Studente di Pieve di Cadore. Appassionato di politica da sempre, da un paio d'anni mi sono interessato anche a quella britannica, i libri e la cultura anglosassone sono la mia passione.


04 08 18 – I FATTI DEL GIORNO


Tra le notizie principali di oggi potrete leggere delle parole del Ministro Fontana sulla legge Mancino, delle prime misure economiche del Governo Conte e degli hacker russi contro Mattarella. Buongiorno e buona lettura!

Il Ministro della Famiglia vorrebbe abolire la legge del 1993 che punisce i crimini d’odio

Per Fontana il razzismo non esiste: “La legge Mancino va abolita”

Immediato lo stop dal Governo, no di Conte, Di Maio e Salvini: “Abolizione non è nel contratto”

Abrogare la legge Mancino, che si è trasformata in una sponda normativa usata dai globalisti per ammantare di antifascismo il loro razzismo anti-italiano

Con queste parole il ministro leghista per la Famiglia Lorenzo Fontana accende una nuova polemica nella maggioranza giallo-verde. Tanto che Di Maio prima e Conte poi scendono in campo per escludere ogni intervento del governo. “La legge Mancino deve rimanere dov’è”, dice il leader del M5S. Mentre per il premier sono “sacrosanti gli strumenti contro la propaganda e l’incitazione alla violenza e qualsiasi forma di discriminazione: razziale, etnica e religiosa”. E anche Salvini deve scendere in campo per frenare il suo ministro: “È un’idea da sempre della Lega, ma non è nel contratto di governo”.

Carla Nespolo, presidente nazionale Anpi, chiede con forza le

Immediate dimissioni del Ministro Fontana. Le sue dichiarazioni violano gravemente la Costituzione della Repubblica.

“È un governo sempre più nero. Il ministro della Famiglia (sic) Fontana ora propone di abolire la legge #Mancino che vieta l’apologia di fascismo. La cosa grave è che non si tratta di un colpo di sole di un ministro un po’ strambo”. Così su twitter il capogruppo del Pd a Palazzo Madama Andrea Marcucci.



Montecitorio ha approvato il provvedimento proposto dal leader 5 Stelle con 312 sì, 190 no e 1 astenuto

Governo, via alle manovre economiche: Camera approva DL Di Maio, Tria “ok a flat tax e reddito di cittadinanza”

Il Mef in una nota conferma che c’è la quadra sui provvedimenti cardine di Lega e 5 Stelle

Il Ministro Tria esprime soddisfazione per l’accordo sulle linee del quadro programmatico proposte, che confermano la compatibilità tra gli obiettivi di bilancio già illustrati in Parlamento e l’avvio delle riforme contenute nel programma di Governo in tema di flat tax e reddito di cittadinanza. È quanto si legge in una nota del Mef. Ieri vertice di governo di due ore dedicato a un primo esame della prossima legge di bilancio. Presenti il premier Giuseppe Conte, il vicepremier e Ministro dello Sviluppo e del Lavoro, Luigi Di Maio, il sottosegretario alla Presidenza, Giancarlo Giorgetti, il ministro dell’Economia Giovanni Tria, degli Affari Europei Paolo Savona e quello degli Esteri, Enzo Moavero.

Nel frattempo giovedì il decreto dignità ha ottenuto il via libera dell’Aula della Camera. L’assemblea di Montecitorio ha approvato il provvedimento con 312 sì, 190 no e 1 astenuto. “Abbiamo vinto il primo round, ce l’abbiamo fatta, e senza la fiducia”, il commento del vicepremier, Luigi Di Maio, ‘festeggiato’ dai suoi parlamentari. “Ora c’è il Senato, lì i tempi sono più ridotti” ha detto ai deputati. Parla di “un primo importante passo in avanti per la lotta al precariato, il contrasto all’azzardo e la semplificazione fiscale”, il premier Giuseppe Conte. “Orgoglioso di guidare un Governo che lavora davvero per questo Paese”, ha scritto su Twitter.

Dopo il voto, a tarda sera, di Montecitorio il testo andrà al Senato per un esame lampo, con l’obiettivo di chiudere a Palazzo Madama martedì prossimo. Diverse le novità introdotte, dai voucher per gli alberghi al bonus assunzioni per gli under 35, passando per il concorso “straordinario” per le maestre diplomate, il periodo transitorio per i contratti a termine in essere, l’esenzione delle famiglie dall’aggravio sui contratti per colf e badanti. Difficile, visti i tempi strettissimi, che al Senato si possa ancora intervenire, tanto che il governo già starebbe valutando la fiducia.



Sarebbero 400 i profili twitter creati per chiedere le dimissioni del Capo dello Stato

L’ombra degli hacker russi dietro le offese al nostro Presidente della Repubblica

Il Capo dello Stato
PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA

Nella notte tra il 27 e il 28 maggio, ore del “no” del Colle a Savona ministro dell’Economia, attacco web contro Mattarella che vede la Russia tra i protagonisti. Lo scrive il Corriere della Sera con un articolo del suo quirinalista, Marzio Breda, rilanciando così il sospetto di un collegamento tra gli hacker russi e i circa 400 profili anonimi che hanno chiesto sui social l’impeachment del presidente della Repubblica.

“Alle due del mattino, improvvisamente – scrive Breda -, si registra su Twitter un’attività assolutamente anomala: in pochissimi minuti si registrano circa 400 nuovi profili, tutti riconducibili a un’unica origine. Profili dai quali partono subito migliaia di messaggi – con ogni evidenza già pronti – in un attacco moltiplicato con lo stesso obiettivo: Sergio Mattarella. Al quale, tra varie volgarità, si intima di ‘dimettersi’. Al Quirinale – è il racconto del Corsera – scatta l’allarme. Grazie al lavoro della polizia postale si stabilisce che la fonte di tutto è una sola. Ma il monitoraggio sulla rete, per quanto stretto e attento, non consente comunque di trovare l’anello di congiunzione tra la galassia dei social network e una precisa cabina di regia. Si sa che, con alta probabilità, dovrebbe esser stata creata all’estero, anche se nessuno è in grado di dire se c’entrino gli operatori russi impegnati in azioni di disturbo nella campagna elettorale americana. A Mosca e dintorni, del resto, ci sono le cosiddette ‘fabbriche dei troll'”. “Tra le novità che stanno trapelando dall’inchiesta – conclude Breda – ci sono ripetuti interventi negli ultimi anni anche sulla politica italiana”.



in 280 caratteri

Gli hashtag top trending di ieri sono stati #MattarellaDimettiti, #Savona, e #Fontana.



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