Il 21 Giugno 2017 resterà una data significativa per tutti coloro che seguono le vicende del Medio Oriente: il mondo ha assistito impotente alla distruzione della Grande Moschea di Al-Nuri (assieme al minareto di Al-Hadba) costruita tra il 1172 e il 1173, presso Mosul in Iraq. Questo luogo sacro ha rivestito grande importanza ideologica per lo Stato Islamico: è infatti qui che Abu Bakr Al Baghdadi, il 5 luglio 2014, si mostrò al pubblico per la prima volta, pronunciando la sua khutba (un discorso che un individuo esperto in materia di religione islamica tiene ai fedeli musulmani quando, di venerdì, costoro si radunano in preghiera collettiva per adempiere l’obbligo della preghiera di mezzogiorno). Questo luogo non fu scelto casualmente: esso infatti fu costruito da Nūr ad-Dīn Zengi, uno dei primi leader islamici che reagì alle Crociate tra il 1144, anno in cui conquistò Edessa, e il 1187.

Conclusa questa disamina storica, possiamo affermare che la ragione per cui al-Baghdādī ha pronunciato qui la sua khutba è dovuta al fatto che egli intendesse sottolineare il legame ideologico e storico tra il nascente Stato Islamico e coloro che hanno reagito alle crociate e ai loro kafir (o kuffar, termini usati per indicare gli infedeli).
Molti media hanno riportato che in quest’occasione è stato proclamato lo Stato Islamico: tale notizia è erronea poichè la data di fondazione dello stesso va anticipata di 6 giorni: era il 29 giugno 2014 e a parlare era Ṭāhā Ṣubḥī Falāḥa, meglio noto come Abū Muḥammad al-ʿAdnānī, capo in seconda di Al Baghdadi stesso.

Annuncio dell’agenzia di stampa dell’IS in cui si attribuisce la responsabilità agli Usa.

Lo Stato Islamico, che da tempo ormai combatte una sanguinosa battaglia difensiva contro l’esercito Iracheno a suon di Sbvied (per chi non conosce l’acronimo, esso significa “Vehicle-Borne Improvised Explosive Device”) ha prontamente annunciato attraverso la propria agenzia di stampa (Amaq) che l’edificio era stato distrutto da un bombardamento della Coalizione a guida USA.

Numerosi fattori tuttavia sembrano non avallare tale affermazione: innanzitutto le foto satellitari dimostrano come l’esplosione sia stata completa, devastante: le immagini infatti rivelano come l’edificio sia stato raso completamente al suolo. Qui di seguito vi è la testimonianza chiave, in cui si nota quanto sia ampio il raggio di azione dell’esplosione.

Immagini trovate sul web del pre e post bombardamento (Google earth; immagine satellitare)

Soprattutto però, è il filmato seguente a destare sospetti. Emerge infatti come l’esplosione, o meglio una serie di esplosioni in sequenza, provengano dall’interno e non dall’esterno, contrariamente a quanto sostenuto dallo Stato Islamico: in sostanza cioè sarebbe stato il Califfato stesso a far esplodere uno dei luoghi più importanti a Mosul.

– Video reperito sul web della distruzione della moschea:

In seguito, è stato anche lo U.S Central Command (CENTCOM) a smentire quanto riportato dai media jihadisti con un comunicato ufficiale, in cui viene prontamente sottolineata la responsabilità dei terroristi. Qui di seguito è riportato il documento.

Annuncio dello US Central Command (CENTCOM) sulle responsabilità dell’Isis nella distruzione della moschea.

Varie fonti anche locali sostengono che questa crimine sia dovuto al fatto che, già da tempo, l’Isis sfrutti i luoghi sacri per la produzione di veicoli esplosivi che scaglia contro le forze irachene. In questa mappa è infatti possibile individuare quanti siano gli sforzi compiuti dai miliziani per rallentare a tutti i costi l’avanzata dei governativi dal 5 Novembre 2016 al 16 Giugno 2017.

Immagine reperita sul web in cui si mostra la geolocalizzazione degli attacchi suicidi compiuti a Mosul tra il 5/11/2016 e il 16/6/2017.

Nonostante ciò, il giorno seguente (22 Giugno) l’agenzia Amaq ha distribuito una delle sue infografiche in cui riafferma con forza la responsabilità americana nel tragico evento.

Infografica pubblicata da Amaq il 22 giugno.

Non solo: poco prima era stato pubblicato un video di 5 minuti composto da due sezioni. Nella prima un drone veniva fatto volare al di sopra della moschea, mostrando i danni causati dai presunti bombardamenti; nella seconda venivano intervistati alcuni cittadini di Mosul, i quali non avevano alcun dubbio circa la responsabilità della coalizione nel distruggere il luogo sacro.
Tale evento, in sintesi, evidenzia non solo l’incoerenza dei miliziani, i quali, nonostante affermino di essere gli unici e veri musulmani, arrivano a distruggere un luogo loro sacro, ma anche l’indebolimento dello Stato islamico stesso: Mosul è persa e presto i bambini, le donne e gli uomini torneranno a riempire le strade.

Articolo di B.F.

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