Studente romano di scienze politiche, appassionato di economia, serie TV, politica, soprattutto statunitense, e scrittura. La fusione delle ultime due ha portato alla collaborazione con il Prosperous Network.

Uno degli elementi più caratterizzanti della presidenza Trump, fino ad ora, è sicuramente l’indagine condotta dal Procuratore Speciale Robert Müller circa la campagna presidenziale del tycoon newyorkese e le interferenze russe nelle elezioni. Müller è un ex direttore dell’FBI (il suo successore è stato James Comey, il quale è stato uno dei protagonisti delle elezioni del 2016, ed è stato poi licenziato dal Presidente Trump) e sta sviluppando la sua indagine in modo molto ampio, seguendo diverse piste e conducendo un gran numero di inchieste. Per questo motivo, si può ritenere questa indagine come una delle più grandi della storia degli Stati Uniti. Data, per l’appunto, la complessità della vicenda, è necessario analizzare i fatti sin dall’inizio, e prendere in considerazione, uno per uno, i personaggi più importanti.

Carter Page

A differenza di quanto si possa pensare, l’arco temporale analizzato dagli investigatori non inizia con l’avvio della campagna presidenziale di Donald Trump, bensì qualche anno prima, nel 2013. Il protagonista, in questo periodo, è senza dubbio Carter Page, un consulente di varie industrie petrolifere. Nel gennaio 2013, infatti, il signor Page si incontra con un uomo di nome Viktor Podobnyy ad una conferenza a New York. Podobnyy, ufficialmente, era l’attaché culturale della delegazione russa alle Nazioni Unite, ma in realtà lavorava per l’SVR, l’erede del Primo direttorato del KGB. Il suo scopo era quello di reclutare cittadini statunitensi in grado di fornire importanti informazioni. Oltre a Podobnyy, a questo progetto partecipavano anche  Igor Sporyshev ed Evgeny Buryakov (che, dei tre, era l’unico senza immunità diplomatica). Nonostante le loro mansioni di copertura fossero abbastanza credibili, l’FBI aveva da tempo piazzato una cimice nell’ufficio dove si incontravano, e ascoltava tutte le loro conversazioni. Grazie a queste intercettazioni, si è scoperto che Sporyshev aveva cercato di reclutare due giovani neolaureate alla New York University, ma con scarso successo. Molto più soddisfacenti sono stati, invece, i tentativi di Podobnyy, a giudicare da questa conversazione: “[Male-1] wrote that he is sorry, he went to Moscow and forgot to check his inbox, but he wants to meet when he gets back. I think he is an idiot and forgot who I am. Plus he writes to me in Russian [to] practise the language. He flies to Moscow more often than I do. He got hooked on [the Russian state energy company] Gazprom, thinking that if they have a project, he could rise up. Maybe he can. I don’t know, but it’s obvious he wants to earn loads of money”, ossia “Maschio-1 (nome in codice di Page) ha scritto che gli dispiace, è andato a Mosca e si è dimenticato di controllare la casella postale, ma vuole un incontro, una volta tornato. Io penso che sia un idiota e che si sia dimenticato di chi sono. Inoltre, scrive in russo per esercitarsi con la lingua. Va a Mosca più spesso di quanto faccia io. È molto interessato a Gazprom, perché pensa che, se essi hanno un progetto, egli potrebbe risollevarsi. Forse può farlo, non lo so, ma è chiaro che egli voglia guadagnare molti soldi”. Nel seguito del dialogo, Podobnyy spiega a Poryshev il suo piano: riempire Page di false promesse in cambio di informazioni. Questa tattica, seppur non molto innovativa, ha prodotto gli effetti sperati, dato che la collaborazione con Page è durata vari mesi ed è culminata con la consegna, da parte dell’uomo d’affari statunitense, di alcuni documenti riguardanti il settore energetico.
Alla luce di tutto questo, nel giugno del 2013, Page è stato interrogato dall’FBI il quale, però, non ha formulato alcuna accusa nei suoi confronti, dato che i documenti consegnati non erano classificati; inoltre, fu ritenuto assai plausibile che Page non avesse idea che Podobnyy fosse una spia. Parlando del trio russo, tutti loro sono stati accusati, ma Podobnyy e Poryshev, grazie all’immunità diplomatica, non sono stati processati. Buryakov, invece, era entrato negli Stati Uniti in qualità di semplice cittadino e, per questo motivo, non godeva di alcuna protezione particolare. Arrestato nel 2015, si è dichiarato colpevole del reato di cospirazione in veste di agente straniero non registrato, ed è stato condannato a 30 mesi di reclusione.
Dopo un paio di anni passati nell’anonimato (anche se, a partire dal 2014, le sue comunicazioni erano controllate dall’FBI), Page torna alla ribalta il 21 marzo 2016, quando il candidato repubblicano Donald Trump (ormai quasi certo di ottenere la nomina alla convention del GOP) si incontra con la redazione del Washington Post, uno dei quotidiani più celebri d’America. In quell’occasione, si finì col parlare anche di politica estera e, alla domanda circa i consulenti in questa materia, Trump rispose con una lista di cinque nomi, all’interno della quale c’era anche quello di Carter Page (e anche George Papadopoulos, di cui si parlerà in seguito).

Giunti a questo punto, la faccenda riguardante Carter Page diventa ancora più interessante, ma il lettore dovrà essere paziente nell’attenderne il seguito: in questa prima parte di articolo, infatti, si sono analizzati nello specifico due periodi, ossia l’inizio del 2013 e l’inizio del 2016. Nel mezzo, però, c’è un salto temporale di quasi tre anni, che deve essere colmato.

 

Paul Manafort

Come detto in precedenza, il 21 marzo 2016, Donald Trump inserisce Carter Page nella lista dei consulenti per la politica estera. Esattamente una settimana dopo, ossia il 28 marzo, il tycoon newyorkese assume Paul Manafort, uomo di grande esperienza politica, con lo scopo di aiutarlo a gestire l’imminente convention repubblicana. Nel prendere questa decisione, Trump è stato coadiuvato da Roger Stone, uno dei suoi collaboratori più stretti. Questo dettaglio non è irrilevante dato che, pochi giorni prima della nomina di Manafort, Stone aveva riferito ad un suo socio di aver parlato con Julian Assange e di essere venuto a conoscenza di alcune email, in possesso di WikiLeaks, che sarebbero risultate molto problematiche per i democratici, incluso John Podesta, capo della campagna elettorale di Hillary Clinton.
Il personaggio di Manafort è senza dubbio interessante e controverso. Egli, infatti, è noto per aver lavorato al servizio di vari dittatori, come il filippino Ferdinand Marcos e il congolese Mobutu Sese Seko. Ai fini di questo articolo, però, la sua esperienza lavorativa più significativa è senza dubbio quella con l’ex presidente ucraino Viktor Yanukovich, presidente ucraino pro-Russia deposto il 22 febbraio 2014 (da allora risiede in Russia ed ha anche ottenuto la cittadinanza). Fino al 2009, egli ha lavorato anche per il finanziere russo Oleg Deripaska (anche lui molto collegato con il Cremlino) con il quale ha mantenuto contatti molto stretti (come vedremo in seguito) anche dopo la fine della loro collaborazione ufficiale.
Così come nel caso di Page, non si tratta di persone che hanno attirato l’attenzione degli investigatori esclusivamente per atti avvenuti dopo essere stati assunti da Donald Trump: anche Manafort, infatti, era stato interrogato dall’FBi già nel marzo 2013 e nel luglio 2014 (in quell’occasione, fu interrogato anche un socio di Manafort, Rick Gates). Mentre non si hanno notizie certe circa il motivo del primo interrogatorio (anche se è legittimo ipotizzare che fosse legato al suo lavoro in Ucraina), è stato lo stesso interessato a chiarire vari aspetti del secondo, al quale si sarebbe prestato volontariamente, che avrebbe avuto lo scopo di discutere di alcune sue attività di consulenza offshore. Fino a questo momento, si potrebbe tranquillamente considerare Manafort come un uomo che ha lavorato per personaggi politici certamente discutibili, ma che questi lavori non erano certamente illegali e, inoltre, non hanno nulla a che fare con le vicende narrate in questo articolo. La situazione cambia, però, quando si scoprono alcuni resoconti finanziari compilati dallo stesso Manafort nel dicembre 2015, a Cipro (dove egli ha aperto vari conti correnti, durante la sua esperienza in Ucraina), mostrano, tra le altre cose, un debito di 7.8 milioni di dollari nei confronti della Oguster Management Limited, una compagnia delle Isole Vergini Britanniche  collegata a Oleg Deripaska, il finanziere russo di cui si è parlato in precedenza. Inoltre, risulta un altro debito, dall’ammontare di 8.9 milioni di dollari, nei confronti di Lucicle Consultants, una compagnia cipriota collegata a Ivan Fursin, parlamentare e membro del Partito delle Regioni (lo stesso di Yanukovich). Verso la fine del 2015, Deripaska ha deciso di non andare oltre con la sua ingiunzione per il pagamento dei debiti (nei confronti non solo di Manafort, ma anche di Rick Gates) e ha ammesso di aver dato a Manafort 7.3 milioni per delle spese di gestione, oltre ai 19 milioni che i due hanno utilizzato per vari investimenti. Come se non bastasse, l’Ufficio Nazionale Anticorruzione ucraino ha fatto venire alla luce una serie di pagamenti, effettuati dal 2007 al 2012, da parte del Partito delle Regioni (il partito di Yanukovich), a favore proprio di Manafort. Secondo gli investigatori, questi milioni erano parte di un sistema che includeva anche molti funzionari elettorali. Inoltre, essi stanno investigando su una serie di società offshore che finanziavano lo sfarzoso stile di vita di Yanukovich e della sua cerchia. Tra le varie transazioni sotto esame, spicca sicuramente quella per la vendita di beni della tv via cavo ucraina ad una società fondata congiuntamente da Manafort e Deripaska.

Oleg Deripaska

Quanto riportato fino ad adesso non serve solo a fornire un background più completo, ma è anche collegato agli avvenimenti presi in questione: l’11 aprile 2016, infatti, Manafort inizia una corrispondenza via email con un suo collaboratore di lungo corso, Konstantin Kilimnik, anche lui collegato al Cremlino e ai servizi segreti russi. In queste email, Manafort scrive: “I assume you have shown our friends my media coverage, right?”, ossia “Presumo che tu abbia mostrato ai nostri amici la mia copertura mediatica, giusto?”, e Kilimnik gli risponde: “Absolutely, every article”, ossia “Assolutamente, ogni articolo“. A questo punto, Manafort scrive: “How do we use to get whole? Has OVD operation seen?”, ossia “Come possiamo usarlo per ottenere tutto? OVD ha visto l’operazione?”. Secondo varie fonti, OVD starebbe per Oleg Vladimirovich Deripaska. Qualche giorno dopo, Kilimnik replica in questo modo: “I’ve been sending everything to Victor, who has been forwarding the coverage directly to OVD”, ossia “Io sto mandando tutto a Victor, che sta inoltrando la copertura mediatica direttamente a OVD”. Secondo The Atlantic, Victor è uno dei collaboratori più fidati di Deripaska. In quegli stessi giorni, Business Insider ha riportato che Manafort avrebbe offerto a Deripaska dei briefing privati a riguardo della campagna elettorale, con la speranza di risolvere la lunga disputa sulla Black Sea Cable, la compagnia televisiva ucraina comprata dai due ex soci, e successivamente fallita.

I debiti di Manafort a Cipro

Esattamente come per Carter Page, non si è ancora arrivati alla fine della vicenda, della quale si discuterà nei prossimi articoli; essendo questo un articolo introduttivo, lo scopo è di fornire un background ai personaggi più importanti, e portare tutte le loro storie nello stesso punto temporale (che, come si è capito, risale al periodo marzo-aprile del 2016).

Dopo Page e Manafort, è il momento di passare a Michael Flynn. Flynn è un tenente generale in pensione, con una carriera di tutto rispetto, ma segnata da un’ombra che riguarda proprio il suo pensionamento. Egli afferma, infatti, di essere stato costretto a ritirarsi (un anno prima di quanto inizialmente programmato) a causa di duri scontri con i superiori, che criticavano il suo metodo di gestione della DIA (Defense Intelligence Agency), giudicato troppo caotico, e per i suoi modi troppo bruschi con i subordinati. Inoltre, egli aveva criticato apertamente l’amministrazione Obama per essere intervenuta troppo tardi in Siria, avendo così permesso l’espansione di organizzazioni terroristiche come Al-Nusra.
Al di là di queste controversie, il vero centro di interesse, nell’operato di Flynn, si riferisce al periodo successivo al suo pensionamento, avvenuto il 7 agosto 2014. Nell’aprile 2015, infatti, egli inizia a svolgere attività di consulenza per la compagnia ACU Strategic Partners. Nel giugno dello stesso anno, Flynn ha compiuto un viaggio in Israele ed Egitto per conto proprio della ACU. Lo scopo della compagnia è quello di costruire due dozzine di di siti nucleari nella regione, in cooperazione con una compagnia russa soggetta a pesanti sanzioni, la OMZ OAO (il nome della compagnia è stato reso noto soltanto da documenti rilasciati nel dicembre del 2017 perché, in precedenza, Alex Copson, managing director della ACU, non aveva rilasciato alcun commento e non aveva indicato gli altri investitori coinvolti nel progetto). Al di là dei contatti con la società russa di cui sopra, la criticità maggiore  è rappresentato dal fatto che Flynn non abbia segnalato questo viaggio (e i rapporti con compagnie straniere) durante il rinnovo del suo nullaosta di sicurezza, il che costituirebbe reato. Inoltre, pochi giorni prima della sua partenza verso l’Egitto, Flynn non aveva menzionato i suoi rapporti con l’ACU durante un’udienza al Congresso. Infine, egli omise queste informazioni nell’informativa finanziaria compilata nel febbraio 2017, quando lavorava già alla Casa Bianca. Questo periodo, però, sarà analizzato meglio nel prossimo articolo.

Michael Flynn

Sempre parlando di Flynn, nel dicembre 2015 egli è parte di un panel di discussione per il 10° anniversario di Russia Today, durante il quale la reporter Sophie Shevardnadze lo ha intervistato a proposito del terrorismo islamico in Medio Oriente. Durante la cena, viene notata una fitta conversazione tra Flynn e l’ambasciatore russo negli Stati Uniti, Sergey Kislyak. Il suo rapporto con Kislyak non è certo una novità, essendosi incontrati già nel giugno 2013 e avendo conversato a lungo nel 2014, nei giorni in cui l’amministrazione Obama stava discutendo delle sanzioni da infliggere alla Russia. Infine, è da sottolineare come, stando a quanto riportato dalla CNN nel 2017, l’intelligence americana avrebbe intercettato varie conversazioni di agenti russi dove Flynn veniva definito come utilizzabile per influenzare Donald Trump e il suo team.

Come scritto in precedenza, questo articolo è puramente introduttivo e, per questo, si limita ad un certo periodo di tempo. Per questo motivo, anche quest’ultima affermazione verrà approfondita nel prossimo articolo.Page, Manafort e Flynn non sono gli unici protagonisti di tutto ciò ma, almeno in questo arco temporale, sono sicuramente le figure fondamentali da conoscere per formarsi un’opinione solida e completa di questa vicenda. Dopo aver raggiunto questo obiettivo, si può prendere in considerazione il periodo ritenuto più importante, cosa che verrà fatta a partire dal prossimo articolo.