Stefano, si somma a ciò che potreste raccontare voi, lettori, e tutto ciò potrebbe sommarsi a quello che tanti altri potrebbero raccontare, non solo come “vittime” dell’evasione, ma anche come artefici. Forse questa ad oggi è un’utopia, per questo ritengo fermamente che servirebbe una nuova educazione per dare alle future generazioni l’opportunità di comportarsi come una vera comunità cooperante, attraverso una seria disciplina fin dalle elementari per combattere anche i genitori che a casa non compiono questo loro dovere o che addirittura insegnano che evadere sia giusto. Certamente servirebbe anche un’azione da parte di chi controlla affinché il trend possa essere quello di punire molto di più e con pene molto più flessibili, perché è assolutamente innegabile che talvolta a fare le spese dei controlli siano individui che sono stati costretti davvero ad evadere per via delle cattive acque in cui navigano, o per altre brutte faccende.

Ritengo che, al di là dello sforzo che comporterebbe questo riassetto sociale e disciplinare, si tratterebbe di una mossa con incredibili introiti nel lungo periodo per tutta la comunità, soprattutto dal punto di vista economico, dunque si tratta di una mossa vantaggiosa oltre che necessaria. Chiaramente sto facendo politica, non certo un discorso economicamente perfetto, me è perché credo fortemente in tutto questo. Qui, però, urgerebbe una nuova presa di coscienza anche da parte delle persone che effettuano il controllo, e si arriverà a considerare di nuovo che alla base di tutto vi è un solo elemento: l’educazione. Tutto parte da lì. Una comunità che si dica tale si fonda su di essa.

Siamo per eccellenza quelli del “non sarà certo qualche mio spicciolo a cambiare la situazione!”. Più che critica, però, si tratta di autocritica, perché spesso fra questi vi rientra anche il sottoscritto. Non possiamo che vergognarcene e cercare di sradicare questa convinzione.

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