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I tre volti del radicale: la politica di Marco Pannella


  1. Pannella il mito:

Il signor Hood era un galantuomo
Sempre ispirato dal sole
Con due pistole caricate a salve
Ed un canestro di parole

Marco Pannella è stato uno dei politici italiani più amati della storia repubblicana. A quasi cinque anni dalla sua scomparsa, con una classe politica da molti considerata indegna e intellettualmente degradante, il mito di Pannella è cresciuto insieme alle sue “colpe”.

«Noi siamo diventati radicali perché ritenevamo di avere delle insuperabili solitudini e diversità rispetto alla gente, e quindi una sete alternativa profonda, più dura, più “radicale” di altri… Noi non “facciamo i politici”, i deputati, i leader… lottiamo, per quel che dobbiamo e per quel che crediamo. E questa è la differenza che prima o poi, speriamo non troppo tardi, si dovrà comprendere.»

Fu con la nascita del Partito Radicale che iniziò a sostenere battaglie laiche in favore dei diritti civili, a partire da quella sul divorzio, sostenendo prima la legge Fortuna nel 1965 e successivamente il referendum contro la sua abrogazione nel 1974.

Grazie anche a queste battaglie, nel 1976 i radicali riuscirono per la prima volta a eleggere alcuni rappresentanti in parlamento, tra cui lo stesso Pannella.

«Io sono un cornuto divorzista, un assassino abortista, un infame traditore della patria con gli obiettori, un drogato, un perverso pasoliniano, un mezzo-ebreo mezzo-fascista, un liberal-borghese esibizionista, un non-violento impotente.»

Pannella nacque a Teramo il 2 maggio del 1930. Il suo incontro con la politica avvenne precocemente quando a 15 anni si iscrisse al Partito Liberale Italiano. Nel 1953 fonda la Giovane Sinistra Liberale, organizzazione politica aperta a ideologie differenti, a cui si iscrissero socialisti, socialdemocratici, repubblicani, liberali e che fu la base da cui nacque il successivo Partito Radicale.

2. Pannella il radicale:

Il Partito Radicale nacque nel 1955 con il nome di Partito Radicale dei liberali e democratici italiani (PRLDI) dalla scissione delle correnti di sinistra del Partito Liberale. In loro confluirono altre componenti politiche provenienti dall’Unità Popolare e dal Partito D’Azione e sociali come intellettuali, pubblicisti e giornalisti dell’area laica e numerosi giovani e universitari che avevano fatto o stavano facendo esperienze di militanza politica.

I punti programmatici alla base del nuovo partito prevedevano una lotta ai privilegi e ai monopoli per permettere lo sviluppo di un’economia veramente libera, la riduzione dei dislivelli fra i cittadini, le classi sociali e le regioni, l’eliminazione degli sprechi, un effettivo controllo della spesa pubblica da parte del Parlamento, una riforma dell’ordinamento tributario per rendere le imposte chiare e certe, per accentuare la loro progressività e per alleggerire i ceti meno agiati.

Dopo un risultato elettorale deludente alle elezioni del 1958, il PRLDI si avvicinò al progetto del centrosinistra, anche se l’area di sinistra radicale del partito, capeggiata da Marco Pannella, non appoggiò mai l’avvicendamento politico.

I contrasti interni portarono nel 1962 alla crisi del PRLDI e alla riorganizzazione del partito attorno alla sua ala sinistra con il nuovo nome di Partito Radicale (PR).

L’apice della storia politica di Marco Pannella cominciò (e finì) quando negli anni ‘70 venne regolarizzato lo strumento referendario che permise, al leader radicale, di lanciare varie raccolte firme per proporre l’abrogazione di diverse leggi.

Nel 1978 vennero proposti molti quesiti referendari, ma solo 2 furono ammessi (legge Reale sull’ordine pubblico e quello sul finanziamento pubblico ai partiti) entrambi successivamente respinti. Nel 1981, quando il Movimento per la Vita promosse il referendum per abolire la legge sull’aborto, i radicali ne promossero uno parallelo – che venne respinto – per abolire ogni restrizione esistente all’interruzione della gravidanza.

A caratterizzare l’attività politica di Pannella fu anche il ricorso alla non-violenza di stampo gandhiano come strumento di lotta politica. Più volte il leader radicale, nel corso della su storia politica, organizzò scioperi della fame e della sete, effettuati per porre l’attenzione su numerosi temi, come l’amnistia (ultima grande battaglia politica di Pannella con uno sciopero di quasi tre mesi) e i diritti dei carcerati.

3. Pannella il populista:

All’inizio di questo articolo, abbiamo introdotto la dinamica delle “colpe” del leader radicale.

Marco Pannella non è stato solo il radicale o il mito politico, ma è stato anche un leader populista. Una tesi portata avanti da molti intellettuali e politologi, ma osteggiata da coloro che vedevano nel leader radicale il prototipo del politico ideale.

Come se il populismo fosse sempre un demone da combattere, un male assoluto, un patibolo culturale.

In Che cos’è il populismo?” Jan-Werner Müller, professore di Politica alla Princeton University, definisce alcune caratteristiche tipiche del populismo:

Elementi che, in una lucida analisi del personaggio politico, sono appartenuti tutti, in fasi più o meno diverse, a Marco Pannella.

In un articolo pubblicato il 13 settembre 2020 su “Il Foglio” Giuliano Ferrara, amico storico di Pannella, definì così l’esperienza radicale:

«Ve lo ricordate il referendum pannelliano, del caro buon Pannella sempre rimpianto, contro il finanziamento pubblico dei partiti? Ve le ricordate le veementi tribune contro l’ammucchiata, cioè il sistema dei partiti bollato di consociativismo e condannato in blocco come cupola partitocratica? Grillo arrivò buon ultimo, tra Giannini qualunquista e lui c’era stato Marco il fustigatore del sistema della politica, quello che si tirava fuori e spingeva per il crollo, con tutti i suoi allievi, cattivi allievi di lui buon maestro. La vena antipolitica è una tipica risorsa italiana che ha principiato con i diplomatici e mercanti fiorentini della buona società guicciardiniana, quelli che avevano capito meglio di Machiavelli di che stoffa era l’Italia del Cinquecento, e praticavano il particulare di una rassegnazione politica snob all’antipolitica».

Prima di lui il politologo Marco Tarchi nella sua opera “Italia Populista. Dal qualunquismo a Beppe Grillo” ha collocato il Partito radicale tra le esperienze populiste della Prima repubblica.

«I toni populisti adottati dal Partito Radicale risultano evidenti sia nelle parole del suo storico leader che nell’attitudine della radio. Infatti, seppur non si scaglino mai apertamente nei confronti del parlamento, i radicali attaccheranno spesso coloro che lo occupano, i partiti e i loro esponenti».

Molti giornalisti e intellettuali hanno difeso Pannella e i radicali dalla collocazione populista proponendo un’analisi sui temi che, per la loro complessità e cultura, non erano riconducibili ad alcuna esperienza politica di quella natura (vedi il sostegno al finanziamento privato ai partiti) . Ma è qui l’errore badate bene, il populismo non è un insieme di temi maleodoranti, non è un sostenere politiche provenienti dal vivaio delle proposte sbagliate, il populismo non ha niente a che vedere con i temi, ma non è altro che il modo con cui questi vengono proposti. Il dibattito politologico sul populismo perdura da anni, ma ancora è diviso sul definire il populismo come ideologia, stile politico o mentalità.

Indipendentemente da come lo si definisce, considerando le caratteristiche elencate da Muller, possiamo ancora sostenere che Pannella non era populista? 

Assolutamente no, anzi le “colpe” della sua politica nascono proprio da qui, dall’aver foraggiato con la usa oratoria antipolitica e anticasta il populismo odierno. E per coloro che diranno: “Si ma il populismo di oggi è assai peggio”, ricordatevi che ogni esperienza politica di questo tipo deriva o assume connotati tipici delle esperienze passate, quindi anche di Pannella nel bene o nel male.


Fonti: