Studente di Relazioni Internazionali all’Alma Mater Studiorum di Bologna, fondatore e scrittore per il Prosperous Network, nel tempo libero divoro libri e serie TV.

​Cosa hanno in comune paesi come l’Olanda, l’Uruguay, il Bangladesh e gli stati di Washington e Colorado?
Questi paesi hanno legalizzato il commercio e l’uso di una o più droghe leggere. A questi paesi potremmo aggiungere altri due stati come Iran e Corea Del Nord: il primo ha infatti legalizzato la coltivazione, la vendita ed il consumo di cannabis, che però deve essere solo di tipo alimentare; per quello che concerne la Corea del Nord invece non si hanno notizie certe, ma molti studiosi credono che nel paese più segreto del mondo, il commercio di marijuana sia legale. A sostegno di questa ipotesi sono presenti numerose foto scattate dai satelliti raffiguranti grandi piantagioni della più comune tra le sostanze stupefacenti.

Anche la Svizzera ha iniziato un progetto pilota su impronta spagnola.

Coltivazione di prova in Svizzera

In molti altri paesi, il possesso di tale sostanza è depenalizzato. Il che non la rende tuttavia legale, contrariamente al credo popolare.

 

In un report l’Agenzia Regionale di Sanità della Toscana tratta, in maniera accessibile a tutti, le principali differenze tra Legalizzazione, Depenalizzazione e Liberalizzazione.

In poche parole, citando il suddetto report, la legalizzazione non è altro che “l’emanazione di leggi per regolare la coltivazione, la produzione, il commercio, la vendita e il consumo di una o più droghe, come avviene, ad esempio, per altre sostanze psicoattive come l’alcol e il tabacco”. Il mercato di tale sostanza, regolato da adeguate norme, è da considerarsi legittimo.

La depenalizzazione è invece una rimozione delle sanzioni penali previste per i consumatori. Lo spaccio rimane in ogni caso un reato, mentre non si hanno sanzioni per i consumatori se non di tipo amministrativo.

La liberalizzazione è l’abolizione completa di qualsiasi legge volta a regolare la coltivazione, la raffinazione, la vendita ed il consumo di tale sostanza. Si tratta quindi della posizione più estremista ed antiproibizionista.

Quali sono i principali effetti delle politiche di legalizzazione delle droghe leggere?

Il numero limitato di tali nazioni non permette uno studio approfondito ed è perciò obbligato un cammino fatto di supposizioni e teorie.

Una delle poche certezze riscontrate soprattutto grazie alla testimonianza del caso olandese è l’immediato aumento di consumo di cannabis e hashish. I nuovi acquirenti appartengono principalmente ad una fascia di età molto giovane, compresa tra i 18-27 anni. Tale aumento è però sparito negli anni seguenti l’introduzione della politica di tolleranza. Il risparmio di tempo e denaro connesso a tale tolleranza ha così consentito di concentrarsi sulla lotta al narcotraffico ed alle droghe pesanti. Il numero di decessi collegato all’uso di droghe in Olanda è attualmente il più basso in Europa

Secondo MacCoun, esimio professore, analista e psicologo oltre che esperto delle politiche di legalizzazione delle droghe, il consumo di Cannabis in Italia aumenterebbe di un eventuale 35% nel primo mese dopo un’ipotetica legalizzazione. Tale aumento sarebbe però poi destinato a scomparire e, secondo molti esperti, una legalizzazione porterebbe ad una netta diminuzione di consumo nel lungo periodo, come avvenuto in Colorado e in Olanda.

Ma la legalizzazione avrebbe ulteriori effetti:

-una netta diminuzione della popolazione carceraria ed un risparmio sulle spese giudiziarie;

-una diminuzione di consumo di alcol nella fasce più giovani di età, limitando il fenomeno dei binge drinkers (fenomeno che colpisce soprattutto gli adolescenti di sesso maschile e che spesso provoca incidenti o piccoli reati);

-un indebolimento del mercato illegale di droghe ed una diminuzione dei rischi ad esse dovuti.
Non è poi da sottovalutare la nascita del così detto “turismo della cannabis”: l’avvento dei coffee-shop ha attratto nel corso degli anni un numero sempre più crescente di turisti nei Paesi Bassi. Sempre più ragazzi partono infatti alla volta di Amsterdam, che è divenuta nel tempo una delle capitali più visitate al mondo. Nell’ultimo anno si stimano circa 7 milioni di turisti, i quali sono destinati ad aumentare fino a raggiungere i 13 milioni entro il 2025.

The Bulldog è stato uno dei primi coffeshop ad aprire ad Amsterdam.

Nel 2008 Amsterdam era meta turistica di solo 4 milioni di persone l’anno. All’epoca, l’Olanda guadagnava ben 400 milioni di euro grazie alla vendita di marijuana nei coffee-shop. Attualmente il numero di visitatori è quasi raddoppiato ed è quindi d’obbligo aspettarsi una cifra nettamente più alta per gli introiti dovuti al mercato della cannabis. Cifra che supera il mezzo miliardo di euro l’anno.

Così Amsterdam è diventata una delle capitali più “in” d’Europa.

Se una politica del genere ha avuto effetti pantagruelici in una nazione come l’Olanda, siamo tenuti, costretti ad immaginare quanto potrebbe giovare ad un paese come l’Italia; paese che ospita alcune tra le città più visitate al mondo, nazione che per la sua cultura, per la sua storia, per le sue arti è patrimonio dell’umanità.

Roma e Milano, sebbene siano leggermente meno visitate di Amsterdam, contano ciascuna quasi 7 milioni di turisti l’anno. Città come Firenze, Venezia, Torino, Pisa, Napoli rimangono tra le più visitate d’Europa.

Non è forse lecito aspettarsi che le nuove orde di giovani, provenienti da tutto il mondo per divertirsi in una futura Italia attuante una politica di legalizzazione, si innamorino di un paese con così tanto da dare? Paese di moda, di cucina, di belle arti, paese che dispone di montagne a pochi passi dal mare, di isole sperdute, di città medioevali o di città dell’epoca classica.

Secondo la Global Commission On Drugs, il più importante organo a livello mondiale in materia di droga, è giunta l’ora di un cambiamento nelle politiche nazionali della lotta alla droga. In un report del 2011 dal nome “War on drugs” la commissione usò tali parole per definire il fallimento delle politiche proibizionistiche condotte fino ad allora:

“La guerra globale alla droga è fallita, con conseguenze devastanti per gli individui e le società di tutto il mondo. Cinquanta anni dopo la Convenzione Unica delle Nazioni Unite sugli Stupefacenti, e a 40 anni da quando il presidente Nixon lanciò la guerra alle droghe del governo americano, sono urgenti e necessarie riforme fondamentali nelle politiche di controllo delle droghe nazionali e mondiali. Le immense risorse dirette alla criminalizzazione e alle misure repressive su produttori, trafficanti e consumatori di droghe illegali hanno chiaramente fallito nella riduzione dell’offerta e del consumo. Le apparenti vittorie dell’eliminazione di una fonte o di una organizzazione vengono negate, quasi istantaneamente, con l’emergere di altre fonti e trafficanti. Invece di investire in strategie più convenienti e basate sull’evidenza per la riduzione della domanda e dei danni le spese pubbliche vanno nelle inutili strategie della riduzione dell’offerta e della incarcerazione.”

La Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo stima che in Italia circolino almeno 1,5 tonnellate di cannabis all’anno; sarebbero 3 milioni i consumatori stabili. È un dato riconosciuto che le mafie hanno saldamente in mano il monopolio del traffico e che i taleban afghani sono i principali produttori al mondo. «Equivale a dire che la produzione di cannabis è una delle fonti di finanziamento del terrorismo».

La stessa Direzione è stata consultata per la formulazione di un disegno di legge depositato alla camera il 16 Luglio 2016. Il testo, consultabile qua, è stato firmato da 218 parlamentari di più gruppi.

Depositata da oltre un anno e mezzo in Parlamento, è in discussione in commissione.

La regolamentazione dell’uso della cannabis può essere una grande opportunità per il Bel Paese, ciò che serve è un impegno politico concreto da parte della classe dirigente.
articolo di Simone Cosci e Matteo Manera 

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