Studente di Lettere presso l'università di Genova, si occupa della sezione Cinema del Prosperous Network. Appassionato (ovviamente) della settima arte, ma anche di musica e letteratura. Tra l'aria condizionata e il Papa, sceglie l'aria condizionata

Chi sono “Loro”

L’attesa per l’ultimo film di Paolo Sorrentino, o perlomeno per la prima parte di esso, era tanta. In primo luogo perché il regista premio Oscar è un eccellente venditore della propria immagine, del proprio brand, e poi perché al centro del soggetto c’è l’estremamente complicata figura di Silvio Berlusconi. Nonostante già alcuni film abbiano parlato dell’ex-premier (tre di cui abbiamo scritto li trovate QUI), Loro sembrava l’oppurtunità perfetta per coniugare il grottesco sorrentiano alla surreale vita di Silvio.

Fin dal titolo però, si era intuito che la pellicola avrebbe approfondito anche il rapporto tra Berlusconi e gli uomini di potere che ruotavano intorno a lui. Loro, “quelli che comandano” come dice Sergio Morra (Riccardo Scamarcio) in un dialogo con una prostituta, e non Il Divo, dove invece la figura di Giulio Andreotti era perno centrale dell’andamento del film. Qui infatti i primi due terzi sono dedicati alla scalata al potere del sopracitato Morra (ovvero Gianpaolo Tarantini, nonostante Sorrentino lo mascheri dietro un altro nome), che tutto è disposto a fare per entrare nella cerchia degli amici di Berlusconi. Tra traffici illegali di escort per ottenere appalti a Taranto, un primo trasferimento a Roma per avvicinarsi a LUI e la finale spedizione in una villa in Sardegna adiacente a quella del Presidente, dove una festa attirerà finalmente la sua preziosa attenzione.

La doppia divisione

Come dicevo, sui 104 minuti complessivi, più della metà di questa prima parte non mostra Berlusconi. Un gioco di attese e richiami all’irraggiungibile che alcuni personaggi ergono a figura quasi divina, un potentissimo spettro che non tutti possono incontrare. Questa scelta, neanche troppo innovativa (si pensi all’inizio di Quarto Potere), si rivela un mezzo fallimento. “Quelli che comandano” mostratici dal regista sono spesso troppo noiosi e statici per reggere il tono di un film che funziona perlopiù quando diventa comico, ovverosia quando Sorrentino fa satira sull’incredibile mondo dei potenti.

A sostegno di ciò, basti pensare a due scene: la prima, pessima, è quella dell’arrivo di un escort da “Dio”, personaggio misterioso e venerato che parla con voce robotica e un asciugamano sulla faccia. Qui l’eccessiva seriosità della confezione stona decisamente con il contenuto fin troppo surrealmente comico. La seconda, ottima, è quella della festa in piscina dove si arriva all’incursione di un medico che, rompendo la quarta parete, ci spiega dettagliatamente gli effetti dell’MDMA.  Il party organizzato da Morra ricorda, anche abbastanza esplicitamente, quello di Jordan Belford (Leonardo Di Caprio) sullo yacht in The Wolf of Wall Street, film del 2013 di Martin Scorsese. Quest’ultimo, tra i registi preferiti e più citati da Sorrentino (che l’ha ringraziato anche durante il discorso per l’Oscar), ritorna spesso in Loro e diventa il modello per la narrazione dell’ascesa sociale del personaggio di Scamarcio.

Non a caso infine, è solo con l’arrivo di Silvio, che si presenta al pubblico (e a sua moglie, che cerca di rallegrare per il compleanno) vestito da odalisca, che Loro ingrana la giusta marcia. Ed è un peccato che la prima parte del dittico si chiuda poco dopo la comparsa del suo mattatore assoluto. Troppe sono le premesse, pochi gli sviluppi. È chiaro, o almeno così sembra, che la scelta della divisione in due capitoli (il prossimo, ricordo, uscirà il 10 maggio) sia stata puramente commerciale e decisa a posteriori. E leggendo i primi numeri del box-office, si direbbe che essa abbia fruttato. Il successo commerciale però non ripaga la decisione dal punto di vista artistico, che anzi rischia di inficiare il giudizio del film nella sua interezza.

Resto profondamente convinto che, nonostante la durata al limite, un’uscita unica sarebbe stata migliore.

Lui

Il Berlusconi di Toni Servillo è senza dubbio la cosa migliore di Loro 1. Ci viene mostrato per la prima volta travestito da odalisca e, una volta tolto il velo, la faccia dell’ex-premier risulta essere essa stessa una maschera: un lavoro di trucco eccezionale, occhi serrati, pelle tirata, profilo e nuca identiche a quelle del cavaliere. La fisicità dell’attore, distante dall’originale, è impesantita. I due alla fine non sono identici, ma Servillo è un grande attore, non un imitatore. Nelle piccole cose, nei lievi gesti (come la camminata con mano in tasca o il sorriso) emerge tutto il lavoro fatto dall’artista partenopeo.

Molto interessanti sono gli aspetti psicologici: Berlusconi, un po’ come il film di Sorrentino, è diviso internamente tra l’amore per Veronica Lario, sua moglie da anni, e la passione per le prostitute, il vizio e il potere. Fa il possibile per riottenere la fiducia della compagna, regalandole gioielli o facendole cantare la loro canzone, Domenica Bestiale, direttamente da Fabio Concato (attirando le gelosie di Mariano Apicella). È esuberante, divertente e sempre pronto a farsi valere con futuri calciatori del Milan e avversari politici. A mio avviso, dopo un’entrata in scena così dirompente, nel secondo capitolo si approfondiranno le sfumature più nascoste e posate dell’animo del Cav.

Anche la Lario si dibatte tra un amore ormai distrutto a colpi di umiliazioni e l’utopica felicità di una vita insieme al suo Silvio. Proprio il rapporto tra i due coniugi dovrebbe essere al centro di Loro 2 (forse proprio un riferimento alla coppia), come mostra il trailer uscito ieri.

Molto riuscito è poi l’utilizzo dell’estetica e dell’immaginario dei tipici programmi Mediaset con “veline” o soubrette. Nella bella scena di apertura, un agnello entra nella villa del Cavaliere e viene ipnotizzato da un quiz di cultura generale condotto da un simil Mike Buongiorno. Nonostante il condizionatore continui a fare calare vertiginosamente la temperatura, l’animale resta fermo immobile, incurante della propria salute. Il termometro segna 0; l’animale cade a terra, morto.

Tirando le somme, Loro 1 altro non è che la premessa alla parte seconda. Ottima scelta da un punto di vista commerciale, pessima da quello strutturale. Se fosse il pilota di una serie tv sarebbe promosso, ma valutato come film a sé non funziona, l’arco narrativo è davvero troppo esile.

Nonostante tutto, per la felicità di distributori, produttori e regista, il 10 maggio saremo in sala.

Ti potrebbe interessare anche: