Studente di Lettere presso l'università di Genova, si occupa della sezione Cinema del Prosperous Network. Appassionato (ovviamente) della settima arte, ma anche di musica e letteratura. Tra l'aria condizionata e il Papa, sceglie l'aria condizionata

And the Oscar goes to

Poco più di una settimana fa, la Commissione di selezione istituita presso l’Anica ha selezionato il film italiano che avrà la possibilità di giocarsi l’Academy Award il prossimo 4 marzo. La scelta, credo giustamente, è ricaduta su A Ciambra, nuovo lavoro del giovane regista (appena 33 anni) Jonas Carpignano.

Persona interessante e artista di talento, Carpignano nasce a New York da madre afroamericana e padre italiano e divide la propria vita tra la grande mela e Roma. Dopo qualche cortometraggio, esordisce al cinema con il film di cui vorrei parlarvi oggi, Mediterranea.

Trama

Ayiva e suo fratello minore Abas, cittadini del Burkina Faso, decidono di intraprendere un pericoloso viaggio per cercare una vita migliore. Partono insieme ad altri connazionali, attraversano il deserto algerino ed arrivano sulle coste libiche, dalle quali salpano verso il paese della speranza, l’Italia.

Il mare in tempesta però è troppo forte, in molti non ce la fanno. Tra i sopravvissuti ci sono i due fratelli che approdano a Rosarno, dove il maggiore inizia a lavorare moltissimo come raccoglitore di arance, così da garantire un futuro alla moglie ed alla figlia.

Le condizioni di vita, così come la poca apertura dei locali, saranno causa dello sfociare di tensioni e scontri.

Odissea

La pellicola (che ha vinto un Gotham Independent Film Awards 2015, un National Board of Review Awards 2015 e il Premio Lux alla Biennale, per dirne alcuni) si ispira a fatti e personaggi reali. Il protagonista infatti, similmente a quanto si faceva durante il neorealismo italiano, è interpretato da Koudous Seihon, burkinabè che affrontò davvero l’attraversata del mediterraneo.

Oltre a ciò, Carpignano ha preso spunto dai veri scontri che avvennero a Rosarno nel 2010. Lì, un gruppo di extracomunitari esasperati per lo sfruttamento subito, si ribellò armato di bastoni e spranghe e distrusse centinaia di macchine. Contro di loro, oltre alla polizia, intervennero un gruppo di giovani del posto.

Mediterranea è un film sulla speranza e sull’infrangersi di essa. È una pellicola sempre più attuale e sempre più dolorosa nel suo essere realistica. Quest’ultimo aggettivo è quello che maggiormente è utile a descrivere la regia di Carpignano: asciutta, semplice, le riprese sono perlopiù effettuate con camera a mano e ben catturano la spontaneità e la veridicità della storia. Probabilmente l’origine italo-americana del regista ha fatto sì ch’egli sentisse profondamente vicino il viaggio di Ayiva e di suo fratello.

Straordinario è il personaggio di Pio (poi protagonista di A Ciambra), interpretato da Pio Amato: un bambino costretto dalla realtà in cui vive a comportarsi da adulto e gestire la compravendita in nero di oggetti, rubati e non.

Nota di rilievo il finale, con quel suo sfocarsi dolce amaro dell’obbiettivo che ci ricorda come alcune scelte, per quanto dure e dolorose, siano necessarie per sopravvivere.