Studente di Lettere presso l’università di Genova, si occupa della sezione Cinema del Prosperous Network.
Appassionato (ovviamente) della settima arte, ma anche di musica e letteratura.
Tra l’aria condizionata e il Papa, sceglie l’aria condizionata

Con il progredire dei test missilistici del simpatico dittatore Nord-Coreano, il mondo inizia a porsi quesiti paurosi: quale sarà la risposta degli USA? Si arriverà ad un conflitto atomico? Kim Jong-un terrà lo stesso taglio di capelli?

Battute a parte, quello odierno è forse il maggiore spettro di una guerra atomica dai tempi della crisi di Cuba.

Il cinema, in quanto rappresentazione (metaforica o diretta) della realtà, si è sempre posto il problema di analizzare cause e conseguenze di un possibile scontro catastrofico tra super-potenze. L’articolo di oggi dunque, provvede nel fornire una breve lista di cinque film ambientati in una società post-apocalittica (non necessariamente a causa di una guerra), sperando che non ci servano mai come manuale di sopravvivenza.

Con questi brevi consigli ho cercato di spaziare tra generi, temi e toni, così da accontentare e (spero) far scoprire film di ogni gusto.

1. The road

Con The Road, uscito nelle sale nel 2009, John Hillcoat si era confermato al tempo uno dei registi più interessanti del panorama australiano (vi consiglio di recuperare anche il suo Codice 999).

Nel film, a seguito di una non precisata catastrofe mondiale di cui vediamo soltanto un breve flashback, un padre e suo figlio si ritrovano ad attraversare gli Stati Uniti allo scopo di raggiungere il Sud, dove sperano di trovare una situazione diversa. Intorno a loro infatti tutto è grigio, spento, morto. La razza umana è abbandonata a sé stessa ed il cibo scarseggia; la paura più grande è quella dei gruppi di cannibali.

Il genitore (interpretato da un grandissimo Viggo Mortensen) farà il possibile per garantire il proseguimento del viaggio. Il bambino invece sarà (forse) ultimo portatore di solidarietà e di un amore incondizionato che sembrava essersi spento con l’apocalisse.

Ulteriori punti di forza sono la fotografia di Javier Aguirresarobe, che alterna un mondo quasi in bianco e nero ad uno (quello dei sogni e dei ricordi del padre) caldo e colorato, e la sceneggiatura di Joe Penhall, tratta da un romanzo del grande Cormac McCarthy.

2. Delicatessen

Con questa pellicola del 1991 cambiamo totalmente tono, passando ad una commedia grottesca di Marc Caro e Jean-Pierre Jeunet, conosciuto ai più per Alien: La clonazione e Il favoloso mondo di Amelie.

In un futuro surrealisticamente catastrofico dove il mais è diventato unica valuta monetaria riconosciuta, il macellaio Clapet gestisce un condominio e cerca un inserviente tutto fare a cui garantire vitto e alloggio in cambio del lavoro di manutentore. Quello che non dice è che gli affittuari fanno vita breve: dopo una settimana di lavoro infatti, Clapet ne fa a pezzi il corpo e vende le carni al resto dei condomini. Il fortunato che si aggiudica la camera è Louison, un ex-clown che faceva coppia con uno scimpanzé, di cui però Julie, la figlia del macellaio, si innamora.

Nel frattempo, nel sottosuolo vivono i “trogloditi vegetariani”, sempre in cerca di un modo per guadagnare mais, odiano profondamente i cannibali.

Delicatessen è forse il film più particolare di questa breve lista, evidenti sono i forti echi del cinema di Terry Gilliam e del Fellini più surreale. Originale nel comparto tecnico (la fotografia cupa e disarmonizzata degli interni è fantastica) e nella scrittura dei personaggi: tutti gli abitanti del condominio sono ben caratterizzati, dalla sempre affamata famiglia Tapioca fino ad Aurore, sempre in cerca di un modo originale per suicidarsi.

3. Mad Max: Fury Road

Decisamente più conosciuto è il quarto capitolo della saga che vede come protagonista Max Rockatansky, interpretato questa volta da Tom Hardy. Sotto l’ormai esperta regia di George Miller la pellicola si è aggiudicata ben sei premi Oscar.

Parliamo brevemente della trama: in un terra desertica a causa di una guerra nucleare, Max viene catturato dai figli della guerra e usato come riserva vivente di sangue. I combattenti sono capitanati da Immortan Joe, signore della guerra, che raziona tirannicamente l’acqua tra i miseri abitanti di Fury Road e viene di conseguenza adorato come un dio.

Nel frattempo Furiosa (una delle comandanti dell’esercito di Joe) tradisce il suo padrone scappando insieme alle Cinque Mogli, ossia donne fertili e sane che sarebbero state costrette ad accoppiarsi ed avere figli dal signore della guerra. L’esercito di Joe si lancia all’inseguimento di Furiosa a bordo dei più bizzarri e letali autoveicoli; su uno di essi, viene imprigionato Max.

Mad Max: Fury Road è un afilm fantastico. Curato nei dettagli tecnici in maniera straordinaria: fotografia grandiosa di John Seale, un’enorme pienezza di suoni ed uno dei migliori lavori di montaggio di questo secolo. Il film (nonostante le perplessità iniziali di Miller) è stato girato parzialmente in multicamera e, a produzione finita, ha portato sul tavolo di Margaret Sixel oltre 480 ore di riprese da montare.

Nonostante la fatica direi che ne è valsa la pena.

4. Snowpiercer

Per il quarto consiglio ci spostiamo in Corea del Sud (guarda il caso!) ed in particolare andiamo a parlare del sesto film di Bong Joon-ho, Snowpiercer.

A causa di un esperimento volto a ridurre l’aumento delle temperature, la terra entra in una nuova era glaciale. Gli unici sopravvissuti vivono ormai da 17 anni su una tecnologicissima locomotiva che si muove intorno al globo all’infinito.

Il treno (ideato dall’irraggiungibile e venerato signor Wilford) è organizzato secondo rigide regole sociali: nell’ultimo vagone si trovano i nullatenenti, che si introdussero nel mezzo senza pagare e che vivono in una sorta di carrozza-baraccopoli, mentre in testa vi sono i passeggeri della prima classe, ricchi e privilegiati.

Questa situazione di precario equilibrio si rompe però quando Curtis, uno dei “proletari”, guida una rivoluzione aiutato dal tossico Namgoong Minsu, colui che progettò le porte di sicurezza che dividono i vagoni.

Di Snowpiercer ci sarebbe molto da dire e da analizzare, per questa volta limitiamoci all’essenziale: come avrete capito la pellicola ha un forte carattere politico che si nasconde (neanche troppo) dietro una facciata di cinema di genere; la metafora della rivoluzione del proletariato è evidente e non didascalica.

Le interpretazioni sono credibili ma su tutte spicca una grandiosa Tilda Swinton, il cui personaggio meschino e fastidioso è praticamente impossibile da dimenticare.

Ah, se poi amate i film “de botte” una manciata di sequenze saranno di vostro gradimento.

5. The Rover

Siamo arrivati all’ultimo consiglio e, nell’infinita circolarità del tempo, torniamo in Australia. David Michôd, 4 anni dopo il bellissimo e stra-consigliato Animal Kingdom, scrive e dirige The Rover.

Dopo le devastazioni dovute ad una imprecisata guerra, l’Australia è ormai desertica. Eric, che sembra ormai aver perso ogni ragione di vita, inizia un nuovo e pericoloso viaggia quando una gang di criminali gli ruba l’unica cosa che possedeva: l’automobile. Insieme a lui c’è Rey, membro della banda di criminali che è stato ferito ed abbandonato.

Seppur non sia innovativo o visionario dal punto di vista dell’ambientazione e dell’idea alla base (deve molto a The Road, precedentemente nominato, ed in generale alle ambientazioni alla McCarthy), The Rover ha dalla sua la potenza drammatica di un regista capace e di due attori straordinari, Guy Pearce e Robert Pattinson (sì, quello di Twilight).

Il finale (forse un po’ prevedibile) rivela il vero obbiettivo dell’affannoso recupero di Eric e (come per il bambino del film Hillcoat) restituisce umanità ad un mondo distante da ogni tipo sentimento umano.

Un mondo nel quale ci auguriamo di non ritrovarci mai.

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