Studente presso la facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze, scrittore per il Prosperous Network. Fra fumetti, calcio, libri di storia e palestra, la mia vera fissa, mi appassiono alla politica nostrana.

È la prima volta che mi addentro in una questione di politica internazionale, e lo faccio presentando una faccenda semisconosciuta. Parlo del Camerun, un paese che dispone di caratteristiche particolarissime, è infatti abitato da una popolazione i cui attributi sono molto vari. Mi servirò di testimonianze dirette per riportare la questione, quindi si tratta veramente di un’occasione unica per conoscere una realtà ignorata. Prima di parlare di cosa stia succedendo oggi in Camerun, però, bisogna riassumere brevemente il suo percorso storico.

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Cartina geografica del Camerun

La regione del Camerun, situata a ridosso del Golfo di Guinea, sulla costa occidentale africana poco sopra l’equatore, è stata a contatto con i coloni europei già dalla fine del quindicesimo secolo, durante l’epoca d’oro delle conquiste spagnole e portoghesi. L’avventura camerunese per i coloni del Portogallo, che avevano per primi messo piede nella zona, si interrompe prematuramente per via della malaria, che costringe la regione a rimanere inospitale fino alla seconda metà del 1800. Dopodiché finalmente i Tedeschi, grazie all’invenzione di farmaci come il chinino, riescono a strutturare delle solide rotte commerciali, senza certo farsi mancare l’utilizzo di metodi coercitivi e di lavoro forzato per affermarsi.

In concomitanza con la Prima Guerra Mondiale, poi, è la volta della colonizzazione anglo-francese, subentrante a quella tedesca, ed è questo l’aspetto che più ci interessa per capire cosa stia succedendo oggigiorno in Camerun. La regione viene spartita in più zone, alcune sotto l’autorità francese, altre sotto quella inglese: si sviluppano lingue, culture ed influenze religiose diverse. L’assetto così posto resta in auge fino a che, dopo il secondo conflitto mondiale, si comincia a parlare di indipendenza. Nel 1960 infatti la Francia rinuncia definitivamente ai propri possedimenti così come gli Inglesi, seppur in maniera più graduale, mantenendo attiva una certa influenza.

Si forma nel giro di qualche mese una realtà federale, caratterizzata dalla presenza di due zone ben distinte, oltre che di altri piccoli territori meno toccati dal dominio europeo; la realtà federale lascerà poi il passo, a causa di colpi di stato ed altre lotte di potere, ad un assetto unitario, che prende il nome di Repubblica Unita del Camerun e poi, dall’84, semplicemente Repubblica del Camerun. Il paese ha avuto una storia economica particolare, poiché, pur vivendo varie dittature, queste non si sono tradotte in politiche anti-occidentali, si è potuto anzi instaurare uno scambio commerciale che ha permesso alla nazione di crescere (ciò non significa che tutto questo benessere si sia riversato sulla popolazione, fidatevi).

Veniamo ad oggi. Sicuramente in pochi avranno sentito parlare del Camerun ultimamente, è normale, poiché l’argomento non rientra nell’interesse delle masse né di gran parte dei giornali, tuttavia qualche notizia è passata in sordina anche da noi. Accade che la Repubblica Presidenziale del Camerun sia teatro di lotte intestine e manifestazioni; si è venuta a creare una vera e propria ribellione degli anglofoni che non si vedono riconosciuti diritti fondamentali rispetto a quanto invece viene concesso alla cittadinanza francofona. Si tratta dunque di una lotta nei confronti dello Stato, guidato da trent’anni dal politico Paul Biya; parliamo comunque di una rivolta che, nonostante stenti a finire, prontamente viene sedata dalle forze dell’ordine. A manifestare sono studenti ed insegnanti in primis, che ritengono sia vitale la capacità di farsi ascoltare dal governo centrale.

Anziché spiegarvi con mie parole la situazione, lascio parlare un amico di laggiù che ho avuto modo di conoscere durante un viaggio scolastico in Camerun, finanziato da Unicoop Firenze (fondazione Il cuore si scioglie), nell’ormai lontano 2014, esperienza di cui porto un ricordo magnifico. Questa è la sua testimonianza, scritta tramite Whatsapp:

26 novembre 2016
“You know Cameroon has two system: English and French. The French are the majority population and so they marginalize us the English people in all aspects. So we, the English people, are tired and want to separate and have our own country different from the French”-

28 novembre 2016
-“I am in school campus now. Students are revolting. There is complete disaster on campus. Police is everywhere.
Students have their own reasons. We pay to see our results. Why?? We pay extra charges before paying our school fees. Why?? The 50.000 presidential grants to every students: where is it?? Our laptopts given by the president: where are they? ……and many others.
They don’t treat us well in school. Lecturers are too harsh towards students. Our school leader (vice chancellor) is a dictator… She didn’t listen to any one’s opinion. We want democracy”-

Poi c’è stata la Coppa d’Africa e il Camerun si è fermato attorno ad un sogno di rivalsa. È normale che un ragazzo che desidera la libertà si fermi con gli occhi sognanti a guardare un aspetto vincente del proprio paese: la nazionale. Fra un discorso e l’altro traspaiono altre sue mille passioni e sogni: ballare, cantare, studiare per poter mettere a frutto la propria vita. Dopo aver vissuto il clima natalizio in maniera un po’ più distesa, ecco che torna a raccontare:

9 gennaio 2017
-“Cameroon is on fire. No school, operation ghost town (no going out of your home)… Remaining indoors”-

Me: “What is happening? So the situation is getting worse?”
[…]

-“Yes! It is worse now. Schools were suppose to resume today but it’s a ‘ghost town’. Nothing functioning well.
Anglophones want a separation from Francophone, to have their own country on their own. Or better still federalism. The president said no manifestation again. So we just continue this way until something is done to favour us”-

13 gennaio 2017
-“Hey there”-

Me: “Heyyyy”
[…]

-“Electricity just went off here, and my phone battery is 15% left only”-

Me: “It’s like the final countdown!”

-“Hahahah still left a little. My country is getting really serious now. Protests this night.”-

Me: “Violent?”

-“Yes”-

La situazione mi è stata spiegata in maniera molto chiara e dettagliata da questo mio amico, che non ho più sentito da quell’ultimo messaggio, dato che non è più acceduto a Whatsapp, né ad altri canali di comunicazione. La questione si è fatta complessa oltre che preoccupante, perché i mezzi d’informazione si interessano poco alla vicenda. Per fortuna a far chiarezza su cosa stia succedendo sono arrivati in salvo alcuni portali di nicchia che si sono occupati nel dettaglio della ribellione, oltre che degli sporadici interventi su blog ospitati dal sito del Corriere e simili.

Come si è visto, si è creato un braccio di ferro fra la minoranza anglofona ed il governo centrale nei confronti di un possibile nuovo assetto statale. A proposito, si è chiarito come mai i contatti via internet si siano interrotti: è stata sospesa la connessione alla rete –già di per sé molto debole– nella zona anglofona. Da parte delle autorità c’è la precisa volontà di mascherare ciò che sta accadendo, ovviamente. Mentre laggiù si manifesta e si rischia la vita, nella zona francofona si intessono nuovi rapporti commerciali e diplomatici; è recente ad esempio la notizia secondo cui il Camerun trovi nell’Italia un partner molto importante dal punto di vista economico.

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Il presidente Sergio Mattarella in visita del Capo di Stato Paul Biya, alla fine dello scorso anno.

La situazione è in realtà molto tesa e l’autorità centrale opera mettendo fuori legge alcune organizzazioni territoriali quali il Consiglio nazionale del Camerun meridionale e il Consorzio della società civile anglofona del Camerun. Le forze dell’ordine hanno sparato in alcuni casi, non esitando nel far fuori almeno due persone (ma questi sono solo i dati trapelati fino a noi). Nonostante questo la tematica non sembra suscitare interesse presso la comunità internazionale, e sicuramente questo non aiuterà a riportare l’equilibrio.

La situazione in Camerun non è tragica solo all’interno, ma soffre di molti attriti anche all’esterno, dovuti agli attacchi del gruppo terroristico nigeriano Boko Haram prima e dell’ISIS poi. Questi blitz si sono consumati in particolar modo fra il 2014 ed il 2015 ed i terroristi hanno potuto ottenere solo una certa influenza in alcune ristrette zone settentrionali. Gli scontri con l’esercito si sono consumati a seguito di invasioni al confine con la Nigeria e a rapimenti di alcuni cittadini camerunesi, fortunatamente i criminali hanno avuto quasi sempre la peggio.
Con l’entrata di Boko Haram all’interno del sedicente
Stato Islamico i conflitti si sono fatti ancor più impegnativi e i Camerunesi si sono visti fornire risorse militari da parte degli Stati Uniti d’America. Si è poi creato un fronte comune fra gli eserciti di Nigeria, Niger, Ciad e Camerun per combattere gli incursori, e sembrerebbe che la situazione si sia abbastanza normalizzata in favore dei paesi della coalizione; i problemi non sono però finiti, perché tutto questo ha generato un ingente flusso migratorio di esuli nigeriani di difficilissima gestione.

Si tratta di una situazione traballante sia all’interno che all’esterno, e sarebbe un errore immane permettere che un paese popolato da una gioventù così rigogliosa venga lasciato a sé stesso, in una tale confusione. I ragazzi e le ragazze del Camerun desiderano la libertà, desiderano la democrazia, lo abbiamo letto dalle parole della nostra giovane fonte, e potremmo aggiungere anche altre frasi molto significative, come queste:

“In Africa, there are a lot of traditions we follow… Females don’t share equally rights with males. These are just beliefs which are well respected. Do you understand what is ‘tradition’? It’s fast dying down, but you know it takes some time. Africans had believed a lot in ‘gods’ and other things, but today it’s not the case. Though everything is not completely wiped out. But it’s much more better.
Do you believe in equality for all? That is black and white people”.-

Me “Sure, I think it’s normal”

-“No, it is not. I met a british guy on facebook who told me he still believes whites are superior over blacks”-

Me: “He is a stupid human”

-“Really. That’s what I told him. I was so mad at him”-

Questa è una gioventù da salvare.

 

Stefano Ciapini

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