Laureato in Relazioni Internazionali presso Alma Mater Studiorum di Bologna, Studente di Strategie di Comunicazione Politica presso Università di Firenze, fondatore Prosperous Network, nel tempo libero ascolto Jazz e divoro serie TV.

Come ormai ben sappiamo, il coronavirus denominato COVID-19 (SARS-CoV-2) e comparso per la prima volta a Wuhan, in Cina, ha lasciato i confini cinesi, si è diffuso in tutto il mondo e, alcuni giorni fa, è stato classificato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come pandemia, divenendo ufficialmente un problema sanitario di carattere globale.

Gli Stati del mondo più colpiti da questa pandemia, oltre alla Cina (80.000+ casi; 3.200 morti), sono Italia (20.000+ casi; 1.800 morti), Iran (12.700+ casi; 600+ morti) e Corea del Sud (8.000+ casi; 75 morti), che stanno reagendo all’emergenza sanitaria con modalità diverse e con risultati assai diversi.

In questi giorni, contemporaneamente al tentativo della comunità internazionale di cercare di contrastare l’allarmante diffusione del virus, stiamo assistendo al tentativo del governo cinese di ribaltare la narrazione mediatica circa la storia di COVID-19.

Il 27 febbraio scorso uno dei più eminenti virologi cinesi, Zhong Nanshan, durante una conferenza stampa a Guangzhou dichiara che “il virus è comparso per la prima volta a Wuhan ma potrebbe avere un’origine esterna al Paese”. L’11 Marzo, Zhao Lijian, portavoce del Ministero degli Esteri cinese, scrive su twitter: “Quando il paziente zero è apparso in USA? Quanti milioni di persone sono state contagiate? Quali sono i nomi degli ospedali? Potrebbe essere stato l’esercito americano ad avere portato il virus a Wuhan. Siate trasparenti! Rendete pubblici i vostri dati! Gli Stati Uniti ci devono una spiegazione

L’ufficiale governativo si riferisce al settimo evento dei Military World Games, svoltosi proprio a Wuhan tra il 18 e il 27 Ottobre 2019, due mesi prima della comparsa verificata del primo caso in città, al quale hanno partecipato, insieme a contingenti militari di oltre 140 nazioni, anche soldati americani, i presunti responsabili in questa versione cinese degli eventi.

Ma vorrei tornare e soffermarmi sull’ultima frase (in corsivo ndr) del tweet di Lijian: è a dir poco singolare l’esigenza di trasparenza, la richiesta di pubblicità dei dati e di spiegazioni veritiere da un esponente del governo cinese; lo stesso governo cinese che ha soppresso ogni tentativo da parte della comunità medica cinese di rivelare la verità sulla natura del virus:

Il caso di Li Wenliang, il primo dottore ad aver cercato di avvisare dell’esistenza e pericolosità di COVID-19 attraverso una chat di colleghi, è emblematico; viene rapidamente accusato e condannato di aver diffuso “false notizie“, preso nel mezzo della notte e costretto a dichiarare di aver commesso “commenti falsi”. Il suo allarme quindi non viene ascoltato, e nei primi giorni di Febbraio, muore, proprio a causa del virus.

Li Wenliang, martire per la verità sul COVID-19, è divenuto in Cina un’icona per la richiesta di libertà d’espressione.

Ma Li è solo il primo di tantissimi esempi di censura governativa della verità: Ai Fen, direttrice del dipartimento di emergenza dell’ospedale di Wuhan, afferma (in un’intervista re-postata online e cancellata molte volte dal web cinese) che il suo report del 30 Dicembre 2019 sul nuovo virus è stato additato come “diffusione di notizie false” dall’ospedale e dai colleghi; almeno tre giornalisti cinesi sono scomparsi dopo aver diffuso contenuti riguardanti funzionari cinesi intenti a “far rispettare” la quarantena imposta dal Governo; Xu Zhiyong, attivista e saggista, dopo aver scritto pubblicamente commenti sul ritardo e l’incertezza della risposta del Governo a reagire alla crisi, verrà condannato a 15 anni per “sovversione“; Ren Zhiqiang, tycoon dell’edilizia, che in un articolo aveva recentemente criticato Xi Jinping in persona, definendolo un “clown” e affermando che proprio la censura governativa sulla libertà d’espressione da lui imposta avrebbe esacerbato la grande diffusione del virus, è scomparso da giorni e il suo blog non esiste più. In aggiunta a queste pratiche di censura il Governo può essere ritenuto responsabile della rapida espansione del virus in tutto il Paese anche a causa delle regole imposte ai governatori locali dallo Stato Centrale circa la necessità di autorizzazione per poter diffondere materiale sensibile per l’armonia pubblica” come affermato dal sindaco di Wuhan, Zhou Xianwang, in un’intervista alla CCTV.

La trasparenza delle informazioni da parte del Governo cinese quindi non sembra essere stato il fulcro centrale su cui si è costruito il comportamento del Governo, almeno per i primi momenti dell’emergenza, quelli che secondo alcuni sarebbero chiave per poter contenere efficacemente virus come COVID-19 (data l’esperienza SARS).

Xi Jinping con mascherina medica in visita ad un mercato pubblico di Pechino (CGTN)

Nonostante questo, l’imponente macchina della propaganda cinese ha iniziato a lavorare per costruire l’immagine di un Presidente abile come Xi Jinping e di un Governo accentrato come indispensabili per il contenimento e la risoluzione della crisi sanitaria: Global Times afferma che la metodica cinese è l’unico modo per affrontare COVID-19 e accusa gli altri stati di lentezza nelle misure di controllo; Xinhua news prevede la pubblicazione di un libro in sei lingue diverse sulla “risolutezza e la vicinanza al popolo” di Xinjping.

Come afferma Elizabeth C. Economy, una ricercatrice senior e direttrice degli studi orientali presso il Council on Foreign Relations, il timore di Xi Jinping è che “mentre il virus si diffonde globalmente il ruolo del sistema di governo della Cina venga messo sotto scrutinio dalla comunità internazionale per il ritardo nella risposta e nell’informazione delle controparti internazionali”

E’ infatti certo che il Governo cinese, una volta affermato di stare controllando il virus nelle zone critiche, cerca di mostrarsi di aiuto, almeno simbolicamente, nei confronti degli altri Paesi più in difficoltà con la gestione di COVID-19, come l’Italia.

Rilanciata dai media italiani e cinesi con grande eco sui social network è la notizia dell’arrivo a Roma di una squadra di sette medici della Croce Rossa Cinese e del Centro di Controllo e Prevenzione Malattie mandati da Pechino insieme a “centomila mascherine di massima tecnologia, ventimila tute protettive, oltre cinquantamila tamponi per effettuare test diagnostici e mille respiratori” come concordato tra i Ministri degli Esteri Di Maio e Wang Yi .

Una notizia accolta con grande entusiasmo dalla stampa e l’opinione pubblica italiana; nonostante il fatto che questi materiali medici non siano in realtà un generoso e disinteressato dono per l’Italia dalla Cina quanto una vendita mediata dalla Farnesina tra SEO (State-owned enterprises) cinesi ed Intesa San Paolo per conto della Protezione Civile.

Quella che viene dipinta da Marione in questa ormai ben nota vignetta come un’Italia rialzata dalla Cina non è quindi altro che una semplice compravendita di materiale sanitario mediata tra Stati.

Mario Improta (@marionecomix)

Secondo le ultime direttive, diplomatici e scienziati cinesi adesso affermano che il mercato ittico e di animali vivi di Wuhan, inizialmente identificato da loro stessi come il luogo primario di comparsa e mutazione di COVID-19, non sarebbe più l’epicentro dell’epidemia, instillando così il dubbio sull’origine certa del virus (concordando con le dichirazioni sopracitate di Zhao Lijian sulla possibilità che venga dagli USA).

Secondo la comunità scientifica però sarebbe molto convincente proprio l’ipotesi della mutazione casuale e del mercato centrale, la cui promiscuità tra specie di animali diverse è particolarmente plausibile con l’ipotesi del salto genetico del virus da pipistrello ad un animale intermedio, probabilmente il pangolino, e successivamente all’uomo.

Questo perché semplicemente, così come è avvenuto per la SARS, l’ebola, l’AIDS, “possiamo quasi inconfutabilmente concludere che questo (coronavirus) si è sviluppato in natura”, affermano più paper accademici pubblicati sul tema.

Vorrei concludere questo articolo citando le parole degli autori di una dichiarazione di Lancet dal titolo Statement in support of the scientists, public health professionals, and medical professionals of China combatting COVID-19: ” Siamo nell’era della disinformazione dei social media e queste teorie cospirazioniste hanno conseguenze reali […] Le teorie cospirazioniste non creano altro che paura, indiscrezioni, pregiudizi che sfiancano la collaborazione globale nella lotta dell’umanità contro questo virus.