Studente di Pieve di Cadore. Appassionato di politica da sempre, da un paio d'anni mi sono interessato anche a quella britannica, i libri e la cultura anglosassone sono la mia passione.

La Campanella è un resoconto settimanale degli avvenimenti politici appena trascorsi in Italia (e non solo). Una rubrica a cura di Semir Tiric.

          Quasi incredibilmente – ed anche molto giornalisticamente – i due eventi che hanno caratterizzato la settimana politica nel nostro paese si possono riassumere con due mezzi di trasporto che, per demerito di due leader, non hanno avuto fortuna. Tra il caso del Boeing 737 abbattuto da un missile iraniano e la nave Gregoretti della Guardia Costiera c’è un abisso, ma sono entrambi la dimostrazione pratica di quanto il Governo riesca ad unire posizioni che fino a settimane fa sembravano essere estremamente divergenti.

          È più che scontato che l’abbattimento del Boeing 737 sui cieli di Teheran sia la conclusione di un inizio d’anno infuocato. La linea del Governo è quella ribadita dal Presidente del Consiglio conte in un colloquio con il Corriere della Sera della settimana passata: il nostro Paese si deve allineare a tutti gli altri stati europei nell’operare per la pacificazione del medio-oriente, dove i conflitti sono numerosi, ed aperti da anni. Non traspare, dalle parole del Premier, il disappunto rimbalzato su tutti gli organi di stampa per la decisione del Presidente americano Trump di non informare i partner europei, tra cui per l’appunto il nostro Paese, dell’operazione che ha portato all’uccisione del generale Soleimani.  È anche per questo che è sempre più forte l’intenzione del nostro Governo di unire gli stati europei per fronteggiare l’affermazione delle nuove potenze mondiali, Russia e Cina, e il sempre più insistente ritorno degli Stati Uniti sullo scacchiere geopolitico.

          Sul campo della politica estera non sono mancate le azioni diplomatiche per la stabilità libica, che si sono dimostrate clamorosamente fallimentari. Doveva essere un punto di svolta l’incontro organizzato per mercoledì a Palazzo Chigi che avrebbe visto la partecipazione sia del presidente libico Al Sarraj che del generale Khalifa Haftar. È stata però la decisione di Conte di ricevere prima quest’ultimo a causare l’ira di Al Sarraj che da Bruxelles è tornato direttamente a Tripoli, senza alcuno scalo a Roma. Certo il processo di pacificazione libica non si interrompe qui, anche se è chiaro che la mossa del Premier ha complicato la posizione e la credibilità dell’Italia, tanto di più visto il gesto del titolare della Farnesina, Di Maio, che in quelle stesse ore non ha voluto firmare la dichiarazione finale del vertice convocato al Cairo sulla Libia: una mossa, spiegherà poi, «decisa perché bisogna essere moderati e non spaccare l’Unione Europea».

          Dal porto di Augusta e dalla nave Gregoretti, citata all’inizio, all’Emilia-Romagna il tragitto è breve, ed è tutto collegato dal filo narrativo di Matteo Salvini. È di giovedì (il 9 gennaio) la proposta della maggioranza giallo-rossa di chiedere il rinvio del voto sull’autorizzazione a procedere dell’ex Ministro dell’interno Matteo Salvini. Quale migliore chiusura di campagna elettorale – che sia la proposta della maggioranza poi approvata o meno – per la salviniana candidata Lucia Borgonzoni e per il suo leader? Il passo falso di PD e Cinque Stelle, che sia chiaro, aveva la nobile intenzione di non permettere alle forze politiche di sporcare il voto in Emilia-Romagna del 26 gennaio con la polemica politica sul caso Gregoretti, aiuta la Lega e la Borgonzoni nell’attacco al Presidente Bonaccini. «Ecco, hanno paura di noi e quindi rimandano tutto, ma noi ci facciamo processare in massa!» avrà pensato qualcuno nell’ex-carroccio. Per capire se qualcuno gioverà o meno dal processo Gregoretti lo scopriremo solo lunedì 27, dopo un voto sempre più politico e sempre meno regionale.

In seguito alla chiusura dell’articolo l’ANSA ha diffuso un flash secondo il quale il Primo Ministro libico Al Sarraj incontrerà il Premier Conte oggi a Palazzo Chigi. Da quanto si apprende dall’ambasciatore libico presso l’Unione europea Hafed Gaddur, è stato proprio Conte ad invitare nuovamente Sarraj a Roma. Ulteriori aggiornamenti ne La Campanella di sabato prossimo.