Studente di biotecnologie all’Università di Pisa, nato e vissuto a Cagliari fino al 2016. Mancino, da cui il nickname.

Una settimana fa ho ospitato a Pisa un mio amico svizzero, euroscettico, fiero sostenitore della democrazia diretta e fan di Jean-Jacques Rousseau. Nonostante ciò (ma forse proprio in virtù delle nostre divergenze) riusciamo a parlare di politica senza sfoderare la leppa ed il Victorinox, rispettivamente. Come si può immaginare sono nati spunti interessanti e lo spunto che vorrei condividere su questo blog corrisponde a una scoperta che ha ricevuto tutto il mio stupore: in Svizzera si vota per tutto.
Fanno un referendum per ogni cosa e si vota per posta. Il fatto stesso che il voto per posta e, in alcuni Cantoni, il voto per alzata di mano (nelle secolari Landsgemeinde) sopravvivano tutt’ora è un ottimo indice di quanto il popolo elvetico creda nelle proprie istituzioni e nella capacità di giudizio dei propri connazionali. Ciò detto, le mie perplessità si sono rafforzate allo scoprire che i referendum federali stanno al di sopra della costituzione.
Partiamo però da più lontano, dalla nostra Costituzione. Personalmente ho avuto la fortuna di avere, al liceo, un’ottima professoressa di Storia e Filosofia che non solo dava molto peso alla trascuratissima materia “Cittadinanza e Costituzione” ma la affrontava in modo critico e attuale distribuendo moltissimo materiale extra-accademico di cui interviste, articoli e commenti. Uno di questi materiali recava la firma dell’arcinoto, ora più che mai, costituzionalista Gustavo Zagrebelsky.

Famosa è anche la figura da lui disegnata: “La Costituzione è ciò che ci siamo dati da sobri a valere per i momenti in cui saremo ubriachi”.
L’uso del noi, tuttavia, è abbastanza azzardato. Infatti, per quanto la composizione della Costituente fosse stata stabilita in seguito a democratiche elezioni (a scanso di supposti brogli), non si può certo dire che i Padri della Costituzione fossero “il popolo”. Erano, anzi, persone di grande spessore, selezionate e conscie delle meccaniche della politica che riuscirono ad arrivare ad un compromesso di alto valore civile (per usare nuovamente le parole di Zagrebelsky) anziché il prodotto di scarto dei vari interessi di partito. Guardando alla composizione dell’assemblea saltano però all’occhio due assenze notevoli: i monarchici e i fascisti. Perché far notare una cosa così ovvia?

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La Democrazia Cristiana ottenne il 35% dei voti, circa quanto comunisti e socialisti insieme. Il restante 25% fu distribuito tra i partiti minori, incluso il Fronte dell’Uomo Qualunque. Non trova spazio il Partito Nazionale Fascista, già fuorilegge.

Perché questo significa che non tutto il popolo ha potuto esprimersi appieno, salvo credere che il 45,7% della popolazione e tutti gli ex-repubblichini siano scomparsi in una nuvola di vapore dopo il 2 giugno, ma la loro assenza, in effetti, è un bene. Lasciamo da parte i monarchici che, avendo perso al referendum avevano avuto la propria possibilità di esprimersi e pensiamo a tutti i fascisti il cui voto sarebbe andato a ben altre forze politiche. Ebbene quei fascisti erano il popolo ubriaco per difenderci dal quale venne scritta la Costituzione dai sobri Padri costituenti. Ed è esattamente a questo che serve la Carta fondamentale dello Stato, è per questo che il popolo esercita il proprio arbitrio nelle forme e nei limiti della Costituzione: sono le regole del gioco, create per evitare che qualcuno si faccia molto male.
Anche la rappresentatività serve, oltre che per ragioni pratiche, a inserire un filtro tra il volere del popolo e la Legge, perché questa non sia soggetta alle masse armate di torcia e forcone pronte al linciaggio, conservando però il carattere democratico che non solo permette al Potere di conoscere i bisogni dei cittadini ma lo costringe a tenerne conto.
Quindi viva la Costituzione antifascista, che in quanto tale non può essere scavalcata da un referendum ma solo emendata con processi lenti e cauti, possibilmente, come disse Rizzo, chirurgici.
Penso che l’esempio più calzante del carattere fascista che può assumere il popolo senza il crivello della politica sia proprio il referendum federale che portò me ed il mio amico ad aprire la questione: nel 2009 il popolo elvetico sancì l’incostituzionalità della costruzione di minareti, impedendo a parte dei cittadini di professare la propria religione e quindi stabilendo una forma di conformismo di Stato, di dittatura della maggioranza. Per quanto la Svizzera sia ben lungi dall’essere uno Stato fondamentalista e per quanto in Italia non si siano ancora verificati episodi di tale portata, non sentiamoci immuni né come italiani né come europei e anzi ricordiamo e teniamo sempre a mente che nessuna tragedia è partita dal nulla ma si è sempre costruita tramite escalation di azioni sociali e politiche che solo i posteri riescono ad analizzare lucidamente.

Articolo di Enrico “Scaevola” Casu

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