Studente di Pieve di Cadore. Appassionato di politica da sempre, da un paio d'anni mi sono interessato anche a quella britannica, i libri e la cultura anglosassone sono la mia passione.

È sempre più evidente che è molta la difficoltà che sta incontrando nell’ultimo periodo il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel mantenere vivo l’Esecutivo. Sia chiaro, non ci sono dubbi che il Governo durerà, i dubbi si insinuano nel momento in cui viene valutata la capacità dello stesso di essere mosso da un programma chiaro e da ideali certi e di non essere semplicemente alla ricerca del modo più semplice per rimanere “attaccati alla poltrona” come ormai da mesi sostengono le opposizioni.

La bega maggiore per il Premier risiede nel Movimento 5 Stelle che per due volte l’ha voluto come Capo del Governo. Già dal 26 maggio dell’anno scorso, giorno che ha sancito l’inizio della fine del Conte I e soprattutto del lento e graduale deperimento del Movimento sono stati in molti all’interno dei gruppi parlamentari a chiedere la testa del capo politico Luigi Di Maio. I parlamentari che non si rivedono più nel loro leader, eletto quasi all’unanimità prima delle ultime politiche, potrebbero alla fine avere la meglio se fossero veri i retroscena di stampa che lo vedrebbero fare un passo indietro per dare spazio ad altri od oppure farsi coadiuvare nel suo operato da un altro elemento di spicco del Movimento, forse una donna – attenzione, non Chiara Appendino, sindaca di Torino, che si è ritirata dalla corsa virtuale a vice di Di Maio ancora prima che questa iniziasse.

Certo è che le idee non sono chiare nemmeno all’altra forza di maggioranza, il Partito Democratico. Venerdì scorso a la Repubblica il segretario dem Zingaretti ha annunciato, non senza malumori tra gli “anziani” del partito, l’intenzione di sciogliere il PD per dare vita ad un progetto nuovo, una federazione delle sinistre, che vedrebbe vita dopo la – quasi ormai certa per il governatore del Lazio – vittoria di Stefano Bonaccini in Emilia-Romagna il 26 gennaio. La proposta di Zingaretti ha attirato da subito l’attenzione dei gruppi parlamentari di Liberi e Uguali, pronti a tornare nella formazione guidata dal loro ex-partito.

Non sappiamo se siano le incertezze delle forze di maggioranza ad essere il motivo per il quale Conte ha rimandato la stesura del cronoprogramma a dopo le elezioni regionali di fine mese ma è chiaro che sia Zingaretti che Di Maio hanno ancora molto lavoro da fare.

In chiusura non si può certo dimenticare la, ormai ciclica, discussione sulla legge elettorale che in queste settimane vede impegnate le forze politiche. Scartata l’ipotesi di una legge completamente maggioritaria voluta da Salvini – in quanto ieri la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile il referendum abrogativo vista la non immediata applicabilità della norma – si fa sempre più strada il cosiddetto Germanicum (che della legge elettorale tedesca ha ben poco), ovvero un proporzionale puro con una soglia alta, al 5%.

La proposta, sulla quale le opposizioni già danno battaglia, è stata depositata alla Camera, dopo essere riuscita a mettere d’accordo Zingaretti e Di Maio con un piano che non cerca governabilità ma forse la riduzione del potere di Salvini e l’eliminazione di Italia Viva, il partito dell’ex-premier Renzi.