Studente presso la facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze, scrittore per il Prosperous Network. Fra fumetti, calcio, libri di storia e palestra, la mia vera fissa, mi appassiono alla politica nostrana.

La recentissima elezione olandese insegna bene che i sondaggi possano fare cilecca, non che sia una novità, però bisogna sempre ricordarselo. L’opposizione definita “populista” del Partito Popolare per la Libertà è stata brillantemente arginata dai liberali del premier uscente Mark Rutte, ribaltando le stime che davano i primi in exploit. Di esempi come questo, recentemente, se ne possono trovare a bizzeffe, spesso tuttavia non ci ricordiamo che bisognerebbe dare sempre il giusto peso ai sondaggi, senza affidarcisi troppo.

Ciò che voglio sottolineare oggi è però, partendo da queste considerazioni, che non solo noi cittadini ci affidiamo ai sondaggi, ma anche che talvolta essi risultano essere strumenti utilissimi per i politici stessi, che trovano in questo il materiale per capire quale sia l’effettiva strada da prendere. Le stime ed i valori attesi di ogni parte politica diventano dunque il punto di partenza per sviluppare un cammino, o meglio un piano d’attacco per tutti i leader, dalla legge elettorale da adottare, le politiche da attuare, fino alle alleanze da ricercare.

In qualche modo questo articolo può rappresentare il terzo episodio di una “saga” iniziata col nostro articolo sul sondaggismo, proseguita con la guida alle leggi elettorali e che oggi trova la sua sintesi.

Uno sguardo alla situazione nazionale
La situazione odierna sul piano nazionale può essere riassunta grazie a questo resoconto di Termometro Politico che sfrutta la media ponderata fra i dati di 5 istituti di ricerca (Ixè, IPR, EMG, SWG, Index). Potete vedere qua sotto il grafico di nostro interesse, che potete integrare con l’incredibile mole di dati riportata dalla pagina di cui sopra; il quadro che emerge è particolare, possiamo infatti osservare un M5s stabile intorno al 28%, primo partito in assoluto, seguito dal PD a circa 2 punti percentuali di distanza. In seguito troviamo Lega e FI rispettivamente intorno al 13% e 12%, che staccano Fratelli d’Italia al 5. Poco sotto il neonato Movimento Democratico e Progressista, seguito dalla forza di centro (NCD+UDC) al 3.1%; chiude le fila Sinistra Italiana con un modesto 2.8. Le considerazioni che si possono fare sono tante, ma una su tutte, prima di cominciare: il dato dei MDP, al 4,3%, è da prendere con le pinze essendo un corpo politico nuovo. 

I nodi della legge elettorale e delle alleanze
Di fronte a tutto questo scenario i partiti devono interrogarsi su due quesiti: verso quali alleanze dirigersi (ammesso che si vogliano fare alleanze) e verso quale sistema elettorale. Un nodo risulta fondamentale, ovvero quello della legge elettorale. La retorica politica racconta una dinamica poco veritiera, ovvero, spesso i politicanti puntano forte su di un sistema elettorale dando come spiegazione la ricerca del bene del paese, la stabilità elettorale, la possibilità data ai cittadini di esprimersi il più liberamente possibile… la realtà è che i leader puntano al sistema che più di tutti massimizzi il risultato alle urne per il proprio partito/coalizione, nient’altro. Per coloro che sono del mestiere la cosa risulterà ovvia, non tanto invece per chi di tecnicismi politici mastica poco; un elemento che in questa dinamica influisce molto è dunque il sondaggio, che permette ai politici di capire i numeri con cui hanno a che fare ed in che modo dirigersi.

La destra: i numeri vincenti di un gruppo diviso
La destra italiana avrebbe più di tutti i numeri per provare a governare. Considerando una possibile coalizione FI+FdI+Lega, che alcuni sondaggisti riuniscono in una sola dizione, si arriverebbe ben oltre il 30%. Il punto è: può essere possibile una coalizione di questo genere? Probabilmente no, vista la storia recente, costellata di molte divisioni; oltre a questo un ulteriore clima di divisione, soprattutto fra Berlusconi e gli altri, è nato recentemente sul tema dell’Europa: il Cavaliere si è schierato in favore di una “non uscita” integrata da delle misure integrative da adottare che comunque cozzerebbero con la visione estremamente sovranista di Lega e Fratelli d’Italia. Per la destra così concepita però forse non è conveniente puntare a governare attraverso un sistema come questo Italicum, poiché anche ammesso che si trovi un punto d’unione, non si riuscirebbe mai a superare facilmente il 40% che permetterebbe di avere il premio di maggioranza.

     1.Berlusconi
Forza Italia rema dritto verso un sistema proporzionale, lo dichiara esplicitamente il leader del partito di cui abbiamo appena appurato le posizioni politiche, e si potrebbe decifrare questa direzione semplicemente osservando il dato (12.2%) che verrebbe poi fortemente ridimensionato nel caso in cui qualunque altra forza politica, mantenendo l’Italicum, riuscisse ad ottenere il premio di maggioranza. C’è da dire che ultimamente Berlusconi non abbia chiuso le porte a Renzi in modo netto, quindi forse FI potrebbe anche star pensando ad un Nazareno bis nel caso in cui il PD venisse ancora guidato dall’ex premier fiorentino, cosa che però chiaramente andrebbe fatta a seguito delle elezioni con proporzionale.

     2. Salvini e Meloni
Sostanzialmente queste due forze si sono sempre dimostrate molto vicine fra loro, e non è difficile immaginare che il segretario della Lega possa pensare di “inglobare FdI, alla cui presidenza vi è Giorgia Meloni. Le mosse che Salvini potrebbe compiere però sono anche altre. Dall’alto del suo 12.9% risulta essere una forza in grado anche di raggiungere, accoppiato al M5S, il fatidico 40% (sulla distanza ideologica tra i due partiti torneremo più avanti); optare poi per un cambio di rotta e unire tutta la destra permetterebbe invece, come s’è già detto, di sforare un buonissimo 30%, un gran bottino in caso di logica proporzionale. Forse è per questo che il segretario della Lega continua a dichiarare che non abbia importanza con quale legge si vada a votare, ma piuttosto che si vada a votare il prima possibile. Una frase sempre uguale a sé stessa volta sì a ricercare consenso e a “martellare” l’elettorato, ma in cui possiamo ritrovare anche questo significato: c’è sempre una strategia, seppur difficoltosa, da poter seguire per ottenere un grande risultato.

La sinistra in declino, la sinistra che rinasce
Tutt’oggi non possiamo pensare assolutamente ad una sinistra unita, sembrerebbe veramente una barzelletta dopo i fatti recenti. Forse però la riflessione da fare, visti i numeri, non è del tutto scontata. Facciamo riferimento chiaramente al PD, polo di csx che si aggira attorno al 26-27%, a Sinistra Italiana (2.8%) ed al nuovo Movimento Democratico e Progressista (4.3%).

     1. Partito Democratico
Il PD vive un vento di rinnovamento che culminerà con le primarie di fine aprile, i cui protagonisti sono Renzi e Orlando su tutti. È singolare constatare come a seguito del referendum il segretario uscente spingesse verso il Mattarellum (sistema misto a vocazione maggioritaria), il ministro invece dichiarasse che fosse giunto il tempo del proporzionale. Le due visioni, anziché distanziarsi ancor di più, si sono via-via avvicinate; Renzi grazie ai sondaggi si deve essere accorto che un ritorno alle urne non avrebbe ridato vigore al suo PD riformatore sconfitto dai “rottamati”, per questo pare che si vada verso un proporzionale con alte soglie di sbarramento, addirittura al 5% secondo le indiscrezioni, e già questo dice molto. Nonostante la quasi certa vittoria di Renzi alle primarie, non si può trascurare un possibile scenario nel caso in cui Orlando diventasse segretario: sarebbe sicuramente più accessibile un’alleanza con MDP e SI, e forse anche altri delusi di sinistra potrebbero tornare a confluire fra gli elettori del PD, per un progetto che però probabilmente dovrebbe escludere le forze troppo vicine alla destra come UDC o NCD. Renzi forse punterebbe invece a sfidare i grillini fino all’ultimo voto in un testa a testa al cardiopalma per poi provare a formare un governo con l’appoggio, a seguito delle elezioni, di tutte le forze esterne possibili, allontanandosi però quantomeno dai moderati e progressisti appena scissionatisi dal PD renziano. Insomma, per ora in ogni caso non si prevedono che larghe intese per poter governare, poiché nemmeno il cartello orlandiano a sinistra dovrebbe avere i numeri per ottenere una salda maggioranza.

     2. SI e MDP
Su queste forze politiche c’è ben poco da dire: vista la loro piccolezza sicuramente sarebbe funzionale un proporzionale puro, ma non quello con alte soglie di sbarramento al 5% proposto da Renzi. In quel caso l’unica certezza per entrare alla camera per i due partiti, visti i loro dati, sarebbe unirsi insieme oppure, per prepararsi ad una performance estremamente negativa e scongiurarla, sarebbe necessario salire sul carro del PD di Renzi, dovendo accettare a questo punto un partito che non guardi solo all’estrema ma anche al centro. Saranno queste soglie di sbarramento l’asso nella manica dell’ex premier fiorentino per riunire attorno a sé la sinistra?

Il Movimento 5 Stelle alla prova di forza
Il Movimento grillino, non si può negare, sta mostrando i muscoli, tuttavia non lo sta facendo abbastanza. Senza fantasticare su nuovi exploit rispetto alle previsioni ed attenendosi ai dati qui riportati, il movimento non potrebbe mai pensare di governare da solo, ma come anticipato i numeri potrebbero venirsi a creare qualora si pensasse ad un’alleanza con la Lega Nord, cosa che per molti aspetti ideologici non è affatto remota. M5s e Lega condividono infatti una forte anima antieuropeista e sovranista, cosa che sembra essere il fulcro centrale di entrambi i partiti; chiaramente si presenta il problema di dover far accettare all’elettorato l’alleanza, soprattutto quello grillino, visto che i 5 stelle si sono sempre posti contrari ad ogni tipo di accordo. Questa presa di posizione è in parte data dal rifiuto di adottare una linea che non sia semplicemente osteggiare l’establishment e rifiutare la “vecchia” politica, cosa che finora ha generato una propaganda che ha sempre fatto lievitare i consensi; questo si verrebbe un po’ a perdere nel momento in cui ci si schierasse con una forza esplicitamente di destra e che ha anche fatto parte della squadra di governo per anni. Fatto sta che le somiglianze fra i due partiti esistono eccome. Utopia? Realtà? Di altre mosse possibili, oltre a questa e all’isolazionismonon se ne vede l’ombra, ma certo è che anche per i grillini c’è stata un’inversione di tendenza nei confronti della legge elettorale da utilizzare. In un primo momento si spingeva molto su un proporzionale particolare, basato sulla regola d’Hondt (sorvoliamo per semplicità questo dettaglio) e soprattutto su piccole circoscrizioni, come si può vedere da questo dettagliato documento. Puntare su piccole circoscrizioni significa avere chiaro di poter ottenere una larga fetta di elettorato e, al tempo stesso, voler “schiacciare” le minoranze ingaggiando una lotta testa a testa col PD. Perché dico questo? Beh, solamente perché più le circoscrizioni sono piccole e più, nonostante la logica proporzionale, vengono premiate le forze di maggioranza (non sto ad approfondire oltre una meccanica già così abbastanza complicata). Ora però invece si è aperto esplicitamente all’Italicum rimaneggiato, che mantiene il premio di maggioranza al 40%, cosa che ci fa pensare che i grillini siano fiduciosi di arrivarci da soli, oppure che abbiano un piano B. Ogni riferimento alla Lega è puramente non casuale!

Le forze di centro e centrodestra moderato inginocchiate dal tripolarismo
Le forze di centro, che nel 2013 si presentavano sotto l’egida di Mario Monti, si sono progressivamente sfaldate nel corso di questa legislatura, andando in parte a confluire a destra ed in parte a sinistra. Di fatto rimangono vive e vegete solo UDC e NCD, forze moderate che sono state utili anche per sostenere il governo Renzi. Se il quadro restasse questo ci sarebbe poco da dire: il proporzionale sarebbe la via preferita. Bisogna ricordare però che il centrodestra moderato si sta avviando ad una rimodulazione capeggiata da Alfano, il quale vorrebbe proporre un nuovo corpo politico liberale volto a dare uno scossone, ed anzi non è da escludere alla luce di questo che qualcosa di ancora più a destra possa rivedere i propri piani al ribasso.

Conclusioni
L’analisi delle stime elettorali riesce sempre a dare buone spiegazioni sul perché di certe mosse politiche, lontano dalla retorica e dal sentimento, analizzando un aspetto puramente tattico che talvolta viene trascurato. Perché i politici, come dice qualcuno, sono sempre in campagna elettorale, ogni mossa è volta a porre un mattoncino utile per le elezioni successive. Certo, non si può sempre prevedere cosa farà un politico solo basandosi sull’andamento dei sondaggi, ma spesso ciò aiuta a sviluppare un’analisi più pragmatica delle mosse politiche. Staremo poi a vedere quanto ci avremo azzeccato!

 

Stefano Ciapini

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