Studente di Lettere presso l'università di Genova, si occupa della sezione Cinema del Prosperous Network. Appassionato (ovviamente) della settima arte, ma anche di musica e letteratura. Tra l'aria condizionata e il Papa, sceglie l'aria condizionata

Tre Mesi

In giorni come questi, nel clima di guerriglia che infiamma il nostro paese tra chi reclama colpi di stato chiedendo l’impeachment e chi vuole tornare al voto, ho ripensato a tre mesi fa. Erano i primi di marzo, non ci lamentavamo ancora del clima e si erano appena svolte le elezioni. Si pensava che, nonostante lo stallo, la logorante atmosfera da campagna elettorale fosse finalmente finita. Oggi sappiamo che non sarebbe andata così, ma in quel momento, più precisamente il 09/03, mi sono ricordato di quanto disperatamente il nostro paese avesse bisogno di un artista come Corrado Guzzanti.

Rivedere la sua faccia nei panni di Padre Pizzarro a Propaganda Live ha fatto enormemente piacere a tutti i suoi ammiratori. Guzzanti è sempre stato un grande comico, eccezionale nell’interpretare la situazione sociopolitica italiana, calarsi nelle sue maschere e di prendere una posizione. Negli ultimi anni però ha diradato le sue apparizioni, sia in televisione che a teatro. Nonostante ciò, è sorprendente notare come il suo ultimo, invecchiato di due anni, lavoro sia perfettamente specchio della situazione politica attuale o ne sia quantomeno una premessa. Dopo il violento conte di Boris (2008) e il tour de force di personaggi in Aniene (2012), Corrado ha infatti tirato fuori dal cilindro quello che ritengo il suo miglior lavoro per la televisione.

Sto parlando della straordinaria serie-tv “Dov’è Mario?”, prodotta e distribuita da Sky nel 2016.

Bambea o Capoccetti?

La trama: Mario Bambea è un riconosciuto intellettuale di sinistra che scrive libri che vendono poco e partecipa a trasmissioni tv nel ruolo di opinionista politico. Quando, forse volontariamente, si schianta in automobile contro un tir sopravvivendo per miracolo, la sua famiglia e la sua badante non prestano troppa attenzione agli strani mutamenti nel linguaggio ed ai tic nervosi che manifesta. Mario però sta sviluppando una pericolosa ed aggressiva seconda personalità che prende vita di notte e che lo porta ad essere conosciuto ed apprezzato in tutta Roma come Fabrizio “Bizio” Capoccetti, comico razzista, banale e reazionario.

La serie scritta da Guzzanti e diretta da Edoardo Gabbriellini è breve, appena quattro episodi da circa quaranta minuti l’uno, ma è piena d’idee. Ha molti livelli di lettura ed è un interessante analisi in chiave grottesca del nostro paese. Parte da una riflessione estremamente intelligente sulla distanza tra due “Italie”, quella degli intellettuali altolocati e quella della gente comune, dei salotti e delle piazze. Questi due mondi possono incontrarsi? Con quali conseguenze? Mario è una persona stanca, è stanco di difendere le sue idee, è stanco di lottare, stanco di ripetersi e di non avere alcun tipo di apprezzamento popolare. È la perfetta immagine dell’intellettuale che si è rinchiuso in sé stesso, che parla e scrive solo per la sua élite di appartenenza. Il tentativo di suicidio è un gesto estremo di risposta a questa situazione, a cui segue una conseguenza che lo è altrettanto: la nascita di un doppelgänger mentale a lui opposto, un comico che sembra uscito dal Drive In o dal Bagaglino. Al contrario di Mario, Bizio è molto apprezzato dal pubblico. È una valvola di sfogo reazionaria e sboccata, per nulla distante da molte passate in televisione negli ultimi anni. Bizio è ovviamente un frutto del Berlusconismo più estremo e vitalistico, della totale semplicità risolutiva contrapposta alle inutili complicazioni degli intellettuali di sinistra.

Riguardo alla distanza tra popolo e intellettuali, e quindi tra Mario e Bizio, si è espresso anche Antonio Gramsci ne Il Materialismo Storico: «L’elemento popolare “sente”, ma non sempre comprende o sa; l’elemento intellettuale “sa”, ma non sempre comprende e specialmente “sente”. I due estremi sono pertanto la pedanteria e il filisteismo da una parte e la passione cieca e il settarismo dall’altra. Non che il pedante non possa essere appassionato, anzi; la pedanteria appassionata è altrettanto ridicola e pericolosa che il settarismo e la demagogia più sfrenati. L’errore dell’intellettuale consiste nel credere che si possa sapere senza comprendere e specialmente senza sentire ed esser appassionato (non solo del sapere in sé, ma per l’oggetto del sapere) cioè che l’intellettuale possa essere tale (e non un puro pedante) se distinto e staccato dal popolo-nazione, cioè senza sentire le passioni elementari del popolo, comprendendole e quindi spiegandole e giustificandole nella determinata situazione storica, e collegandole dialetticamente alle leggi della storia, a una superiore concezione del mondo, scientificamente e coerentemente elaborata, il “sapere”; non si fa politica-storia senza questa passione, cioè senza questa connessione sentimentale tra intellettuali e popolo-nazione. In assenza di tale nesso i rapporti dell’intellettuale col popolo-nazione sono o si riducono a rapporto di ordine puramente burocratico, formale; gli intellettuali diventano una casta o un sacerdozio (così detto centralismo organico)».

Guzzanti riesce nel concentrare le riflessioni gramsciane in una serie commerciale e divertente, fornendo un affresco di una distanza che sembra insormontabile, ma che, come nel finale della serie, deve essere superata.

Parlare al Popolo

Ma cosa centra Dov’è Mario? con la situazione attuale di caos politico? Ecco, quello che la maggior parte degli intellettuali non ha neanche tentato di fare e che a Mario Bambea riesce solo in parte è creare una connessione tra “pancia” e “testa” del nostro paese. Ad adeguarsi, di conseguenza, è stata la politica stessa.  La connessione è stata compiuta nel modo sbagliato, con una svolta sempre più pericolosamente populista. Proprio come diceva Gramsci, gli intellettuali sono visti come una casta, ormai inutile, superata nel suo ruolo di tramite e di interprete. Lega e Movimento 5 Stelle sono i campioni di questo tipo di comunicazione diretta, con tutte le considerazioni positive e negative che ne derivano.

Eppure, a mente fredda e lucida, ci si rende che il meccanismo si sta inceppando. Abbiamo un disperato bisogno di Corrado Guzzanti, di Mario Bambea e di una pubblicità della Lavazza diretta da Nanni Moretti.