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Il Sistema Maggioritario: una necessità per il futuro dell’Italia


Vorrei iniziare con una premessa importante: in questo articolo non scriverò di come il sistema maggioritario sia, senza ombra di dubbio, migliore di quello proporzionale, perché la trovo una retorica soggettiva, frutto del background culturale e politico di ciascuno di noi. Non esiste un sistema migliore dell’altro e, banalmente, trattandosi di argomenti relativi alla Scienza Politica, sarebbe assurdo applicare a questi una valutazione qualitativa; di seguito, quindi, non mi vedrete “fare il tifo” per il sistema maggioritario piuttosto che per quello proporzionale. La mia argomentazione riguarderà, invece, il perché, alla nascita della nostra Repubblica, sia stato preferito il Sistema Proporzionale, i risultati e i fallimenti che questo ha poi ottenuto nel corso degli anni e il perché, ad oggi, sarebbe invece necessario passare ad un Sistema Maggioritario.


Nel 1946, dopo un ventennio di autoritarismo e censura di qualsiasi forma di pluralismo politico, i Comitati di Liberazione Nazionale spinsero, ovviamente e giustamente, affinché venisse adottato il Sistema Proporzionale. In quegli anni era necessario che tutti i movimenti politici, anche quelli più marginali, fossero rappresentati, e soprattutto partecipassero alla ricostruzione della “Nuova Italia Repubblicana”. All’epoca, quindi, i padri fondatori scelsero di seguire la strada che garantisse il più ampio pluralismo politico possibile: dopo la dittatura c’era voglia di libertà d’espressione e di partecipazione alla “res publica”. Il sistema proporzionale era l’unica strada possibile, perché garantiva una vasta democraticità e la possibilità, per qualsiasi partito, di governare.


Nei decenni successivi, tuttavia, sappiamo bene i risultati che questo ha, invece, ottenuto: dal 23 maggio del 1948 al 9 maggio del 1994 si sono susseguiti ben 47 governi democristiani, 2 governi socialisti e 1 indipendente. Tutti gli esecutivi furono instabili e di breve durata (esemplare fu il Primo Governo Fanfani che durò appena 23 giorni), questo perché rappresentavano l’unione di differenti realtà politiche, spesso in contrasto tra loro, che non riuscirono mai ad imprimere una direzione politica concreta al nostro Paese. L’originaria necessità di garantire pluralismo politico e democraticità, fin da subito, si tradusse nell’egemonia di un solo Partito: la Democrazia Cristiana.

La “Balena Bianca”, grazie alle alte percentuali dei suoi risultati elettorali, ricopriva un ruolo insostituibile nella costruzione delle maggioranze parlamentari ma, tuttavia, era impossibilitata a governare autonomamente, dovendo, di volta in volta, negoziare il proprio programma politico con “partiti satellite”, insieme ai quali formava alleanze precarie, frutto di giochi di potere e non certo della volontà elettorale degli italiani.


Volgendo lo sguardo al passato e considerando, quindi, i fatti storici, mi chiedo e vi chiedo, con il “senno di poi”: non sarebbe stato meglio che ci fosse stata una legge elettorale maggioritaria? Non sarebbe, cioè, stato più profittevole avere un sistema elettorale che permettesse alla DC di governare autonomamente il Paese?

Certo, potreste sicuramente obiettare che, così, si sarebbe rischiato di scadere in un sistema poco democratico, che tanto ricorda quello fascista: ma ne siete certi? La Prima Repubblica, salvo i governi di Craxi (meno di 4 anni in totale), è stata dominata sempre e solo da un Partito: la differenza è che, a causa del Sistema Proporzionale, la sua azione legislativa è sempre stata zoppicante e miope; con il Sistema Maggioritario, invece, sarebbe potuta essere più stabile e, soprattutto, responsabile agli occhi dei cittadini.

*L’immagine si riferisce al periodo 1945-2007.


La differenza tra il Sistema Proporzionale e quello Maggioritario, forse, sta proprio nella possibilità, da parte degli elettori, di giudicare l’operato dei Partiti di Governo.

Nel primo sistema i governi sono frutto di alleanze tra più partiti, che si uniscono in Parlamento dopo le elezioni, che si spartiscono quote di potere e che finiscono, il più delle volte, per litigare creando crisi di governo. Tutto questo senza, neanche, rendere chiaro ai cittadini il senso della “tragica commedia” che stanno mettendo in piedi, lasciandoli senza una guida politica e tentando in tutti i modi di non assumersi la responsabilità di quanto avvenuto.

Nei Sistemi Maggioritari, caratterizzati tipicamente da un Bipartitismo, invece, i governi sono formati da un Partito (massimo due) il quale ha già reso chiaro agli elettori la sua identità politica e che è responsabile, ai loro occhi, dei successi e dei fallimenti del proprio esecutivo. In questo caso, se il partito al governo dovesse attuare politiche fallimentari, o scindersi in più sotto-partiti, gli elettori, alla successiva tornata elettorale, ne terrebbero conto e, molto probabilmente, opterebbero per votare altri partiti, garantendo così democraticità e alternanza di governo.

Ribadisco: non esiste, in linea teorica, un sistema migliore dell’altro. Entrambi rispondono a diverse esigenze politiche che si vengano a creare, via via, nel corso dell’intreccio degli eventi storici. Tuttavia, nel caso italiano, volgendo lo sguardo alla Prima Repubblica, possiamo constatare quanto, il Sistema Proporzionale, abbia concorso a creare governi fallimentari e, soprattutto, quanta poca alternanza democratica al potere abbia garantito. Per questo, guardando invece al futuro del nostro Paese e considerando anche l’attuale instabilità politica italiana, che sembra ricalcare appieno quella della Prima Repubblica, non vedo come non possa essere necessario non puntare alla creazione di un Sistema Maggioritario.


Quest’ultimo, oltre che a garantire governabilità e stabilità politica, oggi permetterebbe anche di soddisfare la rinnovata, e sempre più esigente, domanda di partecipazione diretta dei cittadini nella definizione del proprio destino sociale, culturale e politico. Internet, Google e i Social Network hanno completamente rivoluzionato i metodi di partecipazione dei cittadini alla politica: un tempo, il basso tasso di alfabetizzazione e lo scarso livello di democraticità della nostra società, imponevano la necessità di delegare la rappresentanza politica e di “essere fedeli” a questa o quella parte politica; oggi, al contrario, gli elettori sono più esigenti, più istruiti, informati, indipendenti e meno ammaliati dalle ideologie.

I partiti hanno perso la loro centralità, i cittadini ora guardano solo ai singoli leader politici e pretendono di avere, su di questi, un diverso tipo di controllo da quello che permette loro il Sistema Proporzionale.

Il Maggioritario, in definitiva, potrebbe riuscire ad andare in contro alle nuove richieste di partecipazione alla politica della nostra società, creando, al contempo:

– uno scacchiere politico più trasparente, grazie alla creazione di Coalizioni Politiche pre-elettorali;

– un rapporto di legittimazione più diretto, tra il Presidente del Consiglio e gli elettori;

– una minore instabilità politica, dovuta all’assenza di Coalizioni frammentate e “raccogliticce” (non a caso il governo più longevo della Storia Repubblicana è stato il Berlusconi II, uno dei pochi formatisi con la Legge Mattarella, di stampo maggioritario).

– una sempre maggiore responsabilizzazione dell’azione di governo nei confronti dei cittadini.

In Italia, storicamente, il Sistema Proporzionale ha tradito le aspettative che prometteva di mantenere: per questo, pur non essendo peggiore (o migliore) di quello Maggioritario, sembra non essere, semplicemente, il sistema elettorale giusto per la società italiana. Il nostro Paese, oggi, deve progredire, rinnovarsi e uscire dal pantano causato da continue crisi politiche e, per farlo, non può riciclare idee passate che l’esperienza ha già dimostrato fallimentari.


Questo articolo è la seconda parte di un approfondimento sui sistemi elettorali italiani. Puoi leggere la prima parte, dedicata a sostegno del sistema proporzionale, qua.