Studente di Lettere presso l'università di Genova, si occupa della sezione Cinema del Prosperous Network. Appassionato (ovviamente) della settima arte, ma anche di musica e letteratura. Tra l'aria condizionata e il Papa, sceglie l'aria condizionata

Godfather of All Zombies

Il 16 luglio 2017 il mondo diceva dolorosamente addio a George A. Romero, per tutti “il padre degli zombie”.

Quello che sembra non tutti riconoscano però, è che il regista (sceneggiatore, montatore, direttore della fotografia e negli ultimi tempi fumettista) Newyorkese è stato uno dei più grandi artisti (cinematografici e non) del ventunesimo secolo.

In tutti i suoi lavori, da Night of the Living Dead fino a Survival of the Dead, Romero ha portato avanti una forte critica alla società capitalista moderna, in particolar modo quella americana, dimostrando come sia possibile inserire temi sociali importanti nel cinema di genere. Nonostante ciò sia riscontrabile tutt’oggi in alcune pellicole quali It Follows o Get Out, il genere horror sembra aver perso quella voglia di essere radicato nella realtà di cui era pervaso il cinema Romeriano.

Eppure usare il fantastico come metaforais so easy”, diceva George.

The Land of the Dead

Tra tutte le sue opere più ingiustamente sottovalutate c’è The Land of the Dead. Uscito nel 2005, la Terra dei Morti Viventi chiude magnificamente la prima quadrilogia zombie del regista. Dichiaratamente politico, esso è criticato ed odiato dal pubblico e da una parte della critica che lo accusa di essere un manifesto di un’ideologia, non supportato da una sceneggiatura e da una messa in scena adeguata. Altre lamentele sono arrivate poi per via della qualità della CGI (computer-generated imagery) e per un casting secondo alcuni inadeguato.

Trama

Il film è ambientato molti anni dopo la prima apocalisse di morti viventi che sconvolse l’intero pianeta. Alcuni sopravvissuti si sono organizzati in una città fortificata a Pittsburgh; i ricchi vivono all’interno del Fiddler’s Green, un grattacielo contenente i maggiori confort e lussi, mentre i meno abbienti vivono nella miseria, procacciando viveri per i potenti. La società sembrerebbe quasi di tipo feudale.

Un gruppo di esploratori guidati da Riley (Simon Baker) deve recuperare un pesante veicolo armato, il Dead Reckoning, che è stato rubato ed è diventato conseguentemente una minaccia per la città. In caso riuscisse nel restituire il mezzo a Paul Kaufman (un Dannis Hopper grandiosamente sopra le righe), Riley sarà libero di dirigersi verso il Canada in cerca di una solitudine che tanto desidera.

Nel frattempo, il morto vivente Big Daddy guida un esercito di zombie sempre più intelligenti ed evoluti verso la città.

La Coscienza di Zombie

Quando si affronta un film di Romero, bisogna essere coscienti che ci si trova sempre davanti ad un ragionamento (più o meno diretto) su temi politici o sociali. Le critiche politicizzate sono dunque inutili: l’autore ha sempre interpretato la realtà secondo il suo pensiero, attraverso il filtro di quegli occhialoni spessi e pesanti che ha portato durante la sua vita.

Per quanto riguarda regia e messa in scena non c’è da discutere: il Newyorkese sa gestire perfettamente i tempi e la scene, dosando la paura e lo splatter (molto forte) con intelligenza. Notevole pure che sia riuscito a far sembrare Asia Argento una buona attrice.

Vorrei soffermarmi infine su un aspetto centrale della pellicola, che segna la svolta rispetto alla trilogia precedente: come già detto, i morti viventi continuano (e forse completano) l’evoluzione iniziata in The Night, Dawn e The Day of the Dead. Se all’inizio della pellicola sembrano semplicemente emulare le azioni, i mestieri e le abitudini di quando erano in vita, con lo svolgersi della vicenda assumono un ruolo attivo in quanto classe sociale.

Per la prima volta gli zombie, guidati da un leader (di colore che fa il meccanico), sono coscienti della loro appartenenza ad una collettività omogenea ed attaccano “i padroni” (usando armi come mitragliatrici) per potersi ritagliare uno spazio in cui vivere. Esemplare da questo punto di vista è la scena in cui Big Daddy, vedendo un gruppo di morti viventi appesi ed usati per il tiro al bersaglio, reagisce addolorandosi per i propri simili.

Secondo Romero, la lotta degli zombie è legittima tanto quanto quella dei poveri. Per il regista la vera malvagità risiede nell’alta borghesia del grattacielo, corrotta, spietata ed ignorante. “Voi non ne avete il diritto, non avete nessun diritto” dice il personaggio di Hopper rivolgendosi all’ordata di morti in arrivo.

Il finale, questa volta stranamente pacificato, sembra lasciare una speranza agli zombie ed agli spettatori: Riley dice che “in fondo stanno cercando solo un posto in cui andare, come noi”.

Esattamente come noi.