Studente di Ingegneria Meccanica presso l’università di Perugia.
Amante della politica, storia, scienza ma soprattutto tutto ciò che riguarda lo spazio.
Nel tempo libero pratico il taekwondo, arte marziale coreana.

In questa settimana per la Rubrica Musicale è la volta di una delle più influenti band “indie” italiane, ovvero i The Zen Circus. In particolare del “Deus Ex Machina” che si cela dietro di essa: Andrea Appino.
Il cantautore toscano fonda appena sedicenne, nel 1994, la sua prima formazione musicale chiamata “Zen” . Solo nel 2000 prende vita con il nome che conosciamo oggi, con l’aggiunta nel gruppo di Ufo, nome d’arte di Massimiliano Schiavelli, cui si aggiungerà successivamente Karim Qqru a completare la formazione ufficiale della Band.

Il 2009 è l’anno della svolta. Viene pubblicato l’album “Andate tutti affanculo“, il loro sesto, ma primo disco cantato completamente in italiano, che sancisce ufficialmente il loro successo.
Andate tutti affanculo” è una descrizione cinica e distorta dell’Italia contemporanea afflitta dal qualunquismo, dai “vecchi senza esperienza”, da “egoisti” e da “gente di merda”. Una sorta di inno generazionale al contrario dove il Bel Paese non viene esaltato, ma dissacrato e distrutto.
Un malessere esistenziale in cui il gruppo, tuttavia, non vuole distaccarsi dalla realtà criticata per qualcosa di diverso, ma piuttosto, con un tono amaro e realista,tratta dell’accettazione della situazione e di come cercare di sopravvivere ad essa.

Questa sorta di “mal di vivere” è in realtà una conseguenza dell’esistenza stessa di Appino. Ciò deriva soprattutto della sua infanzia, periodo in cui soffriva di problemi di socialità a scuola, ed a causa della travagliata situazione familiare. Il tutto viene descritto ed emerge nel brano “Figlio di puttana“(ascoltatelo QUA), tratto dall’album “Villa Inferno“.

Concludiamo quindi con “Solo gli stronzi muoiono” (che potete ascoltare QUI) dall’album “Il Testamento”.
Questo è il primo album solista del frontman degli Zen Circus. Alla presentazione dell’album lo stesso Appino affermò: <<È la totale liberazione dei miei dolori più profondi, la vera e difficile storia della mia famiglia usata come veicolo per una terapia di gruppo, necessaria e a tratti violenta.>>
In questo brano viene ripreso il tema di “Figlio di puttana“, del bambino problematico e del rapporto con il padre. Qui, però, si cerca di chiudere anche il cerchio, passando dall’infanzia già precedentemente descritta in  “Villa Inferno”, al presente di “Andate tutti affanculo” fino al brano citato contenuto ne “Il testamento“.
La frase scelta da Appino per rappresentare il suo album è una citazione del regista Mario Monicelli: <<l’unico modo per lasciare una traccia di se stesso su questa terra è l’aver fatto qualcosa di significativo, tutto il resto è destinato ad essere dimenticato, “gli stronzi” che muoiono.>>

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