Studente di Lettere presso l’università di Genova, si occupa della sezione Cinema del Prosperous Network.
Appassionato (ovviamente) della settima arte, ma anche di musica e letteratura.
Tra l’aria condizionata e il Papa, sceglie l’aria condizionata

TO WOODY WITH LOVE

Allora, cerchiamo di chiarire un punto fin da subito: questa recensione (molto probabilmente) non sarà oggettiva, perlomeno non nel senso stretto del termine.

Ciò per due diversi motivi: il primo è che Woody Allen è il regista a cui sono più affezionato, con cui sono cresciuto e a cui generalmente lascio passare pure i lavori meno riusciti (To Rome with Love forse l’errore più grave, Crisis in Six Scenes l’ultimo cronologicamente).

Il secondo è che ho avuto il privilegio di vedere Wonder Wheel nella serata di chiusura del New York Film Festival, immerso nella splendida cornice dell’Alice Tully Hall. Quest’ultimo aspetto è stato fortemente emozionante per me, diciottenne per la prima volta nella grande mela; se inoltre si aggiunge che alla serata ha partecipato parte del cast e del comparto tecnico (tra cui lo stesso Allen) beh, capirete che l’entusiasmo è difficile da soffocare.

Prometto di fare del mio meglio, comunque.

TRAMA (SENZA TROPPI SPOILER)

Coney Island, Anni 50’.

Ginny (Kate Winslet) è una cameriera sull’orlo dei quaranta, ex-attrice la cui carriera è finita diversamente da come pensava. Il suo secondo e attuale marito è Humpty (Jim Belushi), gestore di una giostra del celebro luna park con un passato da alcolista. I due vivono in un piccolo e modesto appartamento situato sopra il pontile del lungomare di Brooklyn, dove i rumori dei caroselli e delle attrazioni sottostanti sono insopportabili tanto quanto il rapporto, ormai logoro, tra i coniugi.

Per questo motivo Ginny ha un amante: Mickey (Justin Timberlake, voce narrante del film), un bagnino con aspirazioni da drammaturgo che, nelle brevi sveltine che si concedono, la fa sentire giovane e bella come un tempo.

Questo equilibrio, già profondamente traballante, si rompe con il ritorno a casa di Carolina (Juno Temple), figlia avuta da Humpty nel suo primo matrimonio. La ragazza, nonostante il pessimo rapporto con il padre, si rifugia da lui per scappare dal marito, un mafioso italiano che ha nel frattempo sguinzagliato i suoi scagnozzi per cercarla.

Ah, anche Ginny ha un figlio avuto dal suo primo matrimonio: un bambino (Jack Gore) che sfoga le sue fantasie andando al cinema e dedicandosi alla piromania.

SOUR TASTE

Lo scandalo Weinstein

Anche questa produzione, come molte altre in questo periodo, è stata toccata dall’onda dello scandalo Harvey Weinstein. Il red carpet, che era previsto prima della proiezione, è stato infatti cancellato a causa delle accuse di molestie sessuali rivolte a Roy Price, presidente degli Amazon Studios che hanno prodotto il film.

Woody Allen in passato ha avuto a che fare con accuse di molestie sessuali su minore da parte della ex-compagna ed attrice Mia Farrow ed ha commentato così i recenti avvenimenti: “È triste e tragico per chiunque coinvolto. È tragico per quelle povere donne vittime dei suoi abusi, triste per la vita rovinata di Harvey, di sua moglie, dei figli. Ronan ha scritto un ottimo reportage e ha fatto bene a togliere il coperchio da questa pentola da troppo tempo in ebollizione e anche a togliere il velo dell’omertà su queste odiose pratiche sessiste. Ma mi lasci dire che nessuno ne uscirà vincitore, siamo tutti perdenti”. Egli teme inoltre che “si venga a creare un’atmosfera da caccia alle streghe, in cui ogni uomo in un ufficio che fa l’occhiolino a una donna debba ritrovarsi a chiamare un avvocato per difendersi. Non è giusto nemmeno quello”.

Il Newyorkese dunque non ha in alcun modo difeso apertamente Weinstein, come invece sostengono alcuni siti acchiappa views. Dopo questa doverosa parentesi, torniamo al film.

Wonder Wheel, fin dai chiacchiericci post-proiezione interni all’Alice Tully Hall, ha diviso la critica; c’è chi lo ha definito un prodotto scadente e scontato e chi lo ha elevato a miglior Allen post 2000. “Non è il miglior Allen ma è sempre Allen” è ovviamente, anno dopo anno, pellicola dopo pellicola, la frase descrittiva più gettonata da chiunque.

Cosa funziona

Il casting, innanzitutto. Woody sa scegliere perfettamente gli attori a cui far vestire i suoi personaggi ed è un maestro nel dirigerli. Kate Winslet troneggia e delinea una protagonista complicata e tratteggiata su più livelli, sempre enigmatica sia per gli altri personaggi che per il pubblico. Una donna devastata dalle proprie scelte distruttive (un po’ come la Blanchett di Blue Jasmine). Grande il lavoro di Juno Temple e di Justin Timberlake, sempre ottimo comprimario. Felice è anche la scelta di Belushi (attore a mio avviso mediocre, che neanche in Twin Peaks mi ha convinto), capace di dar sostanza fisica ad un personaggio altrimenti piatto e poco interessante.

Tutti gli interpreti si muovono liberamente, in modo assolutamente credibile, seguiti da movimenti di macchina fluidi o inquadrature fisse tipiche del regista (escludiamo la parentesi riuscita degli Anni 90’ della macchina a spalla traballante e “improvvisata”, vedasi Mariti e Mogli).

Il lavoro sulla fotografia è straordinario. Vittorio Storaro (Direttore della fotografia con la ‘D’ maiuscola) fonde ed esaspera il gioco di luci del luna park di Brooklyn che si riflettono negli interni dell’appartamento di Ginny e Humpty. Eccessivo? Forse, ma sicuramente affascinante, divertente e divertito. La ricostruzione della leggendaria Coney Island degli Anni 50’ è riuscita e dona al tutto un’atmosfera da sogno, da collocare in quell’immaginario che l’Allen bambino doveva avere del luogo.

Funziona poi il finale, che rimane attaccato a quella sensazione dolceamara su cui Wonder Wheel si muove per tutta la sua durata, alternando risate (più e meno riuscite) a momenti di profonda drammaticità.

Cosa non funziona

Il film non aggiunge nulla di interessante al lavoro di Allen. Quello che il regista vuole dirci con questo film ce lo ha già detto più volte, spesso con toni simili. Ma possiamo aspettarci qualcosa di diverso da un signore che, all’età di 82 anni e con più di 45 film all’attivo, continua a sfornare meccanicamente un film l’anno?

Io credo di no.

La sceneggiatura (anche per via del punto precedente) funziona solo in parte. Sebbene sia interessante la scelta quasi teatrale dell’impostazione scenica, nel suo complesso lo script è troppo liscio, senza colpi di coda che non siano intuibili per chiunque abbia una minima conoscenza del cinema Alleniano. Questo problema (nonostante sia parzialmente marginato da un comparto tecnico che, come già detto, è fantastico) si fa sentire soprattutto durante l’inizio della seconda parte.

I DON’T LIKE FISHING

Tirando le somme, Wonder Wheel è una delle migliori finestre sul cosmo Woody Allen degli ultimi tempi.

Storaro, Winslet e la maggior cupezza nella mano del regista rendono il film interessante e davvero godibile. L’appuntamento al cinema con Woody quest’anno è fissato per il 31 dicembre, puntuale ed inossidabile come un orologio svizzero; il suo pubblico lo aspetta, così da poter dire tutti insieme “è sempre Allen” e togliersi il cappello davanti ad uno degli ultimi maestri della nuova hollywood.

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