Studente presso la facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze, scrittore per il Prosperous Network. Fra fumetti, calcio, libri di storia e palestra, la mia vera fissa, mi appassiono alla politica nostrana.

Molti utenti in rete si chiedono per quale motivo faccia tanto scalpore quella serie di molteplici falle che Rousseau, la piattaforma online del M5S, ha subito in questi giorni, quando tantissimi siti anche istituzionali hanno subìto svariati attacchi hacker con conseguente dispersione di dati sensibili senza però scomodare la sorpresa dell’intera opinione pubblica. I casi, è vero, sono innumerevoli: si va dai milioni di indirizzi email rubati sino alla violazione di dati sensibili presso le piattaforme di gioco online gestite da importanti case produttrici.

Per un momento anch’io mi sono chiesto: “Già, perché proprio il caso di Rousseau dovrebbe destare scalpore? Perché questo accanimento mediatico?”… Poi c’ho pensato su un po’ meglio.

Dobbiamo capire di fronte a cosa ci troviamo: il fatto in sé ha lo stesso valore di una qualsiasi altra violazione di dati personali in rete, è vero. Inoltre, il fatto che si tratti di una piattaforma su cui si basa un partito politico nazionale non è rilevante, dal momento che una formazione sociale partitica può organizzarsi come meglio crede, i costituzionalisti sono chiari su questo, c’è totale discrezionalità (ovviamente ciò riguarda i meccanismi interni, non i metodi di finanziamento, che sono regolati ed anche in maniera molto ferrea). Cos’è allora che fa scalpore? Cos’è che preoccupa e porta a sollevare un tale dibattito sul tema? Non è semplice bersagliamento mediatico, a mio parere.

A creare scompiglio non è tanto il fatto in sé, quanto la prospettiva che crea; è indubbio infatti che il modello di “democrazia diretta” portato avanti con Rousseau faccia parte di un progetto più grande volto ad influenzare la vita parlamentare e di governo. I cittadini avranno la possibilità, tramite la nota piattaforma, di esprimere la propria opinione praticamente su tutto. O meglio, una cosa simile esiste già, è possibile farlo con un qualsiasi social network, la differenza sta nel valore che potrebbe assumere ed in chi si farebbe portavoce di tali opinioni. Un sito internet come canale privilegiato per votare, dare pareri, rilasciare feedback, direttamente gestito dal partito di governo, da far valere come elemento di legittimazione, sarebbe qualcosa di… fantastico.

Intendiamoci, cerco di far passare un messaggio: è fondamentale per la nostra società che venga reso noto quanto internet non sia affidabile in ambito democratico, soprattutto a livello nazionale; far capire quanto la rete possa essere fallace è utile per scongiurare la convinzione che essa sia la panacea di tutti i mali, che possa risolvere questo presunto deficit democratico che affligge gli Italiani.

Sì, perché ripetendo come un mantra che sia necessario restituire gli strumenti democratici ai cittadini (dove sarebbero finiti? Chi diavolo li ha rubati?) passa un messaggio chiaro: il M5S darà a tutti i cittadini la possibilità di influire sulle mosse di governo (qualora ci arrivi) attraverso questi nuovi dispositivi . Sarà un caso che pochi giorni fa Rousseau sia stato reso maggiormente fruibile anche agli “ospiti”, ovvero coloro che non sono (ancora) iscritti al MoVimento? Probabilmente no.

In che misura questo sarebbe tollerabile? Ben poco, perché le eventualità sono due: o la piattaforma perde di efficacia una volta giunti a dover attuare “politica pragmatica” di governo, oppure potrebbe assumere un ruolo inaspettato.

Rousseau come strumento di democrazia in mano al popolo
La Costituzione prevede già i suoi strumenti di democrazia diretta, vale a dire le elezioni, i partiti, i referendum consultivi, i referendum abrogativi e quelli costituzionali (oltre alle altre forme di referendum previste dalle entità locali). C’è bisogno di un nuovo strumento, più al passo coi tempi? Per qualcuno sì, ebbene, se una cosa come questa avesse successo nelle mani della maggioranza, come si diceva, fungerebbe da nuovissimo strumento di legittimazione, cosa che normalmente dovrebbe andare ad infrangersi contro le misure di autoprotezione del sistema; in una situazione molto farraginosa ed eterogenea come quella del nostro odierno sistema partitico però gli strumenti di ritenuta potrebbero non funzionare a pieno regime.

Se uno strumento di legittimazione del genere potesse in qualche modo influenzare i lavori del governo e del parlamento ovviamente non si andrebbe incontro alla morte del sistema o a chissà cos’altro, ma sicuramente ad una sua destabilizzazione. Nella migliore delle ipotesi (attenzione, la migliore) si farebbe valere “la volontà degli Italiani” di fronte ai provvedimenti favorevoli al governo e le altre forze politiche dovrebbero pian piano accettare tale realtà delle cose. Certo, ci penserebbe la stampa a rimescolare le carte in tavola e tanti altri fattori entrerebbero a gamba tesa sull’equilibrio politico, alla fine non sarebbe niente di preoccupante.

Oppure sì?

Rousseau come ARMA di democrazia in mano al popolo
Siamo sereni: non accadrà niente di tutto questo. Ma immaginiamo che accada, percorriamo una realtà distopica (l’opposto di utopica, ndr), perché non si può mai sapere. Chi ha, in fin dei conti, la sicurezza di cosa potrà succedere in un futuro, seppur lontano?

Mi riferirò in generale ad un qualsiasi partito politico che si appresti ad utilizzare un qualunque strumento di legittimazione diretta via internet. Giunti nella situazione di cui sopra, ci si troverebbe ad avere a che fare con una struttura politica nuova e poco controllabile poiché priva di una propria regolamentazione statale. In una situazione di instabilità politica la presunta opinione del Popolo sarebbe di fatto l’unica garanzia in mano alla classe dirigente per poter portare avanti il proprio lavoro. Tutto sarebbe passato al vaglio della volontà popolare e il Parlamento ne risulterebbe estremamente delegittimato. Potrebbe intervenire il Presidente della Repubblica, ma poco potrebbe fare se questa prassi avesse già riscontrato la massiccia approvazione delle masse. Qualcuno potrebbe chiamare in causa la Corte Costituzionale, ma nel frattempo la politica continuerebbe a fare il proprio corso con chissà quali risultati. Immaginate poi se effettivamente tale meccanismo attirasse anche gli elettori di opposizione: presto si avrebbe un partito nazionale sorretto dalla quasi totalità dell’elettorato, con tutte le conseguenze che si possono ricavare. Nemmeno questa eventualità, però, sarebbe la peggiore, perché fino ad ora si è solo teorizzato che si potrebbe trattare di uno strumento in mano ai cittadini di fatto funzionante nel modo “giusto”, cioè ricalcante la effettiva opinione degli Italiani.

Rousseau come ARMA di pseudo democrazia in mano ai potenti
Sì, già di per sé si tratterebbe di uno sfacelo, ma mettiamo in conto che le opinioni popolari formulate in rete siano facilmente manipolabili: cosa accadrebbe? Badate bene che di tutta questa visione tale elemento sarebbe quello più verosimile, dato che appunto come si diceva sono noti i problemi che possono avere le piattaforme in rete, anche le più sicure.
Bisogna immaginare lo scenario apocalittico presentato poco fa ed aggiungerci che a determinare la “volontà del popolo” non sia il popolo stesso, bensì una ristretta cerchia di persone, o forse anche solo una. Da una distorta democrazia diretta all’autoritarismo in un batter d’occhio. Una comunità lobotomizzata verrebbe gradualmente portata a credere di esprimere una preferenza quando in realtà si troverebbe di fronte solo e soltanto a scelte obbligate, a consultazioni plebiscitarie mascherate da liberi atti di volontà. Quante volte è già successo nella storia?

Ma in fin dei conti è ora di tornare a prenderci sul serio, Rousseau non è e non sarà mai niente i tutto questo. Il succo del discorso allora è: perché ci si tiene tanto a far capire che lo strumento di internet è fallace proprio quando ad essere colpito è Rousseau? Perché esso rappresenta tutto questo: punta manifestamente ad interpretare la versione utopica della nostra storia, fungendo effettivamente da strumento di consultazione popolare senza la pretesa di delegittimare nessuno, ma se anche ciò andasse attuandosi, pur con tutti gli accorgimenti e la buona volontà del caso, ci sarebbe sempre un bel margine di rischio. È meglio accorgersi per tempo che la rete non va a braccetto con la democrazia, perché idolatrarla non porterebbe a niente di buono in futuro. Non è un caso che molti paesi che avevano pensato o provato anche solo ad introdurre metodologie di voto telematico per le elezioni politiche abbiano poi deciso di bandire tale evenienza: Germania, Paesi Bassi e Regno Unito, oppure il caso più significativo della Norvegia, che dopo un decennio di sperimentazione ha abbandonato definitivamente il progetto di e-voting. Altri paesi hanno invece intrapreso questa via, ma non sempre ciò che fa qualcun altro è la cosa migliore.

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