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I missili della Corea del Nord

Articolo di BF

È ormai un dato di fatto che, sotto Kim Jong Un, il numero di test missilistici compiuti dalla Corea del Nord è aumentato vertiginosamente.  Tuttavia spesso viene fatta molta disinformazione e risulta difficile percepire la reale portata del problema. Cercheremo quindi, soprattutto attraverso l’ausilio di alcune grafiche, di enucleare meglio quali siano i diversi vettori nordcoreani e che contromisure possono essere adottate.

Per comprendere innanzitutto il contesto, è bene analizzare alcune immagini necessarie per sviluppare alcune osservazioni chiave. Non è difficile notare come negli ultimi 7 anni il numero di test balistici sia maggiore di tutti quelli compiuti precedentemente: sotto Kim Il-Sung vi sono stati solo 16 lanci, sotto suo figlio, Kim Jong-Il, 47 e, infine, da quando Kim Jong Un è giunto al potere, il regime ha testato ben 97 missili.

Analizzando meglio la tabella si osserva tuttavia come l’escalation non sia solo numerica: come evidenzia il colore distintivo dei singoli lanci, anche la tipologia dei missili è aumentata in quanto a complessità e ciò ha permesso al regime di estendere progressivamente il proprio raggio di azione.
Distinguiamo adesso tra le varie tipologie di missili e concentriamoci sul loro raggio di azione, servendoci ancora una volta di un grafico. In base alla gittata infatti, i missili possono essere distinti tra:

A– Missili SRBM: si tratta di vettori con un raggio d’azione inferiore ai 1000 km.
B– Missili MRBM: con gittata compresa tra i 1000 km e i 3500 km.
C– Missili IRBM: capaci di colpire un obiettivo distante tra i 3500 km e i 5500 km.
D– Missili ICBM: si tratta di missili con un raggio d’azione superiore ai 5500 km.
E– Missili SLBM: vettori lanciati da sottomarini.

Tuttavia, la complessità di un vettore balistico dipende anche e soprattutto dalla sua capacità di potersi scomporre in numerose testate, aumentando la superficie di impatto e, conseguentemente, provocare danni più estesi. È proprio questa tipologia di missili che viene definita MIRV (Multiple Independently targetable Reentry Vehicles) a preoccupare enormemente gli Stati Uniti visto che le ultime testate nordcoreane sembrano possedere questa tecnologia.

Questa particolare tipologia di missili procura numerosi problemi anche agli Stati Uniti poiché, ad oggi, non esiste uno strumento di difesa del tutto efficace nell’abbattere una minaccia di tal genere: la scomposizione dell’ogiva infatti rende estremamente complessa l’individuazione delle diverse testate e il rischio che anche una sola di queste colpisca il suolo americano costituisce un deterrente estremamente efficace ad un eventuale attacco preventivo statunitense. Tuttavia, non dobbiamo pensare all’America come a una nazione del tutto scoperta a potenziali attacchi balistici. Da pochi anni infatti gli Stati Uniti hanno sviluppato due efficaci sistemi antimissile: il primo, installato a terra, è il THAAD (Terminal High Altitude Area Defense) mentre il secondo, posizionato su appositi vascelli militari, è il sistema AEGIS.

Nonostante questi sistemi permettano una maggiore protezione del suolo statunitense e di quello degli alleati, va evidenziato come entrambi non siano capaci di intercettare eventuali vettori ICBM, rendendo di fatto, dati gli sviluppi nordcoreani in campo missilistico, ancora vulnerabile il territorio nordamericano.

Di BF